Letture. Secondaria di Primo grado

Ragazza davanti a biblioteca

LIBRI IN CLASSE

Cecilia va alla guerra di Lia Levi
Destinatario sconosciuto di Kressmann Taylor
Il gran sole di Hiroscima di Karl Bruckner
Non piangere non ridere non giocare di Vanna Cercenà

Elena De Marchi

Cecilia va alla guerra

Autore: Lia Levi
Editore: Piemme – Il battello a vapore, 2014
Pagine: 240

Il libro

Lia Levi, giornalista e scrittrice italiana, è conosciuta soprattutto per l’autobiografia Una bambina e basta (1994), in cui narra il suo passato di bambina ebrea nell’Italia delle leggi razziali e della Seconda guerra mondiale. In Cecilia va alla guerra l’autrice affronta le vicende del primo conflitto mondiale, raccontando una storia di invenzione, quella di Cecilia Ferrari, una ragazzina che vive nei pressi di Udine e che, dopo l’ingresso dell’Italia in guerra, il 24 maggio 1915, vede partire i suoi cari e i compaesani per il fronte.
Il libro è in forma di diario, con una scrittura chiara e diretta, e i principali fatti storici vengono raccontati senza rinunciare alla complessità, seppur con un linguaggio semplice e comprensibile ai ragazzi. Nella parte iniziale del racconto, ad esempio, Levi affronta il tema della propaganda, parlando di come la maestra in classe si esprima a favore dell’intervento dell’Italia, giudicando eroe chi combatte per la patria, e del dibattito che si innesca in famiglia in cui emergono chiaramente le posizioni degli interventisti e dei nazionalisti; nelle pagine che riguardano il 1917 viene spiegato come, dopo la disfatta di Caporetto, l’esercito italiano avesse riparato dietro il Tagliamento, lasciando che le truppe tedesche entrassero a Udine, abbandonata nel frattempo dagli italiani e dalla famiglia della protagonista.
Ma la storia si tinge anche di giallo: Giancarlo, il fratello di Cecilia, parte volontario senza lasciare inizialmente tracce di quella che è una vera e propria fuga e dalla scrivania del padre, maggiore dell'esercito italiano, scompare un diario di guerra che contiene importanti segreti. Cecilia, aiutata dall’inseparabile amico Marco Zanin, dovrà risolvere il mistero legato a questa scomparsa.

Scheda didattica

Il romanzo è una lettura scorrevole e accattivante per la vena di mistero e di avventura in cui è avvolta la vicenda, è tuttavia anche valido dal punto di vista della ricostruzione storica. La Prima guerra mondiale è infatti raccontata non solo a partire dalle parole della protagonista e narratrice, ma anche in numerose annotazioni e chiose poste a fianco del testo, volte a spiegare in maniera puntuale i fatti storici di cui si parla nel racconto, la cultura dell’epoca, i personaggi, i luoghi e le battaglie del conflitto. In appendice al testo vi è anche una nota storica curata da Luciano Tas, che racconta le cause, gli eventi principali e le conseguenze della Grande guerra.
Sebbene il Novecento sia oggetto di studio della classe terza della Secondaria di primo grado, questa lettura è adatta anche a studenti della classe prima, poiché il quadro storico di riferimento è ben descritto e le note a lato del testo permettono di formarsi un quadro del periodo 1914-18 anche a chi non conosce il tema o ne ha solo sentito genericamente parlare. La lettura non ha bisogno della guida dell’insegnante e può essere svolta in autonomia durante le vacanze estive: gli studenti più capaci e motivati, oltre a seguire la storia di Cecilia, acquisiranno informazioni dettagliate anche sul contesto storico di riferimento, gli altri invece si limiteranno a leggere un racconto avvincente ambientato negli anni della guerra.

Destinatario sconosciuto

Autore: Kressmann Taylor
Editore: Bur contemporanea, (2003) 2015
Pagine: 80

Il libro

Pubblicato sulla rivista Story nel 1938, il romanzo epistolare dell’americana Kressmann Taylor (1903-1996), all’anagrafe Katherine Taylor, per certi versi anticipa già quella che sarà la pulizia etnica nazista nei confronti degli ebrei, attuata nella Shoah.
Martin e Max sono due amici tedeschi che vivono a San Francisco, dove sono titolari di una galleria d’arte ben avviata, che ottiene buoni proventi e che porta i loro nomi, Schulse-Einsenstein. Nel 1932 Martin ritorna a vivere in Germania e si stabilisce con la moglie e i numerosi figli a Monaco dove, a causa della crisi economica e dell’inflazione che imperversa nel paese, può acquistare una villa enorme, un vero e proprio castello, perché è in grado di pagare in dollari americani. Attorno a sé però osserva la povertà e la distruzione, conseguenze della guerra. I due amici si scrivono spesso, parlando di affari, della vita quotidiana e della situazione politica tedesca del dopoguerra. Quando, nel 1933, Hitler prende il potere, Martin si esprime favorevolmente nei confronti del Partito nazionalsocialista, dichiarando a Max di avere accettato incarichi politici locali. Nel frattempo sua moglie è ancora incinta e di lì a poco darà alla luce il piccolo Adolf. Max, al contrario, è molto preoccupato per le voci che arrivano dalla Germania, in particolare per ciò che riguarda l’antisemitismo che dilaga nel paese, poiché lui stesso è di origine ebraica e sua sorella Griselle, che fa di mestiere l’attrice teatrale, è in tournée in Europa e dovrà recitare proprio a Monaco.

Scheda didattica

Nel 1992 la rivista Story ha ristampato l’opera, ritenendo che il suo valore fosse tornato d’attualità alla luce della diffusa xenofobia che si andava manifestando in quegli anni, non solo negli Stati Uniti e non solo nella forma dell’antisemitismo. La diffusione delle teorie sul suprematismo bianco cominciavano infatti a riecheggiare tetramente il passato e il messaggio «profondo e universale» di Destinatario sconosciuto doveva tornare a parlare alla coscienza morale di tutti.
Il libro non è infatti solo un racconto sull’ascesa di Hitler e sui cambiamenti che questo evento portò nella vita dei tedeschi e degli ebrei tedeschi, ma è anche la storia di un’amicizia che si lacera a causa di fatti di una enorme gravità, lasciando il posto unicamente al sentimento di vendetta. Sono molte le domande che il lettore si pone dopo avere terminato il libro: come è possibile essere accecati dall’odio razziale a tal punto da violare un sentimento fraterno? Come è possibile non riuscire a provare empatia verso l’altro? Ma anche: fino a che punto è giusto moralmente vendicarsi di chi ci ha fatto del male? Ci sono dei limiti nella vendetta o, per liberarci dal ruolo di vittime, è lecito utilizzare gli stessi strumenti del carnefice?
Lo studente che si approccia al testo resterà disorientato dal finale imprevedibile e sarà spinto a porsi tutti questi interrogativi e a riflettere su un periodo fra i più complessi e problematici della storia dell’umanità. Proprio a causa della profondità e della crudezza del contenuto – e non tanto per lo stile, che risulta chiaro e scorrevole anche grazie alla forma del romanzo epistolare – il libro si adatta a giovani lettori che abbiano non meno di 12-13 anni, quindi di classe seconda o terza.
L’insegnante potrà richiedere agli studenti di riflettere sui temi proposti attraverso un elaborato scritto oppure potrà proporre un’attività di approfondimento dell’epoca in cui il testo è ambientato attraverso ricerche sui libri di storia e online.

Il gran sole di Hiroscima

Autore: Karl Bruckner
Editore: Giunti junior, 2015
Pagine: 240

Il libro

Pubblicato per la prima volta nel 1961, con il titolo Sadako will leben (Sadako vuole vivere), il romanzo dell’austriaco Karl Bruckner (1906-82) viene tradotto in molte lingue, facendo vincere al suo autore diversi premi letterari europei, e diventa subito un classico moderno.
La storia, nota ai più, comincia dieci giorni prima dello sgancio della bomba atomica su Hiroscima, avvenuto il 6 agosto 1945, e vede come protagonista una bambina di quattro anni Sadako, che trascorre il tempo andando a zonzo per la città con il fratello Scigheo, di dieci anni, mentre il padre è arruolato al fronte e la madre si guadagna da vivere come operaia in fabbrica. I due fratellini sono al parco quando, qualche giorno più tardi, “il gran sole di Hiroscima”, l’atomica, renderà di fuoco il cielo della città, lasciandoli apparentemente illesi.
Nel frattempo la storia assume anche il punto di vista degli aviatori americani, alla cui base arriva «una buffa cassa» che sembra una piccola bara nera. Tra i soldati si sospetta addirittura che sia uno scherzo e si suppone che siano fuochi d’artificio per celebrare la fine della guerra, così la bomba viene soprannominata “Little boy”. Ma il generale Spaatz, il 5 agosto, fa riunire i soldati incaricati di portare a termine l’operazione, rivolgendosi loro in maniera perentoria: «Signori! Nella guerra contro il Giappone domani verrà usata un’arma di un nuovo tipo […] È stata costruita a Los Alamos sotto il nome di “Progetto Manhattan”, in un lavoro sperimentale della massima segretezza […]». Viene incaricato di pilotare il B-29 che porterà a termine l’azione il colonnello Tibbets, il quale, senza sospettare il disastro di enormi proporzioni che andrà a causare, decide di chiamare il velivolo come sua madre, Enola Gay.

Scheda didattica

Il gran sole di Hiroscima è un romanzo che parla della guerra e delle sue conseguenze. Conseguenze non solo immediate, bensì di lungo periodo, dal momento che la storia si snoda lungo dieci anni, durante i quali Sadako e la sua famiglia riescono a ricostruirsi una vita, per poi accorgersi dell’effetto terribile provocato dalle radiazioni della bomba atomica.
Il testo è scorrevole, adatto per un’età di lettura autonoma a partire dagli 11-12 anni e può essere assegnato al termine della classe seconda per iniziare a ragionare e riflettere sul Novecento.
Il docente può richiedere agli studenti di cercare notizie sul Web o su libri di storia circa il contesto in cui avvengono i fatti, su cosa sia stato il Progetto Manhattan o più generalmente su cosa sia la guerra nucleare e di quali armi si serva. Il libro si presta anche all’approccio interdisciplinare con le materie scientifiche, quali scienze e tecnologia, in cui il tema del nucleare e dei suoi rischi viene affrontato quando si trattano le forme di energia utilizzate dall’uomo.
Il romanzo si presta infine a una profonda riflessione sui temi della sofferenza e della distruzione che tutti i conflitti – ma soprattutto quelli a partire dal Novecento – portano con sé e che ingiustamente, ieri come oggi, non risparmiano neppure i più piccoli.

Non piangere non ridere non giocare

Autore: Vanna Cercenà
Editore: Lapis, 2014
Pagine: 138

Il libro

Il romanzo di Vanna Cercenà, autrice di romanzi per bambini e ragazzi, che ha a lungo lavorato nel mondo della scuola, racconta le avventure di Teresa, una bambina di dieci anni emigrata in Svizzera da Pian del Melo, in provincia di Livorno, per stare con la madre che lavora come operaia nel paese d’Oltralpe. La nonna, che ha accudito fino a quel momento la nipotina, è oramai troppo anziana per continuare ad occuparsene e Teresa è costretta a lasciare il paese natale per cominciare una nuova vita all’estero. Arrivata nella nuova casa, però, la madre la avverte subito che la sua vita non sarà affatto come quella precedente: la protagonista infatti non potrà più frequentare la scuola e dovrà passare lunghe ore da sola, senza fare alcun tipo di rumore e senza neppure uscire di giorno per andare al bagno, che si trova fuori dall’appartamento ed è comune a più famiglie, perché la sua presenza non dovrà essere notata da nessuno. Comincia così per Teresa una nuova esistenza fatta di solitudine e privazioni, che verranno alleviate solo dall’incontro con un gatto e, successivamente, con il suo proprietario, che scenderanno nella stanza della bambina uno alla volta, passando per il lucernario. E solo grazie a un atto di disobbedienza alla madre, per seguire il gatto Poppins e il suo padrone Peter, Teresa troverà un po’ di conforto dalla desolazione del piccolo appartamento e dalla noia quotidiana.
La storia, che è frutto dell’invenzione dell’autrice, si basa tuttavia su solide fondamenta storiche ed è ambientata negli anni settanta quando, come racconta Cercenà stessa, «le leggi svizzere erano molto restrittive con i lavoratori stranieri. Ai cosiddetti stagionali […] non era consentito portarsi dietro la famiglia. Quindi l’immigrato o si doveva separare dai figli per lunghissimi periodi oppure, conducendoli con sé, si trovava costretto a farli vivere nascosti in casa come clandestini col terrore di essere scoperti e mandati via».

Scheda didattica

Il romanzo ha l’obiettivo di fare riflettere il giovane lettore e la giovane lettrice sul tema delle migrazioni, partendo da un contesto storico ben preciso, quello della Svizzera degli anni settanta. Il lessico semplice e la brevità del racconto lo rendono adatto anche alle ultime classi della scuola primaria e certamente è una lettura agile da affrontare nella classe prima della Secondaria di primo grado.
Nel libro, gli italiani, in cerca di lavoro, sono i migranti e l’Italia è il paese dalle cui estreme periferie si fugge: la prospettiva odierna viene ribaltata, poiché il libro racconta di quando “i migranti eravamo noi”. Chi si avvicina alla storia prova empatia per le vicende della piccola Teresa e soffre per le ingiustizie che la protagonista è costretta a subire: la bambina è in una condizione di clandestinità, motivo per cui non può uscire, non può ascoltare la musica, se non a un volume molto basso, non può frequentare altri bambini e si ritrova quasi costretta a vivere come in carcere. Immedesimandosi nella storia della ragazzina “dalle trecce bionde”, lo studente può provare a riflettere su cosa significhi lasciare la propria terra per andare a vivere in un paese straniero, di cui non si conosce la lingua (nel romanzo quasi tutti parlano il tedesco) e dove non si potrebbe risiedere, poiché le leggi non lo consentono.
A integrazione della lettura, il docente potrà nel corso dell’anno proporre ai propri studenti di ricercare dati, notizie, informazioni sulle migrazioni degli italiani, sia ampliando il cerchio e organizzando un lavoro sulle migrazioni da fine Ottocento ai giorni nostri, sia limitandosi a richiedere notizie sulla migrazione in Svizzera dal dopoguerra ai giorni nostri, attivando in ogni caso competenze di ambiti diversi (nell’ambito linguistico con la lettura del romanzo, in quello storico con la comprensione di un determinato periodo e in quello civico con la riflessione sulle migrazioni e i diritti dei bambini).

 

Elena De Marchi è dottoressa di ricerca in Società europea e vita internazionale nell’età moderna e contemporanea presso l’Università di Milano.