Letture. Medio oriente

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LIBRI IN CLASSE

Non aspettarmi vivo. La banalità dell’orrore nelle voci dei ragazzi jihadisti di Anna Migotto e Stefania Miretti
Il folle sogno di Neve Shalom Wahat al-Salam. Israeliani e palestinesi insieme sulla stessa terra a cura di Brunetto Salvarani
Finché non saremo liberi: Iran, la mia lotta per i diritti umani di Shrin Ebadi
Quale Islam? Jihadismo, radicalismo, riformismo di Massimo Campanini
L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan di Farhad Bitani
Atlante geopolitico del Mediterraneo di Francesco Anghelone e Andrea Ungari

Lino Valentini

 

Non aspettarmi vivo. La banalità dell’orrore nelle voci dei ragazzi jihadisti

Autore: Anna Migotto e Stefania Miretti
Editore: Einaudi, 2017
Pagine: 260

Come si diviene foreign fighters? Da dove si genera la forza attrattiva del Daesh? Attraverso quali canali avviene il reclutamento? Anna Migotto e Stefania Miretti rispondono a queste domande mediante una coraggiosa indagine sul campo durata oltre due anni. Le due apprezzate giornaliste hanno innanzitutto ascoltato decine e decine di testimonianze di genitori, fratelli e amici dei giovanissimi tunisini (i più numerosi in assoluto) calamitati dal Daesh, senza esprimere giudizi e valutazioni morali, ma cercando di comprendere le profonde ragioni di queste scelte estreme e senza mai perdere di vista la peculiarità dei singoli soggetti. Il ruolo dei social in tutto questo è stato determinante. L’ISIS “pensa” in 140 caratteri, meglio “non pensa”: indottrina e manipola con efficaci slogan che risultano essere divisori (logica binaria amico/nemico), arcaici e nello stesso tempo moderni nella loro efficienza comunicativa, in quanto decontestualizzati dalle fonti e privati della loro originaria complessità. Ma se i social-network sono il luogo primario della radicalizzazione, ben altre sono le ragioni del successo dei “cinguetti dottrinali” Le autrici evidenziano la capacità dei reclutatori di trasformare il senso di fallimento individuale in molla di riscatto, mediante l’arruolamento nei campi siriani e la fanatica volontà d’annientare il nemico. In tutto questo, l’uso della religione fondamentalista ha un peso determinante sui giovanissimi, a volte cresciuti in famiglie benestanti con un buon livello d’istruzione, in quanto diventa sia strumento di liberazione salvifica sia l’assoluto in grado di indicare una meta ultima di fronte al naufragio nichilistico della perdita del senso d’identità. Paura e speranza sono i grandi sentimenti, solo apparentemente opposti, che spesso muovono le radicali scelte di questi ventenni: paura di perdersi nell’anonimato del grigiore vittimistico; speranza di dare nuovi valori e principi fondanti alla propria esistenza. Colpisce, tra le molteplice storie, la drammatica testimonianza di un giovane, che vedendo i suoi amici reclutati svuotati di ogni sentimento, è tornato sulle sue scelte, rinnegandole. Cambiare è possibile, facendo appello alla comune nostra umanità contro la banalità dell’orrore.

Il folle sogno di Neve Shalom Wahat al-Salam. Israeliani e palestinesi insieme sulla stessa terra

A cura di: Brunetto Salvarani
Editore: Terra Santa, 2017
Pagine: 208

Il bene, come comunemente si dice, non fa notizia e addirittura il termine buonista è diventato dispregiativo, ma in Israele esiste da tempo un unico villaggio, tra Tel Aviv e Gerusalemme, in cui convivono ebrei-israeliani e arabi-palestinesi. Il libro racconta di questa straordinaria storia di cooperazione e conciliazione. Scritto a più mani e curato dal teologo Brunetto Salvarani, il testo esprime, unendo contributi di varie generazioni e di diversa formazione culturale, la volontà di ripensare, all’interno del complicato conflitto israelo-palestineso, un rapporto trialogico tra ebrei, cristiani e musulmani. Al centro del racconto c’è la genesi e la costruzione dell’esperienza del Villaggio della pace di Neve Shalom Wahat al-Salam, fondato nel 1972 dal padre domenicano Bruno Hussar con l’intento d’iniziare un “cammino insieme” di reciproco rispetto, nella ferma convinzione che la pace tra Israele e Palestina è la conditio sine qua non della pace mondiale e che il dialogo interculturale e interreligioso, oggi più che mai, è l’unico antidoto ad ogni possibile fondamentalismo. NSWAS è più di un’oasi di pace nel deserto del conflitto, indica un orizzonte che ci insegna a vedere - “nonostante il buio pesto della notte del presente” - spiragli di luce e di bontà. Questa prospettiva lungi dall’essere un’utopia, è una consegna d’attivismo: la vera pace, ed è questo il messaggio di NSWAS, non può essere raggiunta in modo prodigioso, ma solo attraverso il costante impegno educativo di tutti. La Scuola della pace del villaggio ne è la più vera e viva testimonianza. Essa è il luogo dell’incontro, che mediante un sistema educativo bilingue e binazionale, insegna ai ragazzi a comprendere la propria identità nella conoscenza e nel rispetto di quella altrui. Imparare a riconoscere l’umanità dell’altro nella sua diversità, diventa allora la strada maestra per costruire ponti tra gli uomini.

Finché non saremo liberi: Iran, la mia lotta per i diritti umani

Autore: Shrin Ebadi
Editore: Bompiani, 2016
Pagine: 250

Testimoniare le incessanti violazioni dei diritti umani ad opera di un illiberale stato di polizia, ecco il compito che si propone Shrin Ebadi in questo libro. L’autrice, coraggiosa scrittrice iraniana e prima donna musulmana a ricevere il premio Nobel per la pace (2003), racconta e denuncia, in prima persona, la storia delle violenze e delle iniquità della repubblica islamica contro giovani impiccati alle gru per aver manifestato liberamente le proprie idee politiche, contro un sistema che esclude le donne dall’amministrazione della giustizia e continua tutt’oggi a commettere discriminazioni di ogni genere. Il profondo amore per il proprio paese e una fede musulmana autentica le hanno permesso di non lasciare mai l’Iran e neanche l’Islam, di combattere con le armi della disubbidienza pacifica, fiduciosa di riaffermare i principi legali della religiosità musulmana contro le distorsioni crudeli della sharia. L’aver portato i temi dell’eguaglianza delle donne davanti alla legge, all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale è indubbiamente uno dei suoi grandi meriti, insieme alla perseveranza nell'assistere gli ultimi e gli indifesi in campagne di legalità e democrazia, all'apparenza irrimediabilmente perse. Il libro non è solo un’appassionante autobiografia delle battaglie giuridiche e politiche dell’autrice, ma la testimonianza di chi intende affermare il diritto degli uomini e delle donne di credere ed esprimere quello che pensano e non di pensare ed esprimere per forza quello che un potere totalitario vuole e impone loro. L’obiettivo più ambizioso dell’opera – sottolinea la stessa Ebadi – è quello di «dare alla gente il coraggio» di manifestare liberamente le proprie opinioni, formando una coscienza civica attiva e garantendo loro un valido e completo sostegno in caso di molestie, abusi e detenzioni arbitrarie. Tutto questo senza ricavi e vantaggi personali, con pochissimi mezzi e moltissimi ostacoli, con «forza e cautela», solo per amore della libertà.

Quale Islam? Jihadismo, radicalismo, riformismo

Autore: Massimo Campanini
Editore: La Scuola, 2015
Pagine: 127

Questo libro è una documentata mappatura del cosiddetto islam radicale. A questa definizione, l’autore, noto e apprezzato studioso del Medio oriente arabo, preferisce quella di “islam politico”, per liberare le sue analisi dalle incrostazioni pregiudiziali dei mass-media e dai rischi di una banalizzazione ideologica. L’islam politico è un fenomeno complesso che non può essere ridotto a un’esplosione di «irrazionalità medievale», ma necessita di un’oggettiva ricostruzione storica, finalizzata a metterne in luce le radici, esogene ed endogene. Tra le prime, l’autore sottolinea lo sradicamento culturale prodotto delle politiche neocoloniali europee, la nascita destabilizzante per la regione mediorientale dello stato d’Israele, con il relativo conflitto israelo-palestinese; le aggressioni militari americane in Afghanistan e Iraq (2001- 2003), con la creazione di bande armate, prima finanziate e poi ribelli agli Stati Uniti e all’Europa. Tra le ragioni endogene, si evidenziano i regimi dittatoriali liberticidi, spesso sostenuti dall’Occidente, che hanno oppresso e impoverito quelle aree; la grave crisi socio-economica che ha depauperato la classe media e prodotto quello spirito di rivincita contro i nostri modelli di vita, ben strumentalizzato dalle neonate organizzazioni jihadiste. A queste si aggiunge una lettura distorta, disumanizzante e dogmatica del Corano, finalizzata solo ad accrescere odio e divisione, che ha dimenticato i valori della persona, e profondamente antitetica all’umanesimo morale contenuto nel testo originale. Solo conoscendo e comprendendo le cause reali dei fenomeni «sine ira et studio» sarà possibile – ricorda quasi ossessivamente Campanini – intervenire per cercare di arginare e sconfiggere i problemi. Sta a noi non farci vincere dal cieco pregiudizio e vedere i fatti con i nitidi occhi della mente, mettendo al centro sempre l’umana concretezza delle cose.

L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan

Autore: Farhad Bitani
Editore: Guaraldi, 2014
Pagine: 150

“L'ultimo lenzuolo bianco. L'inferno e il cuore dell'Afghanistan”, di Farhad Bitani, con prefazione di Domenico Quirico, è un racconto autobiografico che narra la profonda crisi di coscienza di chi, cresciuto tra le barbarie del conflitto afghano, scopre il vero volto di Dio, incontrando e ritrovando l’uomo nel suo nemico. Il giovane autore, di etnia pashtun e fede musulmana, militare di professione e figlio di un potente generale dei mujaheddin (“i combattenti di Dio”), ripercorre la sua storia personale, dall’infanzia trascorsa tra quotidiani massacri, fino agli anni del potere terroristico dei talebani (1996-97) che catturano e imprigionano il padre. Anni bui nei quali la violenza è per lui l’unica realtà; la religiosità s’identifica con il cieco fanatismo delle scuole coraniche; l’Occidente ha il solo volto distruttivo delle bombe dell’aviazione americana. Ma nel suo cuore s’accende un punto bianco: la voce di una coscienza morale che getta nuova luce sul significato di bene e male, sul valore autentico e profondo dell’agire umano. Una volta fuggito il padre, il trasferimento prima in Iran e poi in Italia, “Paese d’infedeli”, la personale rilettura del Corano e le nuove esperienze di vita, producono in lui un intimo cambiamento, capace di sgretolare le sue dogmatiche certezze inquinate dal fondamentalismo. Scopre che il bianco, prima sempre associato alla guerra e alle esecuzioni, è il colore della pace; che l’infedele da odiare ha il volto amorevole di mamme italiane e che la religione islamica e cristiana possono dialogare proficuamente tra loro. Il libro di Bitani fortemente vuole, anche a costo di una sofferta esclusione dal suo mondo, testimoniare questo: le vere battaglie si combattono sempre con se stessi, liberando la propria identità da falsità e ipocrisie, vitale passo per relazionarsi e convivere con gli altri.

Atlante geopolitico del Mediterraneo 2016, terza edizione

Autori: Francesco Anghelone, Andrea Ungari
Editore: Bordeaux, 2016
Pagine: 416

L’aggiornata terza edizione dell’Atlante geopolitico del Mediterraneo, curata con precisione, si presenta sia come un prezioso strumento di consultazione e ricerca per l’attività didattica, sia come un eccellente supporto per tenere viva l’attenzione critica e cogliere la profondità storica nell’area mediterranea (MENA). A distanza di quattro anni dalle “primavere arabe”, il libro ha l’indubbio merito di tracciare un lucido bilancio sulla frammentata e instabile situazione geopolitica della regione, segnata, nel migliore dei casi, da un tormentato passaggio a fragili democrazie (Egitto, Tunisia) o degenerata in vere e proprie laceranti guerre intestine (Libia, Siria). Sullo sfondo, come filo conduttore, permane il problema della proliferazione di un nuovo modello di terrorismo rappresentato dall’ISIS. Il testo, nella prima parte, approfondisce la genesi, la natura e l’ideologia dell'autoproclamato Stato islamico, ponendo l’accento sulla sua peculiarità, individuata nella sintesi tra brutale e tribale violenza coniugata con i più moderni e spregiudicati sistemi di propaganda mass-mediatica. Non solo.
L’affermazione dell’ISIS, come guida politica e ideologica dello jihadismo, risulta connessa al ruolo svolto dall’organizzazione terroristica come fornitore di servizi, quali la sanità, il lavoro e la giustizia e soprattutto alla sua capacità d’indicare uno scopo a vite disperate. Dalle feroci devastazioni del già precario ordine geopolitico precedente sono esplosi – evidenziano i curatori - come loro immediata conseguenza i flussi migratori, altro imprescindibile filone d’analisi del volume, che a tutt’oggi rappresentano un’enorme sfida di cooperazione, integrazione e sicurezza per l’Europa. Su questa sfida si misurerà e valuterà il grado di responsabilità e civiltà dell’Europa tutta. La seconda parte dell’opera illustra con mappe, grafici, tabelle e schede il contesto storico-politico degli undici stati della sponda sud del Mediterraneo, offrendo al lettore non solo un valido quadro riassuntivo della situazione, ma interessanti chiavi di lettura per orientarsi e comprendere le radici storiche della sempre più intricata attualità.

 

 

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.