Letture. L’Italia e la Costituzione

Parlamento

LIBRI IN CLASSE

La Repubblica inquieta. L’Italia della Costituzione. 1946-1948 di Giovanni De Luna
Costituzione italiana: i Principi fondamentali a cura di Pietro Costa e Mariuccia Salvati
In democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso! di Emilio Gentile
L’arte del non governo. L’inesorabile declino della Repubblica italiana di Piero Craveri
Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi di Guido Crainz
La Repubblica del dolore. Le memorie di un’Italia divisa di Giovanni De Luna
Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni di Alberto De Bernardi

La Repubblica inquieta. L’Italia della Costituzione. 1946-1948

Autore: Giovanni De Luna
Editore: Feltrinelli, 2017
Pagine: 301

È lecito interpretare con le contrastanti categorie di rottura/continuità la genesi della nostra Repubblica nel secondo dopoguerra? In che senso si può parlare di quegli anni come di un’occasione mancata per un reale rinnovamento del Paese? Hanno veramente prevalso le logiche degli apparati burocratici contigui con il passato sulle spinte innovative delle forze della Resistenza? Giovanni Luna ci guida e orienta all’interno di queste complesse e ancora vive problematiche. Per raccontare questo passaggio cruciale e difficile della nostra storia. l’autore, importante storico di fama, si sofferma ampiamente sui protagonisti, dalla figura di De Gasperi capace d’incarnare sicuramente solidi valori democratici, ma anche condizionato da vecchi stereotipi della retorica del Ventennio, al ruolo di Pio XII e della chiesa, fondamentale punto di riferimento morale e spirituale nel clima di inquietudini e dissoluzione del triennio ‘43-‘46.
Sullo sfondo permane, come filo conduttore della narrazione, il tema del fallimento del progetto di nazionalizzare gli italiani, perseguito dal regime fascista attraverso una cittadinanza inculcata dall’alto, mediante un indottrinamento propagandistico capace di produrre solamente una superficiale e opportunistica disposizione statalista, priva di reale e consapevole senso di appartenenza alla comunità nazionale. Ne esce così il quadro di un’Italia disunita e disarticolata, “oggettivamente” e “soggettivamente” che l’autore - mediante l’uso di fonti testimoniali, lettere, diari fino all’uso del cinema neorealista - riesce a ricostruire a tinte vivaci facendo emergere una storia di “lunga durata” costituita da un’Italia povera, rurale, immobile, caratterizzata da una diffusa arretratezza non solo al Sud, come l’alluvione nel Polesine mostrò al mondo intero. Nel momento delle grandi scelte repubblicane, il processo d’unificazione - fare gli italiani - risultò essere - sostiene De Luna - quanto mai travagliato e contradditorio, non privo di spinte centrifughe e di profonde lacerazioni che segnarono e lasciarono ferite aperte per i successivi decenni nella storia del nostro Paese.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Costituzione italiana: i Principi fondamentali

Curatori: Pietro Costa e Mariuccia Salvati
Editore: Carocci, 2017
Pagine: 1948

Dodici volumetti per dodici articoli. È il progetto editoriale realizzato da Carocci con una collana di agili monografie dedicate ai primi articoli fondamentali della Costituzione italiana.
Perché rileggere il testo costituzionale a 70 anni dalla promulgazione? Perché, come osservano i curatori Maruccia Salvati e Pietro Costa, la Carta fondamentale del nostro Stato è «più citata che conosciuta, più esaltata che compresa».
Da qui il progetto di ripercorrerne lo spirito originario, la svolta radicale rispetto al fascismo e alla guerra, la sedimentazione storica alla base di ogni articolo, i dibattiti tra gruppi politici, il disegno complessivo per le generazioni future.
I saggi monografici si rivolgono principalmente alla scuola e, al tempo stesso, sono per tutti. Il criterio è quello di scavare ogni articolo in sé, rendendolo tuttavia complementare con gli altri. Particolarmente evidente, ad esempio, la complementarità che collega gli articoli 5 e 6, così come gli articoli 7 e 8.
In effetti, se da una parte i Padri costituenti, rappresentati del Paese legale che voleva fare da tramite con il Paese reale, erano portatori di unʼeredità storica suggellata dai valori dellʼantifascismo, al tempo stesso hanno lasciato un disegno evolutivo significativo per le generazioni future.
Tuttʼaltro che puramente tecnicisti, gli autori della collana rendono conto tanto del percorso storico quanto del dibattito tra i costituenti, talvolta piuttosto acceso. Questo metodo si evidenzia particolarmente nellʼarticolo sicuramente più dibattuto ossia lʼarticolo 7, volume a cura di Daniele Menozzi, che ricostruisce la storia del contrasto e del separatismo fra stato e chiesa. Lʼexcursus attraverso la “questione romana” e la riappacificazione concordataria confluita nei Patti lateranensi fa emergere tutta la complessità delle profonde differenze ideologiche e culturali tra i partiti politici allora esistenti.
È proprio questʼaspetto a risaltare di più nella trattazione: le ragioni dei duri contrasti nelle discussioni tra i costituenti sui diversi temi. Allo stesso modo, ci vengono accuratamente spiegate le ragioni degli accordi raggiunti. Nel caso dellʼarticolo 7, il compromesso tra Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti – spiega il curatore – aveva lo scopo di superare gli steccati tra cattolici e comunisti e, insieme, di far “superare lo steccato” alla Chiesa stessa, inserendola a pieno titolo nella vita democratica repubblicana.
In questa prospettiva, ossia quella di pensare in grande alla successiva articolazione della vita politica italiana, la pur dura dialettica politica quotidiana tra le parti confluì alla fine in un crogiolo in grado di armonizzare i valori fondamentali della cittadinanza e i diritti politico-sociali.

A cura di Paola Ducato

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.info; Rifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015 edizione Guardastelle, Perugia, 2015.

In democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso!

Autore: Emilio Gentile
Editore: Laterza Idòla, 2016
Pagine: 154

Lo storico Emilio Gentile non vuole in questo libro solo provocare e far traballare alcune categorie del pensiero politico, ma soprattutto indagare e comprendere il malessere che affligge le attuali democrazie, ridotte da rappresentative a “recitative”. La feconda contraddizione di fondo che avviluppa l’intero discorso prende forma nella dicotomia tra l’assenza di un reale potere del popolo sovrano nelle società contemporanee e la celebrazione di un apparente trionfo mondiale delle istituzioni democratiche che producono la fine della storia secondo la celebre, quanto discussa, tesi del politologo Francis Fukuyama. Il breve testo, molto godibile nella lettura, è pensato come un’incalzante dialogo tra l’Autore e il curioso Genio del libro che pone lucide e intriganti questioni tendenti a smascherare gli idòla (da cui il nome della collana editoriale) che impediscono un’autentica comprensione del reale. Il malessere universale della democrazia si chiama disaffezione dei governati nei confronti dei governanti, un diffuso distacco tra paese legale e paese reale che provoca un’allarmate perdita di sovranità: le conseguenze possono diventare disastrose e portare a una generale apatia nei confronti delle istituzioni, prodromo di possibili autoritarismi. Ma il dialogo, capace d’unire la dimensione sincronica, con significativi esempi tratti dalla storia, con quella diacronica, con lucide riflessioni sull’attualità e in particolar modo “sullo stato di salute della democrazia italiana”, non vuole banalmente celebrare il funerale della democrazia. Al contrario, sprona alla vita attiva e alla vigilanza paladina del critico pensiero: la crisi, ricorda l’autore, è parte essenziale della storia dei processi democratici. Quindi, se si parla di morte della democrazia - a nostro parere - lo si fa nel senso hegeliano: il travaglio può diventare un momento necessario per superare l’astratta negatività e per preparare una rinascita fatta di nuova consapevolezza e maturità da parte dei cittadini. Sta a noi non fare degenerare la democrazia in vuoto simulacro, in quanto essa, come tutti i fenomeni storici, nasce, vive e/o muore nei pensieri e nelle azioni degli uomini.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

L’arte del non governo. L’inesorabile declino della Repubblica italiana

Autore: Piero Craveri
Editore: Marsilio, 2016
Pagine: 582

L’ambizioso e corposo ultimo lavoro di Piero Craveri si propone d’indagare le origini, le tappe fondamentali e le conseguenze della lenta involuzione economica, politica e sociale dell’Italia. L’autore, noto storico di formazione liberale, individua nella crisi congiunturale degli anni 1963-64 il punto di rottura della nostra storia repubblicana, facendola coincidere con la fine del cosiddetto “miracolo economico” e con la formazione del primo governo di centrosinistra. Da questa data in poi s’aprirono una serie di problematiche connesse alle politiche del welfare, all’uso e all’abuso della spesa pubblica finalizzata al facile consenso elettorale e alle difficoltà di innovarsi delle imprese e dei sistemi amministrativi, che si trascinano, irrisolte, fino ai nostri giorni. La crisi politica ed economica si trasformò così da congiuntale a strutturale, facendosi sistemica e prigioniera di una insoluta contraddizione, tra le carenze e le lentezze decisionali dei governi e i rapidi cambiamenti e innovazioni dei mercati globali. Craveri, nel corso dell’opera, tiene intenzionalmente assieme l’analisi degli aspetti istituzionali con quelli politici, finanziari ed economici e ne studia le reciproche connessioni. L’“arte del non governo”, riprendendo una sagace espressione di Ugo la Malfa, divenne la regola nella nostra storia, dai fallimenti del centrosinistra degli anni Sessanta, passando attraverso le occasioni mancate degli anni Ottanta e arrivando alle incompiute riforme della Seconda repubblica che hanno fatto precipitare il paese in un inarrestabile declino. Nel contempo, gli apparati produttivi si sono ridimensionati sempre più, incapaci di sostenere le sfide della competizione internazionale, con gravi ripercussioni sull’occupazione, mentre l’impreparazione culturale della classe dirigente ha favorito l’improvvisazione ideologica e il clientelismo partitico, mettendo a rischio la stessa democrazia. Ma ormai tutto questo è cronaca dei nostri giorni.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi

Autore: Guido Crainz
Editore: Donzelli Editore, 2016
Pagine: 387

Settanta anni di storia della nostra Repubblica scorrono dinanzi a noi attraverso pagine dense di immagini, suggestioni ed episodi che ci restituiscono il respiro dell’epoca. Per Guido Crainz, docente di Storia contemporanea all’università di Torino, il lavoro di ricostruzione di un’epoca proviene dalla ricomposizione di cultura “alta” e cultura “bassa”.
Ad esempio, gli anni cinquanta riemergono tassello dopo tassello tanto da editoriali di quotidiani blasonati quanto da frivole rubriche di settimanali femminili, tanto da suggestive visioni letterarie quanto da canzonette in voga.
All’interno della pluralità non gerarchica delle fonti, Crainz assegna tuttavia alla letteratura un ruolo speciale. La fonte letteraria non è soltanto una tra le fonti privilegiate della storia ma è lo spazio magico in cui grandi poeti e scrittori riescono a intercettare drammi, orrori, contraddizioni della realtà trasfigurandola liricamente. Così l’epilogo di Mussolini a piazzale Loreto è racchiuso in alcuni versi da Laude di Salvatore Quasimodo, mentre la condizione post-bellica del paese furiosamente lacerato dalla guerra civile viene icasticamente sintetizzata nelle frasi di Moravia: «Il Paese, scisso da una guerra civile, affazzonatamente ricomposto, vive e sopravvive fra provvisori orizzonti, frantumato in tante piccole isole prive di comprensione reciproca».
Quanto è avvenuto in Italia nel corso degli anni del boom economico costituisce un nodo fondamentale della nostra storia – un’occasione mancata, a causa dell’assenza di programmazione politico-economica, e un esempio di “corso” e “ricorso” nella storia nazionale. Si tratta di un periodo in cui l’illusione di una crescita senza arresto sarebbe stata presto smentita dai fatti, divenendo, ancora a molti anni di distanza, oggetto di evocazione e di promesse elettorali.
Gli anni del boom sono stati oggetto di un vero “culto” in Italia nel corso degli anni ottanta, quando si è creato il “mito degli anni sessanta”: canzoni, libri, film venivano evocati con nostalgia come portatori di una bellezza perduta e irripetibile. Ciò non per caso: gli anni ottanta, in un tentativo di esorcizzazione dei drammatici anni settanta, intendevano rispecchiare e proseguire quanto era avvenuto due decenni prima.
I “favolosi anni sessanta” costituiranno il nucleo della promessa di felicità in non pochi comizi elettorali, ma anche in discorsi di economisti e commentatori politici. Questa parte del libro è particolarmente ricca di fonti, solo apparentemente eterogenee: dibattiti televisivi e inchieste giornalistiche, il cinema con la nuova galleria dei “mostri”, canzoni e design, pubblicità vintage e letteratura.
Anni settanta: il “decennio lungo del secolo breve” ha una periodizzazione drammaticamente precisa a cominciare dal 12 dicembre 1969, strage di piazza Fontana, cui seguirà un’immediata concatenazione di eventi con l’arresto e la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Al caso Pinelli si riferirà il testo teatrale di Dario Fo, Morte accidentale di un anarchico defenestrato. Con piazza Fontana e con il tragico “volo” di Giuseppe Pinelli si è ormai avviato un processo rovinoso di rottura del patto di fiducia tra cittadini e Stato. «Per la prima volta gli italiani si sentono ingannati, traditi dal loro Stato», scrive Giorgio Bocca.
Anni ottanta: il metodo delle fonti plurali, proprio del prof. Crainz, continua a segnalarci la direzione di un’epoca attraverso segnali mass-mediatici apparentemente frivoli. Una canzone di Celentano, Prego, vuol ballare con me, e La febbre del sabato sera preannunciano la volontà di rimozione e di superamento dei cupi anni settanta.
Una pellicola italiana di culto sembrava però già anticipare la svolta del decennio successivo: Ecce bombo di Nanni Moretti (1978), dove la crisi delle illusioni e gli stereotipi della sinistra vengono declinati in modo tragicomico. Da parte sua, il primo numero della rivista Panorama, 2 gennaio 1979, annuncia La nuova filosofia degli italiani: tanto vale divertirsi. L’incipit dell’articolo ha tutto il sapore di un necrologio degli anni settanta: «Voglia di evasione, prevalenza della sfera privata su quella politica, fine dell’illusione della democrazia di base».
I tratti sensuali della nuova “estetica” viene trionfalmente annunciata nelle parole del sociologo Francesco Alberoni che nel suo articolo La vita è bella, siamo nei dorati anni ‘80 descrive «stoffe preziose che richiamano la vita... come le pelli morbide, flessibili, calde. Come le pellicce voluttuose... il corpo che era stato trascurato è oggetto di grandi attenzioni... vi è il gusto del successo sociale, dell’eleganza, il gusto di piacere... La vita è bella, siamo nei dorati anni ’80”» (Corriere della Sera, 13 maggio 1986).
Un ottimismo letargico sintetizzato alla perfezione in un celeberrimo spot: «Milano che rinasce ogni mattina, / che pulsa come un cuore. / Milano generosa che ti mangia e ti divora, / Milano che ti adora, positiva, ottimista, efficiente. / Questa Milano da vivere, da sognare, da godere: / questa Milano da bere».
La mutazione antropologica si riflette nella terminologia sociologica: alcuni editoriali di giornalisti blasonati dichiarano la fine della “classe operaia” ormai trasformatasi in un vastissimo “ceto medio”. In televisione Drive in è il nuovo programma cult il cui linguaggio spregiudicato, la velocità del ritmo e le “ragazze fast food” fanno sembrare archeologia televisiva ciò che l’ha preceduto. Sono gli anni del craxismo trionfante e dell’illusione del nuovo “miracolo” economico, della mutazione delle ideologie e del contesto. L’autore di questa Storia della Repubblica individua in due saggi il vertiginoso trapasso culturale dell’epoca: Il pensiero debole di P. A. Rovatti e G. Vattimo, e La condizione postmoderna di J. F. Lyotard.
Poi la fine del craxismo, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti largamente abusata e l’inizio accidentale della memorabile inchiesta giudiziaria “Mani pulite”. La consapevolezza collettiva della devastante deriva etica della politica italiana era arrivata attraverso il film Il portaborse di Daniele Luchetti. Gli anni ʼ80-‘90 sono quelli del proliferare dell’abusivismo edilizio a lungo e accuratamente occultato da amministratori locali e nazionali.
Con il consueto rigore documentario, Crainz mostra come la «perdita della bussola del bene comune» sia diventata una prassi trasversale alle varie forze politiche. L’illusione del “secondo” miracolo economico ha il suo epilogo nella bufera politico-giudiziaria, insieme all’evidenza della grande voragine del debito pubblico. A partire dalla “Seconda Repubblica” (mai veramente nata) si afferma quindi l’astro Forza Italia: dalla tempesta di Tangentopoli all’avvento di Berlusconi nella politica italiana, con il famoso coup de théâtre del “contratto stilato con gli italiani” nel salotto televisivo di Bruno Vespa.
Le ultime pagine si affollano, in un susseguirsi incalzante, del nostro passato recente: gli scandali politici e giudiziari su scala internazionale precedono la fine del berlusconismo, poi ecco Renzi e la sfida alla vecchia politica, la devastazione portata dalla crisi economica e l’ascesa dei nuovi populismi. Dopo la macchina-azienda del “partito di plastica” arriva il “partito-macchina-organizzazione” dei Cinquestelle, il cui decollo – scrive l’autore – rende evidente «il pericoloso vuoto di educazione civica e di selezione della classe dirigente, al quale bisogna porre rimedio».
L’ultima pagina, densa di notazioni poco rassicuranti su un presente edificato da fondamenta assai malferme, si ricongiunge così al nostro oggi. È stata vera Repubblica? Ai posteri l’ardua sentenza.

A cura di Paola Ducato

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.info; Rifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015 edizione Guardastelle, Perugia, 2015.

La Repubblica del dolore. Le memorie di un’Italia divisa

Autore: Giovanni De Luna
Editore: Feltrinelli, 2015
Pagine: 201

Il tema della mancata rifondazione dell’identità nazionale successiva al crollo della Prima Repubblica (1992-94) e dei valori costituzionali e morali che l’hanno sorretta per quasi mezzo secolo si pone al centro dell’ultimo lavoro di De Luna, noto e apprezzato storico dell’età contemporanea. Esaminare le diverse ragioni di questo fallimento è l’obiettivo d’indagine critica dell’autore. Sul banco degli imputati innanzitutto la classe politica, con la sua pochezza culturale, la sua incapacità di valorizzare la tradizione e riattivare un nuovo sentimento di appartenenza nazionale; dirigenza politica buona solo a trasformare anche le celebrazioni del 150° dell’Unità in un’altra occasione lucrativa e di strumentale scontro partitico. Clientelismo, settarismo, egoismi e municipalismi preunitari - evidenzia l’autore con durezza - sono figli di uno stato debole e di una politica miope e inadeguata a costruire un solido bene comune pubblico. Grandi responsabili del fallimento sono pure i media, in special modo quella “televisione del dolore” fondata sul paradigma vittimario, sull’emotività e fragilità delle memorie individuali, fonti di distorsione, frammentarietà e urlata litigiosità. Ed è appunto questa impossibilità a costruire i pilastri di una memoria pubblica e condivisa a riproporre il drammatico tema, a distanza di oltre un secolo e mezzo, del “fare gli italiani”. Edificare una religione civile nel paese significa prima di tutto ritornare a produrre seriamente storia e non semplicemente memorie: ovverosia recuperare un rapporto più critico e consapevole con il passato, non superficialmente sentimentale. Tutto questo comporta, ricorda l’autore, la necessità di formare cittadini-attivi e non spettatori-consumatori. Solo una conoscenza storica approfondita e problematica e una rifondazione di nuovi modelli virtuosi di cittadinanza ci possono salvare dal pressapochismo imperante e dalla tempesta del familismo strappalacrime che politica e televisione concorrono a sviluppare, occultando il nostro autentico spirito di sentirci e essere italiani.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni

Autore: Alberto De Bernardi
Editore: Quadrante Laterza, 2014
Pagine: 171

Alberto De Bernardi, nel suo ultimo lavoro, “Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni”, stimola, in maniera intelligente, la riflessione sugli ultimi tribolati decenni della nostra storia. La tesi sostenuta nel libro è forte e non priva di problematicità: il triennio 2009-11 va considerato come una “cesura periodizzante” di un periodo significativo della storia nazionale che si era aperto nella metà degli anni settanta, con la penultima grande crisi del capitalismo mondiale. De Bernardi, apprezzato storico e autore di manuali di grande diffusione, vuole dimostrare la validità metodologica e cronologica dell’assumere gli anni 2009-11 come termine ad quem di un periodo incastonato nelle due ultime crisi economiche-finanziarie globali. Come giustificare e spiegare questa periodizzazione? Il concetto guida dell’opera è la convinzione, mutuata dal politologo americano Peter Gourevitch, che le crisi dell’economia “danno forma alle nazioni”, le trasformano e le costringono a mutare: la vicenda italiana degli ultimi trent’anni va rivista e inquadrata in quest’ottica. La crisi del capitalismo fordista alla fine degli anni settanta, genera e apre il trentennio successivo, caratterizzato dal bisogno di riformare il welfare e deregolamentare i mercati, così come la bolla finanziaria esplosa negli Usa nel 2007 ha innescato la crisi economica mondiale e messo in luce i fallimenti di quelle politiche neoliberiste. Pregio indubbio del libro è quello di tenersi alla larga dalle facili letture cronachistiche e provinciali della situazione italiana e di fornire al lettore una bussola per navigare nei marosi del presente, dando ad esso profondità e ampio respiro storico.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.