Letture. Storia moderna e contemporanea

Guerra Santa

LIBRI IN CLASSE

Quante foglie ancora di Ivan Sergio Castellani
La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti, 1860-1870 di Carmine Pinto
La Splendida. Venezia, 1499-1509 di Alessandro Marzo Magno
Stormbird. La guerra delle Rose di Conn Iggulden
La misura dellʼuomo di Marco Malvaldi
I Medici: Lorenzo il Magnifico di Michele Gazo
Cecilia va alla guerra di Lia Levi
Il Settecento. Il secolo delle rivoluzioni a cura di Umberto Eco
Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016) di Riccardo Calimani
Guerra Santa contro i Turchi. La crociata impossibile di Carlo V di Marco Pellegrini
Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525 di Marco Scardigli e Andrea Santangelo
I dieci errori di Napoleone. Sconfitte, cadute e illusioni dell’uomo che voleva cambiare la storia di Sergio Valzania

Quante foglie ancora

Autore: Ivan Sergio Castellani
Editore: Bonomia University Press 2018
Pagine: 98

Quante foglie ancora è una raccolta di sei brevi racconti, ispirati e/o ambientati sul fronte italiano durante la Grande guerra. Le pagine di Castellani esprimono una dura accusa contro le facili illusioni di una guerra breve e vittoriosa e mettono in evidenza, oscillando tra la crudezza e l’ironia, la macabra contabilità della guerra. La signora con la falce è l’indubbia protagonista dei diversi racconti: la caducità e precarietà della condizione del soldato, l’inutile strage figlia dei ciechi e ottusi interventismi, la violenta cesura con gli affetti più cari, il fragile filo dell’indelebile memoria sono i temi ricorrenti nel libro. L’autore, scrittore e docente di Storia e Filosofia, senza intenti moralistici coglie in pieno l’umanità delle situazioni nei particolari più autentici e all’apparenza più periferici di personaggi dai volti lividi e dalle anime svuotate, che denotano, nonostante tutto, un forte attaccamento alla vita d’ungarettiana memoria. Il libro, vincitore del premio di narrativa inedita Arcangela Todaro-Faranda, è consigliato come lettura d’approfondimento durante ricerche e attività laboratoriali e come momento di confronto e discussione in classe sulle atrocità della guerra e le follie di ieri e di oggi, perpetrate dagli aggressivi nazionalismi bellicisti.

A cura di Lino Valentini

La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti, 1860-1870

Autore: Carmine Pinto
Editore: Laterza 2019
Pagine: 496

7 settembre 1860. Garibaldi entra trionfalmente a Napoli e sbaraglia le truppe borboniche. In ottobre, con il plebiscito, il Regno delle Due Sicilie diventa parte del Regno d’Italia.
Eppure sarebbe stato un processo molto lungo e sanguinario, sullo sfondo di una vera guerra civile. La sequenza degli eventi è ormai un topos nella storia patria ma il saggio di Carmine Pinto - professore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Salerno - ci svela molti aspetti inediti del capitolo della guerra del Mezzogiorno (1860-1870). L'accoglienza riservata a Garibaldi rese irreversibile il cambio di regime. Alla guerra guerreggiata si aggiunse la “guerra mediatica”: stampe, proclami, bandiere collocati nei luoghi pubblici più frequentati e addirittura negli istituti religiosi. Nei luoghi pubblici campeggiava il ritratto di Vittorio Emanuele, il re-soldato. La strategia sociale fu altrettanto abile: per evitare il rischio di sconvolgimenti sociali i garibaldini tutelarono la proprietà.
Allo stesso tempo, si attivò subito la reazione borbonica: l’8 settembre 1860 a Napoli le ingenti truppe borboniche avviarono la loro “eroica guerra”. Dal 30 settembre, a Isernia, si sarebbero riuniti gruppi di notabili che osteggiavano il plebiscito e masse contadine che assaltavano le case dei rivoluzionari. Si formarono oltre un centinaio di bande, soprattutto in Campania, che cominciarono a sferrare attacchi organizzati contro reparti di unionisti meridionali.
La reazione controrivoluzionaria fu corale, tanto da sollecitare l’azione di Francesco II, che formò un nuovo governo e valutò di concedere la Costituzione. Obiettivo: impedire che il Mezzogiorno fosse annesso al Regno sardo. Roma divenne il centro organizzativo della guerra borbonica. A suo favore, attraverso il banchiere Alessandro Torlonia, il papa tentò addirittura un piano di prestito internazionale da 5 milioni di ducati, che però fallì.
Lʼincerta reazione legittimista diede al brigantaggio un valore politico e patriottico. Nel Mezzogiorno iniziò una guerriglia di logoramento ed un’azione criminale di lunga durata. L’organizzazione brigantesca si estese rapidamente diventando assai pericolosa e brutale.
Il Governo unitario, che non riusciva a contrastare il fenomeno, temeva le conseguenze di una prolungata “anarchia”. Per la prima volta sembrò compromesso il successo del Risorgimento, tanto più che le masse del Sud sostenevano i briganti in quanto nemici dei loro nemici, ossia la borghesia terriera, usurpatrice dei beni demaniali.
La guerra al brigantaggio sarebbe diventata un filone dell’arte nazionale. Nel 1864, nell’ambito dell’Esposizione Universale di Torino, si videro dipinti raffiguranti inseguimenti e fucilazioni. L’introduzione della legge Pica legalizzava la repressione, ma veniva anche mostrato l’eroismo dei vinti.
Furono necessari anni per spegnere definitivamente l’offensiva dei briganti. Per quanto prive di un progetto politico, le bande minarono il successo dell’unificazione nazionale.

A cura di Paola Ducato

La Splendida. Venezia, 1499-1509

Autore: Alessandro Marzo Magno
Editore: Laterza 2019
Pagine: 280

Nel decennio 1499-1509 nellʼarea della Laguna si susseguono guerre rovinose: le guerre dʼItalia (1499-1504), la guerra turco-veneziana (1499-1503), la guerra contro lʼImpero (1508), la guerra di Cambrai, ovvero Europa contro Venezia (1508), e la battaglia di Agnadello (1509) con cui Venezia perde tutta la terraferma.
E così, alla fine del decennio Venezia perde gran parte del suo stato de mar, ossia il dominio e il possesso di territori e infrastrutture e la gestione del commercio. Perché, dunque, focalizzare – da parte di Alessandro Marzo Magno – proprio questi anni di sconquasso geopolitico ed economico? Perché proprio in questo periodo Venezia da “potente” si trasforma in “splendente”, edificando pezzo dopo pezzo gli elementi culturali, artistici e urbanistici della sua perdurante magnificenza.
Nel 1499, con ben due conflitti in corso – contro i turchi e contro i fiorentini –, sulla torre di piazza San Marco viene montato lʼorologio «più bello de Italia», miracolo di architettura e tecnologia. Nel 1499 arrivano a Venezia Leonardo da Vinci e il matematico Luca Pacioli, il quale nellʼanno 1500 fa pubblicare gli Elementi di Euclide con la propria introduzione. Artefice di questa rivoluzione su carta è lʼeditore Aldo Manuzio, che realizza la svolta del «portatile», come lui lo chiama (ossia il tascabile), dando origine al libro nella sua moderna fruibilità. Lʼoperazione “portatili classici” si estende con lʼincontro tra Manuzio e Pietro Bembo, che curerà le edizioni tascabili del Canzoniere di Petrarca e della Commedia dantesca. Nel 1500 viene inoltre data alle stampe la mappa cartografica di Venezia in prospettiva, grande sintesi tra competenze scientifiche e capacità artistica. Così come un capolavoro di arte rinascimentale è lʼincisione xilografica di Venezia con il ponte di Rialto (allora ligneo). La veduta viene utilizzata ancora oggi per confrontare la Venezia del tempo con quella attuale.
Nello sfondo del pieno fulgore artistico sopraggiunge però una nuova ferita per la città lagunare: nel 1501, dal Capo di Buona Speranza ritornano in patria le caravelle portoghesi cariche di spezie, inizio di quella “guerra delle spezie” che avrebbe tolto a Venezia lʼegemonia nel settore. Se i mercanti da allora tracceranno altre rotte, intanto le vie dellʼarte dallʼOriente giungono però in Laguna recando antichi bronzi orientali, tra cui statue note come il Giovane pastore e lʼOrante. Nel 1507 a Venezia “torna” anche un ritratto, quello del conquistatore di Costantinopoli, il sultano ottomano Maometto II, fattosi effigiare a suo tempo (1481) dal pittore Gentile Bellini, inviato apposta a Costantinopoli dalla Serenissima.
Pittura, colori e brevetti: il 14 agosto 1507 viene emanato un provvedimento a favore dei panni tinti a Venezia, marchiandoli per evitarne la contraffazione. Vengono inventati due nuovi toni di rosso, il cremisi e lo scarlatto. La “rivoluzione del colore” così realizzata influenzerà tutta la pittura successiva.
Fucina di creazione artistica, architettonica e tecnica, allʼaltezza del 1509 il mito di Venezia la Splendida è ormai consacrato, e – a dispetto di tutte le guerre e le sconfitte – è giunto fino a noi. Sperando solo che adesso il cambiamento climatico e il turismo di massa non riescano là dove fallirono turchi e imperatori.
Alessandro Marzo Magno, veneziano, si è laureato in Storia all'Università Cà Foscari di Venezia. Ha pubblicato diversi libri di carattere storico; tra questi Lʼalba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (Garzanti 2012) vanta diverse ristampe e traduzioni.

A cura di Paola Ducato

Stormbird. La guerra delle Rose

Autore: Conn Iggulden
Editore: PiEmme, 2014
Pagine: 517

Conn Iggulden è uno scrittore londinese (nato nel 1971) che dopo anni di servizio come insegnante di storia in una Public School di Londra si è dedicato a tempo pieno alla narrativa, affermandosi come autore di diverse serie di fortunati romanzi storici ambientati in epoche diverse: cinque romanzi sulla vita di Giulio Cesare, altrettanti sulla stirpe di Gengis Khan e il presente ciclo sulla Guerra delle due rose. Il pubblico italiano ha poca familiarità con questo lungo conflitto – il più lungo e sanguinoso mai combattuto sul suolo britannico - che ha segnato la nascita dell’Inghilterra moderna ed è forse l’ultima guerra feudale d’Europa: nel suo corso si affermano infatti alcune modalità politiche e militari successive, dall’utilitarismo spregiudicato delle alleanze, alla creazione di milizie ‘popolari’ da contrapporre alle cavallerie nobiliari, all’uso delle armi da fuoco.
Stormbird e i tre volumi successivi della serie a cui dà inizio (Trinity, Bloodline, La battaglia di Ravenspur editi tra il 2014 e il 2016) coprono in sequenza cronologica la lotta per il trono tra le famiglie nobiliari dei Lancaster e degli York. L’intera serie spazia tra il 1437 e il 1483; il primo volume, che si può agevolmente leggere come opera a sé stante, si arresta nel 1454, poco prima della crisi che portò allo scontro aperto e definitivo tra le casate. La scrittura di Iggulden presenta due caratteristiche peculiari nell’ambito del romanzo storico: per prima cosa, i personaggi sono praticamente tutti realmente esistiti, tranne poche eccezioni e ci si muove sempre sul terreno della documentazione storica. Più che altro l’autore si concede margini più o meno ampi di rielaborazione di cui poi, e questa è la seconda caratteristica particolare, dà ragione minuziosamente nella nota finale, in cui vengono illustrati il metodo e la ragione dell’intervento di fantasia rispetto alle testimonianze accertate.
Stormbird è un buon esempio di romanzo storico contemporaneo, funzionale, per il suo impianto, come strumento di apprendimento anche grazie al linguaggio attualizzato, alla facilità di interazione con opere di fantasia e ai possibili collegamenti con l’insegnamento dell’Inglese.

A cura di Fabio Varieschi

La misura dellʼuomo

Autore: Marco Malvaldi
Editore: Giunti, 2018
Pagine: 300

Il libro

La vicenda si svolge al Castello sforzesco di Milano durante il governo di Ludovico il Moro, il più splendido mecenate rinascimentale tra le corti del Nord Italia. Il denaro è uno degli attori centrali del romanzo: il signore di Milano profonde ingenti capitali per la dote della giovane Bianca Maria, promessa sposa allʼimperatore Massimiliano dʼAsburgo. Cosicché un rischio di insolvenza accerchia la filiale ambrosiana del Banco dei Medici; ma sarà soprattutto una lettera di credito falsa, trovata in tasca a un uomo assassinato, a creare un cuore “giallo” dentro questa narrazione storica.
Alla corte del Moro spicca Leonardo da Vinci, la cui genialità è oggetto di ammirazione tra realtà e leggenda: le sue macchine belliche, le armature “telecomandate” o le leve capaci di sollevare pesi immensi sembrano prodigi sovrumani. Tutti peraltro sanno che lʼartista-ingegnere tiene un taccuino “segreto”, sacro vademecum dei saperi scientifici più avanzati dellʼepoca. E il genio da Vinci si dovrà cimentare con unʼimpresa “impossibile”: in onore di Francesco Sforza, padre del signore di Milano, costruire un cavallo di enormi proporzioni, da rivestire in bronzo.

Scheda didattica

Periodo storico documentato: il Ducato di Milano nel periodo del suo massimo splendore rinascimentale, sotto lʼegida di Ludovico il Moro, alla cui corte nel 1482 si trasferì Leonardo da Vinci, proponendosi per le proprie capacità nel settore artistico e tecnico. Il romanzo sottolinea soprattutto il ruolo ingegneristico di Leonardo, in unʼepoca in cui re e signori investivano ingenti risorse nellʼammodernamento militare.

Lʼautore: Marco Malvaldi (1974) è un giovane scrittore di formazione scientifica. Essendo laureato in chimica industriale, lʼelemento tecnico-scientifico è un valore aggiunto della sua scrittura, in particolare nella Misura dellʼuomo. Autore di diversi romanzi in chiave poliziesca, Malvaldi dedica un romanzo storico “in giallo” allʼeclettica genialità leonardesca, offrendo al tempo stesso una serie di riflessioni sulle competenze e sul metodo scientifico sintetizzato dal modello di Leonardo.

Contenuto storico: alla fine del XV secolo in Italia si rafforza lʼapparato politico-militare delle signorie. Un processo che prevede lʼapporto di tecnici altamente specializzati tra cui, alla corte di Ludovico il Moro, giganteggia Leonardo. Sullo sfondo, un vivace affresco di re e dinastie signorili tra cui i Medici, gli Estensi, re Carlo VIII e lʼimperatore Massimiliano dʼAsburgo. Lʼaspetto economico svolge un ruolo cruciale nel romanzo: Ludovico ha investito molto denaro nelle attività di cui Leonardo è artefice ma, al tempo stesso, teme che lʼartista possa tradirlo cedendo a proposte più vantaggiose.

Stile narrativo: il racconto è in terza persona, con un “narratore onnisciente” che, a tratti, si rivolge direttamente al lettore contemporaneo per spiegare in dettaglio le credenze o argomentazioni pseudo-scientifiche tipiche dellʼepoca raffigurata.

A cura di Paola Ducato

I Medici: Lorenzo il Magnifico

Autore: Michele Gazo
Editore: Mondadori, 2018
Pagine: 508

Il libro

Il romanzo ha inizio a Firenze nel 1478, anno della congiura guidata dalla famiglia dei Pazzi. Muore Giuliano, mentre Lorenzo, pur gravemente ferito al collo, continua la sua corsa rocambolesca per mettersi in salvo.
Dallʼagguato comincia un lungo flashback narrativo per riprendere le storia dei figli di Piero il Gottoso e per spiegare come si sia arrivati alla congiura ordita e compiuta dai Pazzi. La vicenda è centrata intorno alla vita pubblica e privata di Lorenzo il Magnifico, ma lʼintera galleria della grande famiglia fiorentina riemerge spesso nella narrazione.
Piero, padre di Lorenzo, Giuliano e Bianca, ormai gravemente ammalato, è consapevole dellʼestremo pericolo che corre il “Banco” dei Medici ereditato dal padre Cosimo, sotto la cui guida era divenuto il più grande istituto di credito della penisola. Proprio il nome di Cosimo viene pesantemente ingiuriato da Jacopo dei Pazzi nel giorno del matrimonio di Lorenzo con Clarice Orsini nella chiesa di Santa Croce. Jacopo si rivolge sprezzantemente a Lorenzo dicendogli che Cosimo «ha corrotto lʼanima di Firenze… e noi Pazzi abbiamo dovuto assistere a ciò che ha fatto alla Repubblica». Una vera dichiarazione di guerra. Dʼaltronde, Jacopo Pazzi sa bene che Lorenzo intende rafforzare i legami con il papato, sostenitore del Banco dei Medici fin dalla fondazione, e che il suo matrimonio è solo unʼoperazione di politica finanziaria. Non a caso la fiction narrativa dedica ampio spazio anche allʼ“amor profano” della relazione tra Lorenzo e Lucrezia Donati.
Le pagine conclusive passano della vendetta contro la casata antagonista alla ferocia della repressione organizzata da Lorenzo. Secondo una nota lezione della storia, i colpi di stato, quando falliscono, rafforzano il potere contro il quale erano diretti. Così Lorenzo, forte dellʼappoggio incondizionato dei fiorentini, è ora più che mai saldo al potere. Forse però nei suoi celeberrimi versi rimane unʼeco della mestizia di quellʼorrore, insieme a tutta la precarietà dellʼesistere: «Quantʼè bella giovinezza, / che si fugge tuttavia. / Chi vuol esser lieto, sia: / del doman non vʼè certezza».

Scheda didattica

Lʼautore: Michele Gazo è un appassionato di fiction storica. Il suo primo romanzo, Il flagello di Roma, risale al 2013. Con I Medici: Lorenzo il Magnifico ha iniziato a collaborare con il mondo delle serie televisive.

Contenuto storico: i Medici e segnatamente Lorenzo il Magnifico hanno costruito con cura la propria reggenza politica a Firenze, riuscendo man mano a estendere il proprio dominio sullʼintero territorio toscano. Sono lʼincarnazione dello splendore del mecenatismo, e il romanzo restituisce in modo dettagliato questo contesto culturale, facendo muovere Lorenzo tra le figure degli amici, i filosofi Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, i poeti Pulci e Poliziano, i pittori Sandro Botticelli e Benozzo Gozzoli. Allo stesso tempo, il lettore viene posto al centro delle congiure e dei conflitti derivanti dalla concorrenza tra il grande capitale bancario dei Medici e quello delle altre famiglie fiorentine, tra cui, in primis, quella dei Pazzi.

Valore didattico: la narrazione, comunque ampiamente romanzata, racconta in modo intrigante la grandezza e le zone dʼombra della signoria fiorentina. Lʼepoca di Lorenzo, età dellʼoro della cultura e delle arti, viene ricostruita attraverso immagini, citazioni di testi e di autori che affollano il vissuto quotidiano del protagonista.

Stile e modalità narrativa: romanzo raccontato in terza persona. La tecnica è quella di sovrapporre diversi piani narrativi. I vari moventi, cause e conseguenze delle vicende dei Medici sono presentati in una mescolanza di “giallo” e “rosa”.

A cura di Paola Ducato

Cecilia va alla guerra

Autore: Lia Levi
Editore: Piemme – Il battello a vapore, 2014
Pagine: 240

Il libro

Lia Levi, giornalista e scrittrice italiana, è conosciuta soprattutto per l’autobiografia Una bambina e basta (1994), in cui narra il suo passato di bambina ebrea nell’Italia delle leggi razziali e della Seconda guerra mondiale. In Cecilia va alla guerra l’autrice affronta le vicende del primo conflitto mondiale, raccontando una storia di invenzione, quella di Cecilia Ferrari, una ragazzina che vive nei pressi di Udine e che, dopo l’ingresso dell’Italia in guerra, il 24 maggio 1915, vede partire i suoi cari e i compaesani per il fronte.
Il libro è in forma di diario, con una scrittura chiara e diretta, e i principali fatti storici vengono raccontati senza rinunciare alla complessità, seppur con un linguaggio semplice e comprensibile ai ragazzi. Nella parte iniziale del racconto, ad esempio, Levi affronta il tema della propaganda, parlando di come la maestra in classe si esprima a favore dell’intervento dell’Italia, giudicando eroe chi combatte per la patria, e del dibattito che si innesca in famiglia in cui emergono chiaramente le posizioni degli interventisti e dei nazionalisti; nelle pagine che riguardano il 1917 viene spiegato come, dopo la disfatta di Caporetto, l’esercito italiano avesse riparato dietro il Tagliamento, lasciando che le truppe tedesche entrassero a Udine, abbandonata nel frattempo dagli italiani e dalla famiglia della protagonista.
Ma la storia si tinge anche di giallo: Giancarlo, il fratello di Cecilia, parte volontario senza lasciare inizialmente tracce di quella che è una vera e propria fuga e dalla scrivania del padre, maggiore dell'esercito italiano, scompare un diario di guerra che contiene importanti segreti. Cecilia, aiutata dall’inseparabile amico Marco Zanin, dovrà risolvere il mistero legato a questa scomparsa.

Scheda didattica

Il romanzo è una lettura scorrevole e accattivante per la vena di mistero e di avventura in cui è avvolta la vicenda, è tuttavia anche valido dal punto di vista della ricostruzione storica. La Prima guerra mondiale è infatti raccontata non solo a partire dalle parole della protagonista e narratrice, ma anche in numerose annotazioni e chiose poste a fianco del testo, volte a spiegare in maniera puntuale i fatti storici di cui si parla nel racconto, la cultura dell’epoca, i personaggi, i luoghi e le battaglie del conflitto. In appendice al testo vi è anche una nota storica curata da Luciano Tas, che racconta le cause, gli eventi principali e le conseguenze della Grande guerra.
Sebbene il Novecento sia oggetto di studio della classe terza della Secondaria di primo grado, questa lettura è adatta anche a studenti della classe prima, poiché il quadro storico di riferimento è ben descritto e le note a lato del testo permettono di formarsi un quadro del periodo 1914-18 anche a chi non conosce il tema o ne ha solo sentito genericamente parlare. La lettura non ha bisogno della guida dell’insegnante e può essere svolta in autonomia durante le vacanze estive: gli studenti più capaci e motivati, oltre a seguire la storia di Cecilia, acquisiranno informazioni dettagliate anche sul contesto storico di riferimento, gli altri invece si limiteranno a leggere un racconto avvincente ambientato negli anni della guerra.

A cura di Elena De Marchi

Il Settecento. Il secolo delle rivoluzioni

A cura di: Umberto Eco
Editore: EncycloMedia, 2014
Pagine: 1204

«Il Settecento ha saputo di essere e, in larga misura, ha voluto essere un secolo rivoluzionario. Eppure i secoli precedenti hanno visto dei mutamenti forse ancora più radicali: la scoperta di nuovi commerci e l’avvio di una storia veramente mondiale, la lacerazione confessionale, la formazione dello Stato moderno. Eppure il Settecento può essere considerato il primo secolo moderno perché la propria modernità, nel senso di discontinuità con il passato, l’ha rivendicata orgogliosamente.»
L’epoca del razionalismo filosofico ha impresso un nuovo ritmo nella linearità di sviluppo della Storia. Parola-chiave: rivoluzione. Giganteggiano le due svolte politiche, la Rivoluzione americana e quella francese. Nondimeno il XVIII secolo annovera tante altre rivoluzioni, agricola commerciale, industriale, sociale, filosofica.
Le consapevoli discontinuità del Settecento si sviluppano in un’ampia gamma di prospettive. Quella sociale vede l’inarrestabile ascesa delle borghesie; quella antropologica corrisponde all’affermazione della individualità. Ne fa sintesi la frase di Cesare Beccaria: «La società è l’unione degli individui», del tutto nuova rispetto alla precedente concezione per cui «la società era l’unione delle famiglie».
Il Settecento è, per definizione, “l’età delle rivoluzioni”, per quanto così diverse tra loro in merito alle premesse e all’esito. Quella americana viene originata dallo scontro tra colonie e madrepatria, e sospinta dalle idee illuministe di libertà e “pubblica felicità”. Nella Rivoluzione francese, la “rivoluzione della fame”, per lo scrittore Jules Michelet, la guida borghese cede molto presto all’irruzione della violenza popolare. Dai due snodi di fine Settecento sono nati, rispettivamente, gli Stati Uniti e la Francia contemporanea, dall’intransigente laicità.
Come non fare riferimento, poi, alla poderosa rivoluzione intellettuale del secolo dei lumi, con l’altrettanto importante rivoluzione copernicana kantiana, che pone al centro dell’attività conoscitiva l’uomo e non più la realtà esterna. Su un piano più materiale si colloca invece la rivoluzione delle tecnologie e dei trasporti. E ancora: la rivoluzione agricola, circoscritta in verità a poche aree dell’Europa centro-occidentale; e, ovviamente, la rivoluzione industriale, punto di arrivo delle tecnologie applicate alla dimensione del lavoro.
I due poderosi volumi di questa “encyclomedia” sono costruiti come una serie di anelli concentrici dedicati a eventi, fenomeni sociali, scontri bellici e supremazie coloniali, nuove dottrine economiche e rotte geografiche della cosiddetta “economia-mondo”, riforme amministrative e civili, vita pubblica e quotidiana, nuovi consumi di massa e di nicchia, uomini e donne di potere, questioni religiose e “liturgie” rivoluzionarie, le Dichiarazioni dei diritti e le prime Costituzioni moderne. Le tante micro-trattazioni tematiche si aprono e ri-aprono annodandosi ai grandi eventi che scandiscono il secolo.
Tutto questo rispettando rigorosamente i confini cronologici prefissati, troncando – forse un po’ troppo – di netto la trattazione con il colpo di Stato di Napoleone Bonaparte (1799), il cui cesarismo chiude effettivamente un’epoca per aprire un nuovo corso degli eventi.
I due tomi, a cura di Umberto Eco, hanno sì struttura enciclopedica per dimensioni ma con una forma di comunicazione vivace e immediata in stile giornalistico. Il coinvolgimento nella lettura, che può essere fatta a salti, selezionando parti dell’opera, è assicurato anche dalla presenza di ponti di collegamento storici con il presente.

A cura di Paola Ducato

Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016)

Autore: Riccardo Calimani
Editore: Mondadori, 2016
Pagine: 437

Nel cinquecentesimo anniversario dalla sua fondazione, Riccardo Calimani ripropone una riveduta e aggiornata edizione della sua Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016), Mondadori, 2016, con il preciso intento non di commemorare l’evento, ma di far riflettere il lettore sul destino di segregazione e discriminazione della comunità ebraica veneziana nel primo ghetto (da getto, cioè fonderia) della storia. La bravura dell’autore, stimato studioso di storia dell’ebraismo e, come ricorda nel libro, primo della famiglia Calimani ad essere nato fuori dal ghetto, è quella di raccontare gli avvenimenti conosciuti e ufficiali della storia del ghetto di Venezia, dall’atto di nascita nella cristianissima Repubblica della Serenissima (29 marzo 1516) fino all’attualità, intrecciandoli con quelli delle singole esistenze di famiglie, uomini e donne sconosciuti, alle prese con i problemi della quotidianità, a volte drammatici, come le pagine buie e violente delle leggi razziali e delle conseguenti persecuzioni e deportazioni nazifasciste. Le memorie delle tante storie individuali crescono e si fondono con quelle collettive creando una narrazione vivida e documentata: non solo intellettuali, cantori, rabbini e personalità note sono i protagonisti del libro, ma gente comune, bottegai, mercanti, tipografi, cambiavalute, solerti e dinamici nei calli e campielli del ghetto. Non solo storie di disprezzo ed emarginazione, di chiusura e controllo sociale sui “giudei”, ma anche di trattative e legami, spesso interessati, con le istituzioni; storie di una difficile e diffidente integrazione, sostenuta dall’ingegno e dalle capacità umane e imprenditoriali degli ebrei veneziani, capaci di oltrepassare le barriere pregiudiziali e di creare crepe nei muri fisici e ideologici. Sullo sfondo del racconto domina la figura del mercante Shylock, frutto della geniale fantasia shakespeariana, ma quanto mai reale e potente nel sapere rappresentare il bisogno di riconoscimento e rispetto dovuto all’uomo e all’intera comunità ebraica lagunare e mondiale.

A cura di Lino Valentini

Guerra Santa contro i Turchi. La crociata impossibile di Carlo V

Autore: Marco Pellegrini
Editore: Il Mulino, 2015
Pagine: 416

Il libro racconta le origini di un progetto dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, irrealizzato e forse irrealizzabile ma ben radicato da secoli nello spirito identitario spagnolo (natio hiberica): quello di organizzare una spedizione internazionale in grado di frenare l’espansionismo della Mezzaluna Ottomana dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e la temporanea occupazione di Otranto (1480-81). Una moderna “crociata del mare”, la cui storia deve essere ancora completamente scritta, che si modella sulle Guerre della Croce medievali, motivata dalla custodia maris da parte dei sovrani cristiani contro “l’emergenza insicurezza” e causata dalla prorompente rinascita della potenza marittima musulmana, una specie di “seconda islamizzazione del mondo”.
Carlo V raccolse gli appelli che la chiesa di Roma nei decenni precedenti aveva lanciato contro l’avanzata ottomana nei Balcani e nel Mediterraneo orientale e che attecchirono entusiasticamente nella penisola iberica, alle prese con l’ultima fase della Reconquista (presa di Granada nel 1492) e con una pirateria nordafricana (Barberia) sempre più aggressiva. Prese così forma l’idea di una rinnovata crociata nazionale spagnola, santa, giusta e soprattutto, su scala planetaria e universalista. L’autore, docente di Storia moderna e Storia del Rinascimento all’Università di Bergamo, ricompone con chiarezza e precisione le premesse ideologiche e religiose, le motivazioni socioculturali, le difficoltà politiche e finanziarie incontrate nell’organizzare e coordinare l’impresa, complici, in special modo, le forti divisioni presenti nella Societas Christiana del tempo. Il libro approfondisce pagine di storia spesso studiate sommariamente o addirittura trascurate sui banchi di scuola.

A cura di Lino Valentini

Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525

Autori: Marco Scardigli, Andrea Santangelo
Editore: Utet, 2015
Pagine: 199

Dal singolare all’universale, dal territorio locale agli scenari europei, questo è l’intrigante percorso narrativo, che Marco Scardigli e Andrea Santangelo sviluppano in “Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525”. Nodo focale è la battaglia di Pavia “fatto d’arme tra i più sorprendenti della storia militare” e decisivo momento per comprendere gli sviluppi della storia nazionale e internazionale dei due secoli successivi. Sullo sfondo della storia si staglia il conflitto per l’egemonia continentale tra l'imperatore (1519) del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo, e il re di Francia Francesco I di Valois. In primo piano sta la contesa per il ducato di Milano, terra florida e strategicamente determinante per la geopolitica del tempo, passato nel 1522 agli imperiali dopo la battaglia della Bicocca. L’assedio alla città di Pavia, da parte delle fanteria e della cavalleria nobile francese in cerca di rivincita, la fa da assoluta protagonista. I due autori, studiosi esperti di storia militare, mediante la letture della memorialistica e lo studio delle stampe e dei disegni dell’epoca, ricostruiscono le vicende della battaglia dalla prospettiva di sei personaggi, uomini e donne, italiani e stranieri, cavalieri e archibugieri, assedianti e assediati, dando voce ad un avvincente racconto dialogato capace di far rivivere luoghi, tempi e mentalità. “Le armi del diavolo”, archibugi e moschetti, di dubbia efficacia bellica fino a quel momento, assurgeranno al ruolo di risolutivi propulsori del cambiamento degli equilibri militari, e di conseguenza politici e economici. La vittoria, d’ora in poi, non dipenderà più dalla potenza del numero e dal vigore dei soldati, ma nell’uso e perfezionamento delle nuove tecnologie. Come ricordava Pietro Aretino a Giovanni dalle Bande Nere (coinvolto nello scontro campale pavese dalla parte francese), nel film il “Mestiere delle armi” (2001) di Ermanno Olmi, “le nuove armi cambiano le guerre … ma sono le guerre che cambiano il mondo”.

A cura di Lino Valentini

I dieci errori di Napoleone. Sconfitte, cadute e illusioni dell’uomo che voleva cambiare la storia

Autore: Sergio Valzania
Editore: Mondadori, 2016
Pagine: 232

Con questo libro, Sergio Valzania, giornalista e studioso di comunicazione, ribalta la tradizionale e consolidata prospettiva di studio su Napoleone Bonaparte (1769 -1821), focalizzando l’attenzione, non tanto sui notori successi strategici e politici, quanto sui suoi errori nella vita pubblica e privata. L’intento non è certo quello, scontato, di mettere in luce le fragilità dell’uomo e del generale ma, al contrario, di sondarne e comprenderne la complessa umanità nelle ardue e tormentate prove dei fallimenti. L’errore è pur sempre un’espressione di libere scelte personali e questo fa di Napoleone, non un semplice funzionario nelle mani dell’astuto “spirito del mondo” di hegeliana memoria, ma una soggettività forte e contrastata, immersa nelle problematiche del suo tempo. Difetti e pregi, cadute e slanci non sono altro che facce di una medesima medaglia.
I dieci episodi, selezionati ed elencati secondo un arbitrario punto di vista, come espressamente dichiara l’autore nell’introduzione, dalla rottura della pace di Amiens (1802) fino alla scelta dei comandanti nella campagna del Belgio (1815), passando attraverso la disastrosa spedizione in Russia (1812), sono raccontati con dovizia di particolari biografici e militari, a partire dalla disfatta finale, autentico spartiacque della storia, di Waterloo (18 giugno 1815). Ne esce un libro di godibile lettura, ben documentato, senza grandi ambizioni d’originalità storiografico-interpretativa, ma sicuramente utile a cogliere le contraddittorie sfaccettature e i lati oscuri del politico, del militare, del liberatore, del dispotico Bonaparte.

A cura di Lino Valentini

 

Elena De Marchi è dottoressa di ricerca in Società europea e vita internazionale nell’età moderna e contemporanea presso l’Università di Milano.

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.infoRifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015, edizione Guardastelle, Perugia, 2015.

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Fabio Varieschi, nato a Milano nel 1965, è docente di Latino e Greco. Ha conseguito il dottorato in Filologia classica presso l’Università di Torino. Ha pubblicato edizioni commentate di Ovidio, Amores, per Oscar Mondadori e Virgilio, Eneide. Libro VI, per i Classici Signorelli. È autore di diverse pubblicazioni scientifiche e coautore di testi per la scuola.