Letture. Shoah

Campo di concentramento

LIBRI IN CLASSE

Non restare indietro di Carlo Greppi
Atlante della Shoah 1939-1945 di Georges Bensoussan
Le radici antisemitiche dell’Occidente. Dall’antigiudaismo alla personalità autoritaria di Marta Villa
Diari a confronto: Anna Frank Etty Hillesum di Enzo Romeo
Ad Auschwitz ho imparato il perdono. Una storia di liberazione di Eva Mozes Kor
Ordinaria amministrazione. Gli ebrei e la Repubblica sociale italiana di Matteo Stefanori

Lino Valentini

Non restare indietro

Autore: Carlo Greppi
Editore: Feltrinelli, 2016
Pagine: 224

Cosa significa ricordare ai tempi di Google? Che senso ha la Giornata della memoria per i millennials, nauseati dal passato spiegato a scuola, inquietati dal presente, terrorizzati dal futuro? Che valore ha la dimensione storica per un adolescente cresciuto con i social tra i martellanti slogan del life is now?
Il romanzo di Carlo Greppi ci aiuta ad affrontare queste problematiche. Al centro della storia c’è il quasi sedicenne Francesco, ragazzo come tanti, con le sue insicurezze e aspirazioni, coinvolto, suo malgrado, all’arrivo, a gennaio, nella sua Nuova Scuola, nel progetto “per non dimenticare” della sua professoressa di storia, impegnata nel voler fare degli studenti «militanti della memoria». Il previsto viaggio d’istruzione al campo di sterminio di Auschwitz rappresenta il momento più significativo del progetto e l’aspetto formativo cruciale dell’intero racconto. Auschwitz non è solo il luogo storico-geografico della memoria, «il cuore nero del Novecento», ma un gigantesco e inquietante punto interrogativo che mette in moto mente e cuore e costringe il protagonista a porsi domande importanti sul senso della vita. Auschwitz scuote l’inerzia dello spirito passivo, mette sottosopra il mondo pieno di menzogne e fa germogliare il pensiero che s’interroga sul valore delle scelte, sul significato della libertà personale, sul dramma del soffrire, mettendo a nudo tutta la fragilità umana, ma anche il coraggio del comprendere, rievocando. La scuola, con le sue materie, programmi, pratiche, cronologie e lezioni, non serve a nulla se non aiuta gli studenti a diventare esseri umani; così il viaggio per Auschwitz, tanto temuto da Francesco, diventa solo un cominciamento, un punto di partenza per capire che la Storia è fatta da persone come noi e che ci insegna a guardare avanti. Con ritrovata forza e fiducia.

Atlante della Shoah 1939-1945. Edizione illustrata

Autore: Georges Bensoussan
Editore: Libreria Editrice Goriziana, 2018
Pagine: 203

Manuale indispensabile per ogni docente, questo Atlante presenta la storia dello sterminio di 6 milioni ebrei europei tra il 1933 e il 1945 in una nuova prospettiva di grande valore formativo. Infatti, come ricorda l’autore, storico francese contemporaneo, presentare la Shoah mediante la cartografia permette di analizzare i problemi con «un’angolazione diversa», evidenziando i nessi e gli intrecci tra i luoghi-chiave, le modalità, l'estensione, la demografia e la cronologia del genocidio e stimolando così una feconda relazione tra lo studio della storia e quello della geografia. Proprio questo aspetto risulta essere uno degli elementi di più valida applicazione didattica del libro, in quanto accende lo spirito d’osservazione e sprona le capacità d’intuire collegamenti e rimandi tra mappe ed eventi storici nel lettore, sviluppando un approccio attivo e operativo alle conoscenze. Il testo è strutturato in quattro capitoli che ricostruiscono cronologicamente la genesi e le radici dell’antisemitismo prima del 1939, il passaggio dall’universo concentrazionario allo sterminio di massa nella Germania nazista nel triennio 1939–1941, dopo l’invasione della Polonia, e la radicalizzazione verso il genocidio su scala continentale con la “soluzione finale” del 1942 e la liquidazione dei ghetti, vera e propria «fabbrica per la macellazione di esseri umani». L’ultimo capitolo è dedicato, dopo il crollo del Terzo Reich, a cercare di stilare un bilancio del genocidio non definibile né misurabile - secondo l’autore - in cifre spazio-temporali, in quanto nessuna statistica e nessuna rappresentazione cartografica e quantitativa possono rendere conto dell’immenso e profondo dolore di «tutte le vite stroncate individualmente». In conclusione, Bensoussan non si limita ad evidenziare, con interessanti e originali carte, l’unicità e l'estensione del genocidio, a fare riflettere sulla collaborazione di milioni di europei e la colpevole indifferenza di un numero ancora maggiore, ma intende far comprendere che la Shoah non fu un nuovo ed ennesimo massacro della storia umana, poiché nei lager non morirono solo bambini, donne e uomini, ma la «nostra stessa essenza di esseri umani».

Le radici antisemitiche dell’Occidente. Dall’antigiudaismo alla personalità autoritaria

Autore: Marta Villa
Editore: Stamen, 2018
Pagine: 196

Il libro, con prefazione di Giorgio Galli, si propone come obiettivo principale quello d’indagare «il perché si sia sviluppato e del perché continui a perdurare» il morbo dell'antisemitismo, dall’impero romano ai giorni nostri, studiando in special modo, non tanto le radici politico-ideologiche del fenomeno, ma quelle antropologiche e simboliche. L’autrice, antropologa della contemporaneità, ripercorre la storia della costruzione dell'identikit dell’ebreo inteso come “diverso” e “nemico”, scavando in profondità, negli archetipi e nelle leggende costitutive e fondative della mentalità occidentale. Dall’immagine dell’ebreo perseguitato come uccisore di Cristo e imputato di deicidio, dominante in età medievale, fino allo stereotipo dell’ebreo come essere subumano, mostro infido, repellente e corruttore, prodotto ad arte dalla propaganda nazista, il libro evidenzia come l'antisemitismo non sia stato un elemento contingente ed accidentale, ma un tratto essenziale nella storia dell’Occidente con conseguenze nefaste e indelebili. L’ebreo, attraverso una polimorfa serie di rappresentazioni irreali alimentate da dicerie e pregiudizi, si fa metafora dell’errante senza pace e patria (Aasvero), dello strozzino miscredente nella figura di Shylock del Mercante di Venezia di Shakespeare o incarnazione dell’alienazione e della mercificazione capitalistica nell’interpretazione di Marx. In ogni caso, nell'immaginario collettivo l’ebreo rappresenta il topos dell’alterità irrisolvibile, estranea e non assimilabile, che suscita paura e odio come nella favola di Grimm (L’ebreo nello spineto). Nel secondo capitolo del libro, non mancano validi spunti educativi per analizzare e riflettere sulla manipolazione e falsificazione della memoria ad opera dei sistemi totalitari e dell’industria culturale e per affrontare i temi del radicamento dell’antisemitismo nella personalità autoritaria massificata e incapace di spirito critico ed autonomia di giudizio. Un’ interessante appendice, per i suoi possibili risvolti didattici, illustra e commenta i risultati di un questionario qualitativo, elaborato da Adorno e dai colleghi all’Università di Berkeley sul tema dell'antisemitismo e riproposto dall’autrice a selezionati gruppi di persone della città di Monza nel 2002.

Diari a confronto: Anna Frank Etty Hillesum

Autore: Enzo Romeo
Editore: Ancora, 2017
Pagine: 192

Straordinaria testimonianza del drammatico intreccio tra le vicende personali e i grandi eventi della storia mondiale, il libro Diari a confronto: Anna Frank Etty Hillesum ci coinvolge, pagina dopo pagina, nella tragedia della Shoah, grazie ad un’accurata selezione antologica. In uno dei periodi più feroci e velenosi della storia, la mancanza di odio e rancore di queste due ragazze (Anna ha 13 anni, Etty 27 quando iniziano a tenere i rispettivi diari) è la cifra che impressiona e sorprende, muovendo l’animo del lettore a una profonda riflessione. Quello che traspare dai diari è una radicata fiducia nella vita che si spinge oltre ogni clausura e negatività e mai s’arresta - come scrive la Hillesum - nel voler ostinatamente «produrre frutti e fiori in qualunque terreno si siano piantati». L’autore, scrittore e giornalista Rai, individua una serie di tematiche significative: l’amore e l’amicizia, anima e interiorità, antisemitismo e Shoah, le aspettative sul futuro, per concludere con “vita e morte”, comparando, in ordine cronologico, passi dei diari delle due scrittrici e lasciando libero il lettore di trovare possibili chiavi interpretative e spunti d’analisi, sia psicologico-esistenziali che storiche. Uno dei più interessanti fili conduttori dei diari è il ruolo della scrittura capace d’«espandere il cuore», superare gli angusti e solitari spazi chiusi dell’io ed aprirsi al dialogo, creando energia condivisa: l’amore e l’amicizia diventano così gli autentici propulsori della voglia di raccontarsi e lasciare una traccia. Infatti, per quanto lo spazio vitale si riduca sempre più e i bei tempi sembrano finire, oscurati e annichiliti dalla barbarie nazista, il dovere scrivere non diventa solo una possibilità per vincere l’oblio, ma una necessità per continuare a parlare di futuro e costruire orizzonti di speranza nella consapevolezza che «ciò che viene è buono». Qui la scrittura si fa invocazione e preghiera caricandosi d’aneliti religiosi e di potenza redentrice, in quanto - ricorda Etty - seppure dure e angoscianti appaiono le lezioni di Dio, necessitano sempre di pazienti allievi, capaci di comprenderle e trasfigurale.

Ad Auschwitz ho imparato il perdono. Una storia di liberazione

Autore: Eva Mozes Kor
Editore: Sperling & Kupfer, 2017
Pagine: 228

L’incontro-intervista di Eva Mozes Kor con il suo carnefice, il sottotenente della SS Hans Munch, medico e collaboratore di Mengele, diventa il preludio della rievocazione della sua deportazione e della sua prigionia. Nella primavera 1944 «la vita molto facile» della decènne Eva e della sua famiglia in un paese della campagna ungherese viene sconvolta dai rastrellamenti della polizia ungherese al servizio dei nazisti e dalla successiva deportazione, attraverso un disumano trasferimento, verso “la rampa degli ebrei” nel lager di Auschwitz-Birkenau, l’inferno in terra. Qui, in poche ore, tra indicibile disperazione, sotto un cielo grigio e spoglio di vita, la sua famiglia si dissolve e con essa la definitiva perdita dell’infanzia di Eva. Solo il suo essere gemella di Miriam rappresenta l’inattesa salvezza dalla morte nella camera a gas e diviene il suo destino di cavia dell’eugenetica criminale di Josef Mengele, alla ricerca della folle moltiplicazione della razza ariana. Inizia così un doloroso calvario di sopravvivenza, di ostinata ribellione all’orrore, di condivisione della sofferenza, di angosciante familiarità con le privazioni, rimanendo sempre tenacemente attaccati alla vita. Resistere, ancora un giorno di più, ad un altro esperimento, era il nome che Eva e Miriam davano alla speranza. Come si può perdonare tutto questo, una volta sopravvissuta? Come liberarsi dall’odio, che giorno dopo giorno, logorava dentro, ancora più delle malattie contratte nel lager?
Nell’occasione del cinquantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1995, Eva fa visita al campo accompagnata dal suo aguzzino, dottor Munch. È la svolta. Incontrando e riconoscendo l’autentico pentimento del suo carnefice, l’autrice imbocca la strada del perdono e della riconciliazione. Perdonare, per l’autrice, significa ritornare a essere padroni della propria esistenza e non sentirsi più passivi, indifesi, in balia del proprio rancore. Perdonare non significa però dimenticare, cancellare le terribili vessazione subite nel posto orribile. Solo il memore perdono - ci insegna Eva - rende veramente liberi.

Ordinaria amministrazione. Gli ebrei e la Repubblica sociale italiana

Autore: Matteo Stefanori
Editore: Laterza, 2017
Pagine: 225

Nell’imminente drammatico 80° anniversario della promulgazioni delle leggi razziali in Italia, Matteo Stefanori intende approfondire il peso e la diffusione dei sentimenti antisemiti nell’ideologia e nella politica fascista, confutando l’ancora diffuso pregiudizio storiografico che interpreta le leggi razziali come una semplice scimmiottatura dell’ideologia razzista e ultranazionalista nazista. L’autore, giovane ricercatore specializzato in studi sull’antisemitismo, grazie anche alle indagini su originali fonti d’archivio condotte dal Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano (CDEC), analizza la genesi storica, le caratteristiche peculiari, la funzione e l’utilizzo dei «campi di concentramento provinciali per ebrei», approfondendo in particolar modo, la radicalizzazione delle misure repressive dopo l’8 settembre, connesse con la nascita della R.S.I e l’andamento sempre più brutale del secondo conflitto mondiale. Il volume, strutturato in sei capitoli, ricostruisce in maniera chiara e documentata i legami tra l’amministrazione dei campi, l’ideologia fascista e le autorità tedesche naziste, il ruolo di capri espiatori degli ebrei in Italia a causa delle ricorrenti sconfitte militari e l’inquietante estendersi del cono d’ombra della Shoah sul nostro territorio. Non trascura, inoltre, le reazioni delle popolazioni locali alle misure repressive, partendo dall’analisi particolare dei materiali archivistici riguardanti il campo di Vo’ Vecchio presso Padova, caso interessante per comprendere, tra l’altro, singolari storie delle vittime degli internamenti. Non mancano infine considerazioni sul tema delle responsabilità, cercando di delineare e definire il ruolo dei collaborazionisti italiani in questi piani di reclusione, deportazione e annientamento, con il fine di comprendere e trovare seppur problematiche risposte alla domanda che alleggia, come un inquietante fantasma, nel corso della lettura di tutto il libro: perché ci fu e non fu impedita, anche sul nostro territorio, una Shoah?

 

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.