Letture. Nicola Abbagnano

Nicola Abbagnano

LIBRI IN CLASSE

Abbagnano, una vita per la filosofia. Opere, documenti, ricordi di Rosanna Panelli Marvulli

Lino Valentini

Abbagnano, una vita per la filosofia. Opere, documenti, ricordi. Con un saggio di Giovanni Fornero

Autore: Rosanna Panelli Marvulli
Editore: UTET, 2019
Pagine: 288

La filosofia come orizzonte di senso

La costante ricerca filosofica come fondamentale orizzonte di senso della propria vita è il concetto che meglio può esprimere la figura di Nicola Abbagnano (Salerno 1901 - Milano 1990), uno dei maggiori filosofi italiani del Novecento. L’autrice Rosanna Panelli Marvulli, preziosa e riconoscente segretaria di Abbagnano per quasi quarant’anni, ripercorre, mediante una documentata biografia - valorizzata da interviste, testimonianze, inserti fotografici e citazioni difficilmente reperibili altrove - le origini e gli sviluppi dell’attività intellettuale, e non solo, del filosofo, con lo scopo di mantenerne viva la figura e le opere nel panorama culturale italiano ed internazionale.
Il libro, scritto come un dialogo ideale tra l’autrice, il filosofo, la seconda (Marian Taylor) e la terza moglie (Gigliola Toninelli), narra delle vicende umane e professionali di Abbagnano, dalla sua precoce vocazione per la filosofia sbocciata sui banchi del liceo classico “Torquato Tasso” nella città natale, all’esperienza politica, con l’incarico di assessore alla cultura per il PLI (Partito Liberale Italiano) del Comune di Milano a metà degli anni Ottanta, all’ultimo commiato.

La formazione e l’esistenzialismo “positivo”

Di particolare interesse risultano i capitoli relativi agli anni della formazione napoletana sotto la guida di Antonio Aliotta, nei quali emerge la sua concezione del filosofare come concreta indagine delle contraddizioni e delle sofferenze della vita, in chiaro contrasto critico con il formalismo egemonico del neohegelismo, che gli costò una forzata solitudine intellettuale. Anni di studio e di produzione che inaugurano le sue scelte filosofiche, focalizzate sui temi dell’esistenza autentica dell’uomo intesa come una complessa struttura di “vissuti” aperta al mondo.
L’autrice, con grande onestà intellettuale, non tralascia di ricostruire i rapporti tra il filosofo e il regime fascista, caratterizzati da un’iniziale adesione, negli anni Venti, che diverrà dichiarata opposizione nel corso della guerra, anche grazie alla frequentazione di colleghi e allievi antifascisti.
Meritevole d’attenzione è quindi il suo arrivo negli anni Trenta nella «cosmopolita Torino», dove insegnerà Storia della filosofia dal 1939 al 1971 e coltiverà feconde amicizie con Norberto Bobbio e Cesare Pavese.
Nel 1939 pubblica il suo primo scritto d’ispirazione esistenzialista La struttura dell’esistenza per l’editore Paravia. L’opera, punto fermo per comprendere il pensiero di Abbagnano, apre l’intensa e dibattuta stagione dell’esistenzialismo italiano, culminata nel 1942 con la pubblicazione dell’Introduzione all’esistenzialismo (Bompiani), che ribadisce il primato, su ogni forma di dogmatismo e d’idealismo, dei temi della possibilità e della problematicità dell’esistere del singolo reale e concreto in rapporto all’essere. Un esistenzialismo che verrà in seguito definito «positivo» (Esistenzialismo positivo, Taylor, 1948), distante da ogni forma di ascetismo rinunciatario e di pessimismo di matrice kierkegaardiana, e che intende valorizzare le pratiche costruttive di senso dell’uomo: in ultima istanza un’autentica dichiarazione d’amore per la vita.

Il punto di riferimento per lo studio della filosofia

Nel corso della sua lunga attività Abbagnano è stato un intellettuale poliedrico, mai classificabile e riducibile a etichette precostituite; in lui sono coesistiti il filosofo esistenzialista e neoilluminista, lo storico della filosofia, il fine curatore di testi, l’apprezzato divulgatore. Come storico e divulgatore è ricordato per la monumentale Storia della filosofia (UTET, 1946-1950), opera di circa duemila pagine scritta con un linguaggio preciso e nata con l’intento di mostrare «l’essenziale umanità dei filosofi» e di collegare opinioni e teorie in un «lineare filo conduttore» in grado di rispondere ai profondi bisogni di significato della natura umana. Il suo Compendio di storia della filosofia, pubblicato anch’esso nel dopoguerra e destinato ai licei, rinascerà nel 1986 in un nuovo progetto dell’editore Paravia (Filosofi e filosofie nella storia), rivisto, aggiornato e ampliato grazie soprattutto alla collaborazione del suo allievo Giovanni Fornero. Esso diverrà un fondamentale punto di riferimento per lo studio e la formazione dello spirito critico di generazioni di docenti e studenti, oltre che il più diffuso manuale di filosofia della scuola italiana.
Alla Storia della filosofia si affianca nel 1961 la sua opera prediletta, il Dizionario di Filosofia, pubblicato con la casa editrice torinese UTET. Pensato non solo per studiosi e specialisti ma per un più ampio pubblico di persone amanti del sapere, esso diventa ben presto un indispensabile strumento di consultazione e chiarificazione concettuale. Frutto di un metodico lavoro, come racconta Pannelli Marvulli citando Bobbio, il Dizionario rappresenta una vittoriosa «battaglia illuminista» nel nome della limpidezza espositiva e della forza liberatrice delle parole. Da ricordare pure, in maniera non marginale, il suo lavoro di curatore della collana dei Classici della filosofia, edita da UTET a partire dal 1967, capace di fare collaborare i migliori studiosi del tempo nel segno di una rigorosa filologia.

La filosofia come esercizio di saggezza

Il libro è arricchito da un saggio introduttivo di Giovanni Fornero che racconta, anche con personali conversazioni inedite, dell’«ultimissimo Abbagnano» e della sua esperienza di pubblicista su quotidiani e riviste d’ampia tiratura. Proprio in questa fase finale della sua vita, il filosofo salernitano, rompendo la convenzionale visione dell’intellettuale chiuso nella torre d’avorio, riesce a comunicare a un ampio pubblico il valore della filosofia come «concreto esercizio di saggezza», capace di confrontarsi non solo con le grandi domande della vita ma anche con i comuni problemi della quotidianità, dagli affetti alle amicizie alla ricerca della felicità. La filosofia recupera in questo modo le sue sorgenti vitali e si propone come «guida delle scelte morali» tese a costruire le regole per una tollerante convivenza civile. Abbagnano coniuga così le istanze esistenzialiste con quelle neoilluministe che hanno segnato tutta la sua opera completando in maniera coerente quel lungo filo rosso che ha caratterizzato fin dagli inizi il suo filosofare.
Fornero evidenzia anche la capacità di Abbagnano di non sottrarsi alle sfide della contemporaneità. In un mondo sempre più globalizzato, il suo pensiero riflette sui temi dell’interdipendenza tra i popoli e sulla complessità della coesistenza tra culture e religioni diverse. Compito della filosofia non è semplicemente prendere atto dei mutamenti della situazione mondiale, legittimando un relativismo culturale “modaiolo”, ma è quello di fornire nuovi strumenti di mediazione, fondati sul dialogo e sul rispetto reciproco tra i popoli, e regolati da norme universali, una sorta di «carta etica mondiale» di chiara impronta kantiana. Questa «grammatica morale comune» secondo Abbagnano, che rimane anche in questo caso fedele ai principi esistenzialisti, non si crea in maniera astratta e accademica, ma necessita del durevole e umile impegno degli uomini per evitare pericolose tensioni belliche e derive autoritarie. E quest’ultimo richiamo alla positiva progettualità dell’uomo, mai dimentico dei suoi limiti e fragilità, rimane indubbiamente la sua maggiore e viva eredità.

 

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico e musicale “B. Zucchi” di Monza e responsabile dei progetti di Cittadinanza e Costituzione dello stesso; ha lavorato anche come formatore in vari corsi d’aggiornamento sull’uso didattico delle nuove tecnologie.

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