Letture. Storia antica

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LIBRI IN CLASSE

Homo sum. Essere “umani” nel mondo antico di Maurizio Bettini
La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica di Mario Lentano
Chi comanda nella città. I Greci e il potere di Mario Vegetti
Con gli occhi dei greci. Saggezza antica per tempi moderni di Mauro Bonazzi
A che servono i Greci e i Romani? di Maurizio Bettini
Il compagno dell’anima. I Greci e il sogno di Giulio Guidorizzi
Vita segreta degli antichi romani. Vizi privati, misteri occulti e costumi discutibili dei conquistatori del mondo di Enrico Benelli
Babilonia e le sue storie di Federico Giusfredi
Gli imperatori romani di Michael Grant
Pompei. Guida per un giorno di Fabrizio Pesando

Homo sum. Essere “umani” nel mondo antico

Autore: Maurizio Bettini
Editore: Einaudi, 2019
Pagine: 144

Immergersi in Homo sum, l’ultima fatica di Maurizio Bettini, è un’esperienza potente e insieme dolorosa. In apertura, infatti, l’autore ci costringe al naufragio: attraverso Virgilio, riviviamo le tristi vicende di Enea e dei troiani scampati alla distruzione della propria città e ora dispersi sulle coste di Cartagine. Questo naufragio, però, nello sguardo del classicista, assume un significato ulteriore: allude alla crisi della nostra cultura – figlia di quell’inizio romano – che oggi sembra aver dimenticato il concetto di humanitas. Nelle prime pagine del saggio, Bettini rilegge quindi le vicende di Enea in parallelo ai drammatici eventi del Mediterraneo contemporaneo, anch’esso continuamente attraversato da naufraghi in fuga; laddove però Enea incontrava la benevolenza e l’apertura di Didone, pronta ad accogliere lui e i troiani, oggi chi fugge fame, distruzione e guerre incontra un’Europa sempre più chiusa e sospettosa. Di fronte a tali eventi, scrive Bettini, l’Eneide ha perso «ogni innocenza letteraria». 

Ma soprattutto le «lacrime delle cose» di cui parla Virgilio non sembrano più in grado di “commuoverci”. Lo splendido verso del poeta latino (Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt) ha una duplice valenza: da un lato, Virgilio sembra dire che le «cose» (i fatti, gli eventi del naufragio troiano) sanno suscitare le lacrime in chi ascolta (o legge); dall’altro, sono le cose stesse a essere bagnate dalle lacrime (le lacrime di chi ha sofferto il naufragio). Oggi, i nuovi naufragi continuano a essere drammaticamente bagnati di lacrime; ma sembrano suscitarne sempre meno. La contemporaneità si è fatta arida o, come direbbe Virgilio, «tanto barbara»? Il senso dell’umanità degli antichi era forse più profondo del nostro?

Sono queste le domande che aprono il libro di Maurizio Bettini. E da questa premessa l’autore ci guida in una riflessione su ciò che noi definiamo “diritti umani”, in particolare ponendo a confronto la Dichiarazione dei diritti umani del 1948 con alcuni classici della cultura antica: il già citato Virgilio ma - tra gli altri - Cicerone, Seneca, Terenzio e la cultura cristiana.

Questo esordio giustifica da solo la lettura dell’agile saggio, scritto con la consueta eleganza e brillantezza e pieno di spunti di riflessioni. Vorrei però evidenziare tre punti che mi spingono a ritenere Homo sum un libro importante e utile per ogni insegnante, un’ottima proposta per gli studenti, un’intelligente occasione per una lettura “di classe”.

Spunti didattici

1. L’approccio metodologico con cui l’autore imposta il confronto tra la cultura antica e la concezione moderna dei diritti umani – un approccio che non suonerà nuovo a chi conosce il corso di storia pubblicato da Maurizio Bettini con la nostra casa editrice, Lontani Vicini.
L’autore propone tre vie: nella prima cerca di sottolineare le continuità tra la cultura antica e i valori della Dichiarazione del 1948; nella seconda, invece, sottolinea le differenze tra il passato e l’oggi (che sono molte e profonde, a evidenziare i rischi di ogni superficiale attualizzazione); nella terza – la più complessa – ci spinge a individuare le forme culturali attraverso cui gli antichi si ponevano problemi simili a quelli che noi oggi ci poniamo quando parliamo di “diritti umani”. È un approccio in cui filologia e antropologia si fondono, offrendoci una visione profonda e affascinante della cultura e del modo di vivere del mondo antico.
Quest’ultima via è certamente la più feconda e interessante e vorrei dimostrarlo attraverso un esempio: nelle sue riflessioni Bettini evidenzia come per gli antichi non esistesse qualcosa come i “diritti dell’uomo”; quando si ponevano i problemi che oggi leghiamo ai diritti universali, greci e romani parlavano piuttosto di “obbligazioni” ovvero di “doveri degli uomini”. Nella cultura antica non esistevano in senso stretto diritti del singolo individuo, quanto piuttosto doveri che gli uomini avevano nei confronti di altri uomini che si trovavano in situazione di difficoltà.

2. L’analisi che Bettini propone del verso di Terenzio che dà il titolo al libro: Homo sum, humani nihil a me alienum puto (Sono un uomo, niente di umano ritengo mi sia estraneo). Secondo l’autore, il verso tratto dal Punitore di se stesso può essere considerato una sorta di «elogio dell’indiscrezione»: proprio perché siamo uniti da una comune umanità, proprio perché in quanto umani dobbiamo occuparci di tutto ciò che è umano, è giusto «eccedere nella comunicazione»; è giusto e doveroso interessarsi perché è dalla conoscenza che inizia il percorso del prendersi cura dell’altro.

3. La riflessione che il saggio propone sul concetto di humanitas, che richiama all’importanza del ruolo di ogni educatore. Il termine latino humanitas, infatti, mostra Bettini, contiene in sé due termini greci: philanthropia (letteralmente “l’avere caro chi appartiene allo stesso gruppo sociale” e, in senso ampio, l’essere disponibili e aperti nei confronti degli altri uomini) e paidéia (l’educazione, ricordandoci che per i greci essa significava letteralmente “fare il ragazzo”).
Per i romani quindi l’educazione, l’istruzione e la cultura sono componenti fondamentali dell’humanitas: solo l’istruzione e la cultura possono insegnare a riconoscere il valore della dignità umana, solo l’educazione e la cultura possono formare il buon cittadino. E questo perché, direbbero i romani, vivere in una communitas non significa semplicemente avere qualcosa “in comune”, ma piuttosto l’avere munia, avere degli “obblighi” nei confronti degli altri; le già citate obbligazioni, i “doveri inderogabili” che per gli antichi costituivano il contraltare degli odierni diritti umani.

Come diceva Seneca: «Questo dobbiamo pensare: siamo nati nel vincolo di obblighi reciproci (in commune). La nostra società è come un arco fatto di pietre, che sta su perché esse si sostengono l’una con l’altra, altrimenti crollerebbe».

A cura di Giacomo Ambrosi

La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica

Autore: Mario Lentano
Editore: Liberilibri 2017 (seconda ristampa)
Pagine: 176

Per le tematiche che affronta e le riflessioni che sviluppa, il libro di Mario Lentano, si fa apprezzare, oltre che per la sua vivacità intellettuale, per la grandissima attualità. Può il potere politico, per quanto accanito e organizzato, reprimere e manipolare la memoria individuale e collettiva? L’oblio imposto per legge potrà mai avere la meglio nel corso della storia dell’uomo? Possono i libri, consapevoli custodi del passato, essere cancellati e negati definitivamente? Queste ed altre domande, con le quali non smettiamo mai d’interrogarci e confrontarci, sono il filo conduttore dell’opera. L’autore, apprezzato classicista, ricostruisce, partendo dalle origini della letteratura latina, il complesso intreccio tra il potere politico egemone e una cultura ad esso subalterna, focalizzando l’attenzione su due roghi di libri: quello avvenuto in età repubblicana, denominato “dei falsari del Gianicolo” e raccontato da Tito Livio nella Storia di Roma, e quello di età imperiale, decretato da Domiziano e narrato da Tacito nella Vita Agricola. Il primo, ambientato nella prima metà del II secolo a. C., secondo l’interpretazione di Lentano, va compreso nel contesto del diffondersi della cultura filosofica greca che provocò una preoccupata avversione dell’élite conservatrice romana contro un sapere progressista e spregiudicato, in grado di infrangere e relativizzare i modelli e i valori culturali consolidati della società del tempo. Il secondo, che fa da preludio al libro, narra del delirio di potere dell’imperatore Domiziano (ultima parte del I sec. d C.) che represse il dissenso ideologico ordinando di dare alle fiamme nel «Comizio e nel Foro» i libri di Aruleno Rustico e Erennio Senecione, rei d’aver elogiato i filosofi stoici Trasea Peto e Elvidio Prisco. La paura del libero pensiero genera i mostri del proibizionismo e della censura distruttiva. Controllare l’educazione e la formazione “scolastica” (episodio della scuola dei Retori latini del I sec. a.C.) diventa quindi decisivo: nel nome dei costumi degli antenati e dell’ordine costituito, si mette a tacere il diffondersi di più aperti e democratici saperi. Ma – come ricorda lo stesso Tacito – è pura illusione dei regimi credere che «insieme con la voce avremmo perso il ricordo stesso». Alla fine prevarrà, nella speranza dell’autore e di tutti noi, la critica consapevolezza che il potere autoritario può imporre per editto il fisico silenzio ma mai rimuovere la vitale memoria dell’anima.

A cura di Lino Valentini

Chi comanda nella città. I Greci e il potere

Autore: Mario Vegetti
Editore: Carocci, 2017
Pagine: 128

Mario Vegetti con il suo ultimo libro, ci guida in quello «straordinario laboratorio di pensiero politico» che fu l'Atene nel secolo tra il 430-330 a.C. Al centro della lucida riflessione c’è il tema, ancora oggi vivo, della genesi del potere e della sua legittimazione o giustificazione, che nel mondo greco classico, andato in crisi il fondamento mitico-religioso, si fece sempre più impellente. Vegetti, stimato studioso di filosofia antica, analizza i cinque principi-chiave - maggioranza (plethos), legge (nomos), forza (kratos), virtù (areté) e sapere (episteme) - alla base della costruzione e del riconoscimento delle forme di governo, dedicando loro un singolo capitolo. La bravura dell’autore sta nel riattivare nel lettore moderno quell’energia teoretica che ha animato il pensiero greco, bisognoso d’andare alla radice delle problematiche del vivere e del bene comune, di argomentare razionalmente vantaggi e svantaggi, difetti e pregi delle forme di potere e mai limitato ad una supina accettazione del principio d’autorità divina. Anche nozioni note come il discorso sul logos tripolitikòs (monarchia, oligarchia e democrazia) non vanno studiate e apprese come semplici schemi manualistici, ma vanno lette e comprese all’interno di un complesso e concreto processo dialettico fatto di conflitti, mediazioni e superamenti avvenuti nella storia costituzionale greca. La stessa riflessione sulla democrazia o meglio isonomia (uguaglianza di fronte alla legge) ci costringe a ripensare criticamente i rapporti tra i leader e il popolo, tra governo del demos o per il demos, tra l’esercizio del potere della maggioranza, l’antropologia e il ruolo delle minoranze. Temi che sono ben lungi d’aver trovato una definitiva risposta nell’attuale dibattito politico. Non a caso la riflessione non si chiude nel mondo antico ateniese, ma si apre al confronto con pensatori novecenteschi, quali il sociologo Max Weber e il filosofo Alexandre Kojève per far risaltare, in special modo, come ancora oggi, non sia possibile ignorare la ricchezza e vitalità di quel pensiero.

A cura di Lino Valentini

Con gli occhi dei greci. Saggezza antica per tempi moderni

Autore: Mauro Bonazzi
Editore: Carocci, 2016
Pagine: 136

Ritornare a riflettere sull’essenziale con lo sguardo di un antico greco, ecco l’antidoto alla dispersiva caoticità dei nostri tempi che propone l’ultimo libro di Mauro Bonazzi. Il libro, raccoglie, modificati, una serie di articoli e saggi che l’autore ha pubblicato per quotidiani e riviste di divulgazione nazionale e si propone di cogliere l’attualità di domande vitali, che non smettono mai di stupirci e interrogarci, poste oltre due millenni fa dai pensatori greci. Come ben evidenzia Bonazzi, docente di Storia della filosofia antica presso l'Università degli Studi di Milano, quello che conta non sono le risposte date alle problematiche esistenziali, ma le domande stesse su temi quali la vita e la morte, la guerra e la pace, l’illusione e la verità, ad accendere la nostra voglia di conoscenza del mondo. Il saggio ci accompagna piacevolmente tra le vicende degli eroi omerici e i fantasmi dei personaggi tragici, tra «i cattivi maestri della sofistica» e la nostalgia d’assoluto dell’eros platonico, con la costante intenzione di manifestare lo sguardo complesso dei greci sulle cose, occhi che colgono intrecci, relazioni, contraddizioni, processi e mai elementi parziali e isolati. «Esistono tante Grecie», sottolinea l’autore, quella dell’epos e quella del logos, quella della forza e quella del dialogo, e questa varietà è oggi una ricchezza da valorizzare e riattualizzare contro il pensiero unico. Guardare con gli occhi dei greci il presente è soprattutto questo, non un’ammuffita clausura filologica, ma una rigenerante capacità di vedere oltre le apparenze, cogliere le costanti che segnano il destino degli uomini e comprendere la molteplicità dei punti di vista. Un’eredità, in un attuale mondo europeo alla ricerca di radici e identità, che non è possibile, a cuor leggero, né trascurare né ignorare.

A cura di Lino Valentini

A che servono i Greci e i Romani?

Autore: Maurizio Bettini
Editore: Einaudi, 2017
Pagine: 147

L’autentica cultura classica non serve a niente e a nessuno, perché è libera e non al servizio delle logiche dell’utilitarismo e del potere; con queste parole si potrebbe, forse, troppo sinteticamente, riassumere la tesi di fondo di Maurizio Bettini, scrittore e antropologo del mondo antico, espressa nel suo ultimo libro A che servono i Greci e i Romani?
Leggere e studiare i classici ci insegna ed educa a valutare la vita nella sua dignità e qualità e non a ridurla al metro dei costi e dei benefici catalogandola secondo rigide scale d’interessi. La frequentazione dei classici ci rende liberi, mentalmente elastici, dotati di spirito critico e non docili strumenti manipolati dall’ideologia dominante. Capacità espressive, forza argomentativa, prontezza creativa crescono e proliferano fecondamente a contatto con gli studi umanistici del mondo antico. La forza d’immaginare una realtà possibile, anziché adeguarsi e accettare le convenzioni vigenti, trova le sue radici nella rilettura di Omero e di Virgilio e si alimenta e cresce in Dante, Petrarca, Leopardi fino ad arrivare a noi. In un mondo governato, anche linguisticamente, dal tecnicismo di matrice economica, dove tutto è un prodotto mercificato e spendibile, in primis la stessa cultura, la formazione classica ci aprono verso gli orizzonti interpretativi della complessità e dell’autoconsapevolezza. Questo non vuole - sottolinea l’autore - incentivare anacronistiche evasioni nel passato arcadico o nello sterile purismo linguistico, ma intende rafforzare le nostre chiavi di lettura del presente e disporci alla problematicità di fronte alle insidie dei persuasivi modelli rappresentativi mass-mediatici. Il mondo classico non è un’astratta categoria filosofica, ma l’arte di resistere alle mode e alla “servitù” del contingente, e risponde ai più profondi bisogni d’eternità dell’uomo. Parafrasando il pensatore francese A. Tocqueville, la cultura greca e romana, sono pericolose perché vincono l’inerzia e l’appiattimento delle società democratiche, insegnandoci a pensare autonomamente, correggendo così il nostro difettoso e accomodante conformismo.

A cura di Lino Valentini

Il compagno dell’anima. I Greci e il sogno

Autore: Giulio Guidorizzi
Editore: Raffaello Cortina, 2013
Pagine: 254

Ricchissimo di analisi e riferimenti suggestivi è l’ultimo lavoro di Giulio Guidorizzi, Il compagno dell’anima. I greci e il sogno. L’autore, grecista e filologo dell’Università di Torino, coinvolge il lettore nello studio della raffinata cultura del sogno caratterizzante i greci, già possessori di una nutrita varietà lessicale per esprimere il mondo onirico. Il sogno (òner) per un greco non è semplicemente mera finzione o inconsistente apparenza, ma forma di conoscenza irrazionale e profetica, capace di svelare le profonde verità dell’esistenza, sfuggenti al logos razionale. La preziosa analisi filologica e filosofica di Guidorizzi rivela le complesse relazioni del sogno con la morte, l’ombra, la divinazione, la sapienza popolare, la malattia corporale, ma soprattutto con l’anima (psyché). Con Socrate e Platone l’anima diventa il centro morale e intellettuale dell’uomo, e il sogno, tutt’altro che emarginato, diviene il luogo dell’incontro tra io e l’altro, il diurno e il notturno, l’effimero e l’eterno. Una specie di «mimo silenzioso » capace di generare e rappresentare, con i suoi enigmatici segni, il volto nascosto di noi stessi e «delle cose che saranno».

A cura di Lino Valentini

Vita segreta degli antichi romani. Vizi privati, misteri occulti e costumi discutibili dei conquistatori del mondo

Autore: Enrico Benelli
Editore: Newton Compton Editori, 2013
Pagine: 480

Chi erano davvero i romani? Come superare la rappresentazione ambivalente che sta imperando nell’attuale risveglio d’interesse per la storia di Roma? Enrico Benelli, archeologo e studioso di etruscologia risponde, in maniera problematica, a queste domande. L’autore dichiara di avere raccolto storie in modo selettivo per trattare approfonditamente «pochi argomenti» e si concentra, di fatto, su un periodo ristretto della storia romana (dal 146 a.C. al 235 d.C.). Analizzando solo le fonti primarie, svela i costumi privati e pubblici dei romani. Ne escono racconti intriganti, in ogni caso inconsueti rispetto alla pubblicistica divulgativa di successo, che hanno, come minimo comune denominatore, la considerazione dominante che «nel bene e nel male, Roma è ancora con noi».

A cura di Lino Valentini

Babilonia e le sue storie

Autore: Federico Giusfredi
Editore: Bruno Mondadori, 2012
Pagine: 192

Federico Giusfredi ci guida in un affascinante viaggio, lungo migliaia di anni, alla scoperta di una Babilonia dai volti compositi e intriganti. Gli itinerari temporali, dalla sua fondazione fino alla morte di Alessandro Magno, s’intrecciano s’intrecciano proficuamente con percorsi politici, urbanistici, artistici, culturali e religiosi. L’autore, orientalista e filologo formatosi all’Università di Pavia, sottolinea che «sapere che le nostre città non sono sorte in Europa» e che «la medicina e la matematica non sono state affatto inventate dai Greci» ci spinge a ripensare il nostro dialogo con il passato in maniera meno chiusa e manualistica. Non solo le risapute storie del codice di Hammurapi e della Torre di Babele, ma le sconosciute e altrettanto significative vicende di Nabonedo, ultimo re della Babilonia “libera”, e di Murshili I, re degli ittiti, accompagnano il lettore in piacevoli ore lettura. Il libro, scritto con stile accattivante e finalità divulgative, è corredato da una cronologia convenzionale della Mesopotamia preclassica e da risorse cartografiche e fotografiche di sicuro valore didattico.

A cura di Lino Valentini

Gli imperatori romani

Autore: Michael Grant
Editore: Newton Compton Editori, 2012
Pagine: 480

Con un saggio agile e sintetico, Michael Grant, stimato storico britannico del periodo classico, ci racconta le biografie di novantadue imperatori suddivise per dinastie d’appartenenza a partire da Augusto, primo princeps, fino all’ultimo, Romolo Augusto, deposto nel 476 d.C. Secondo l’autore, conoscere e comprendere il carattere e la mentalità di quegli uomini che governarono per secoli uno dei più grandi imperi multirazziali di tutti i tempi significa gettare luce sulla nostra stessa vita di cittadini del Terzo millennio. Ben lungi dal voler narrare una storia “monumentale” o dal voler incentivare un surrogato del culto delle personalità, Grant, con un’accurata selezione delle fonti, ricostruisce gli orientamenti politici, sociali e culturali degli imperatori calandoli nell’ambiente e nelle problematiche storiche del tempo. L’attenzione a integrare le testimonianze scritte con i documenti numismatici, le antiche iscrizioni e le opere d’arte fa del libro un proficuo strumento pedagogico per il lavoro del docente e per le ricerche scolastiche.

A cura di Lino Valentini

Pompei. Guida per un giorno

Autore: Fabrizio Pesando
Editore: Itinerari Archologici 2.0, 2013

Terminiamo con un ebook: Pompei. Guida per un giorno permette agli insegnanti di preparare una serie di lezioni multimediali sul sito archeologico della città della Campania antica. Le informazioni sulle scoperte e sugli scavi, la chiarezza degli itinerari consigliati, le descrizioni sintetiche degli edifici, dei monumenti, delle pitture e dei mosaici, la presenza di mappe e materiale iconografico fanno del testo un efficace strumento di lavoro capace di preparare ed esercitare gli studenti nello studio interdisciplinare. Per saperne più, è possibile integrare il libro digitale con le risorse messa a disposizione dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei (www.pompeiisites.org).

A cura di Lino Valentini

 

Giacomo Ambrosi è uno degli editor progettisti di Pearson e lavora nella redazione umanistica della Scuola secondaria di Secondo grado. Laureato in filosofia teoretica, si occupa di storia antica e storia dell’arte, è appassionato di nuove tecnologie.

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.