Letture. Storia moderna e contemporanea

Guerra Santa

LIBRI IN CLASSE

Il Settecento. Il secolo delle rivoluzioni a cura di Umberto Eco
Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016) di Riccardo Calimani
Guerra Santa contro i Turchi. La crociata impossibile di Carlo V di Marco Pellegrini
Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525 di Marco Scardigli e Andrea Santangelo
I dieci errori di Napoleone. Sconfitte, cadute e illusioni dell’uomo che voleva cambiare la storia di Sergio Valzania

Il Settecento. Il secolo delle rivoluzioni

A cura di: Umberto Eco
Editore: EncycloMedia, 2014
Pagine: 1204

«Il Settecento ha saputo di essere e, in larga misura, ha voluto essere un secolo rivoluzionario. Eppure i secoli precedenti hanno visto dei mutamenti forse ancora più radicali: la scoperta di nuovi commerci e l’avvio di una storia veramente mondiale, la lacerazione confessionale, la formazione dello Stato moderno. Eppure il Settecento può essere considerato il primo secolo moderno perché la propria modernità, nel senso di discontinuità con il passato, l’ha rivendicata orgogliosamente.»
L’epoca del razionalismo filosofico ha impresso un nuovo ritmo nella linearità di sviluppo della Storia. Parola-chiave: rivoluzione. Giganteggiano le due svolte politiche, la Rivoluzione americana e quella francese. Nondimeno il XVIII secolo annovera tante altre rivoluzioni, agricola commerciale, industriale, sociale, filosofica.
Le consapevoli discontinuità del Settecento si sviluppano in un’ampia gamma di prospettive. Quella sociale vede l’inarrestabile ascesa delle borghesie; quella antropologica corrisponde all’affermazione della individualità. Ne fa sintesi la frase di Cesare Beccaria: «La società è l’unione degli individui», del tutto nuova rispetto alla precedente concezione per cui «la società era l’unione delle famiglie».
Il Settecento è, per definizione, “l’età delle rivoluzioni”, per quanto così diverse tra loro in merito alle premesse e all’esito. Quella americana viene originata dallo scontro tra colonie e madrepatria, e sospinta dalle idee illuministe di libertà e “pubblica felicità”. Nella Rivoluzione francese, la “rivoluzione della fame”, per lo scrittore Jules Michelet, la guida borghese cede molto presto all’irruzione della violenza popolare. Dai due snodi di fine Settecento sono nati, rispettivamente, gli Stati Uniti e la Francia contemporanea, dall’intransigente laicità.
Come non fare riferimento, poi, alla poderosa rivoluzione intellettuale del secolo dei lumi, con l’altrettanto importante rivoluzione copernicana kantiana, che pone al centro dell’attività conoscitiva l’uomo e non più la realtà esterna. Su un piano più materiale si colloca invece la rivoluzione delle tecnologie e dei trasporti. E ancora: la rivoluzione agricola, circoscritta in verità a poche aree dell’Europa centro-occidentale; e, ovviamente, la rivoluzione industriale, punto di arrivo delle tecnologie applicate alla dimensione del lavoro.
I due poderosi volumi di questa “encyclomedia” sono costruiti come una serie di anelli concentrici dedicati a eventi, fenomeni sociali, scontri bellici e supremazie coloniali, nuove dottrine economiche e rotte geografiche della cosiddetta “economia-mondo”, riforme amministrative e civili, vita pubblica e quotidiana, nuovi consumi di massa e di nicchia, uomini e donne di potere, questioni religiose e “liturgie” rivoluzionarie, le Dichiarazioni dei diritti e le prime Costituzioni moderne. Le tante micro-trattazioni tematiche si aprono e ri-aprono annodandosi ai grandi eventi che scandiscono il secolo.
Tutto questo rispettando rigorosamente i confini cronologici prefissati, troncando – forse un po’ troppo – di netto la trattazione con il colpo di Stato di Napoleone Bonaparte (1799), il cui cesarismo chiude effettivamente un’epoca per aprire un nuovo corso degli eventi.
I due tomi, a cura di Umberto Eco, hanno sì struttura enciclopedica per dimensioni ma con una forma di comunicazione vivace e immediata in stile giornalistico. Il coinvolgimento nella lettura, che può essere fatta a salti, selezionando parti dell’opera, è assicurato anche dalla presenza di ponti di collegamento storici con il presente.

A cura di Paola Ducato

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.info; Rifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015 edizione Guardastelle, Perugia, 2015.

Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016)

Autore: Riccardo Calimani
Editore: Mondadori, 2016
Pagine: 437

Nel cinquecentesimo anniversario dalla sua fondazione, Riccardo Calimani ripropone una riveduta e aggiornata edizione della sua Storia del ghetto di Venezia. (1516-2016), Mondadori, 2016, con il preciso intento non di commemorare l’evento, ma di far riflettere il lettore sul destino di segregazione e discriminazione della comunità ebraica veneziana nel primo ghetto (da getto, cioè fonderia) della storia. La bravura dell’autore, stimato studioso di storia dell’ebraismo e, come ricorda nel libro, primo della famiglia Calimani ad essere nato fuori dal ghetto, è quella di raccontare gli avvenimenti conosciuti e ufficiali della storia del ghetto di Venezia, dall’atto di nascita nella cristianissima Repubblica della Serenissima (29 marzo 1516) fino all’attualità, intrecciandoli con quelli delle singole esistenze di famiglie, uomini e donne sconosciuti, alle prese con i problemi della quotidianità, a volte drammatici, come le pagine buie e violente delle leggi razziali e delle conseguenti persecuzioni e deportazioni nazifasciste. Le memorie delle tante storie individuali crescono e si fondono con quelle collettive creando una narrazione vivida e documentata: non solo intellettuali, cantori, rabbini e personalità note sono i protagonisti del libro, ma gente comune, bottegai, mercanti, tipografi, cambiavalute, solerti e dinamici nei calli e campielli del ghetto. Non solo storie di disprezzo ed emarginazione, di chiusura e controllo sociale sui “giudei”, ma anche di trattative e legami, spesso interessati, con le istituzioni; storie di una difficile e diffidente integrazione, sostenuta dall’ingegno e dalle capacità umane e imprenditoriali degli ebrei veneziani, capaci di oltrepassare le barriere pregiudiziali e di creare crepe nei muri fisici e ideologici. Sullo sfondo del racconto domina la figura del mercante Shylock, frutto della geniale fantasia shakespeariana, ma quanto mai reale e potente nel sapere rappresentare il bisogno di riconoscimento e rispetto dovuto all’uomo e all’intera comunità ebraica lagunare e mondiale.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Guerra Santa contro i Turchi. La crociata impossibile di Carlo V

Autore: Marco Pellegrini
Editore: Il Mulino, 2015
Pagine: 416

Il libro racconta le origini di un progetto dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, irrealizzato e forse irrealizzabile ma ben radicato da secoli nello spirito identitario spagnolo (natio hiberica): quello di organizzare una spedizione internazionale in grado di frenare l’espansionismo della Mezzaluna Ottomana dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e la temporanea occupazione di Otranto (1480-81). Una moderna “crociata del mare”, la cui storia deve essere ancora completamente scritta, che si modella sulle Guerre della Croce medievali, motivata dalla custodia maris da parte dei sovrani cristiani contro “l’emergenza insicurezza” e causata dalla prorompente rinascita della potenza marittima musulmana, una specie di “seconda islamizzazione del mondo”.
Carlo V raccolse gli appelli che la chiesa di Roma nei decenni precedenti aveva lanciato contro l’avanzata ottomana nei Balcani e nel Mediterraneo orientale e che attecchirono entusiasticamente nella penisola iberica, alle prese con l’ultima fase della Reconquista (presa di Granada nel 1492) e con una pirateria nordafricana (Barberia) sempre più aggressiva. Prese così forma l’idea di una rinnovata crociata nazionale spagnola, santa, giusta e soprattutto, su scala planetaria e universalista. L’autore, docente di Storia moderna e Storia del Rinascimento all’Università di Bergamo, ricompone con chiarezza e precisione le premesse ideologiche e religiose, le motivazioni socioculturali, le difficoltà politiche e finanziarie incontrate nell’organizzare e coordinare l’impresa, complici, in special modo, le forti divisioni presenti nella Societas Christiana del tempo. Il libro approfondisce pagine di storia spesso studiate sommariamente o addirittura trascurate sui banchi di scuola.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525

Autori: Marco Scardigli, Andrea Santangelo
Editore: Utet, 2015
Pagine: 199

Dal singolare all’universale, dal territorio locale agli scenari europei, questo è l’intrigante percorso narrativo, che Marco Scardigli e Andrea Santangelo sviluppano in “Le armi del Diavolo. Anatomia di una battaglia: Pavia, 24 febbraio 1525”. Nodo focale è la battaglia di Pavia “fatto d’arme tra i più sorprendenti della storia militare” e decisivo momento per comprendere gli sviluppi della storia nazionale e internazionale dei due secoli successivi. Sullo sfondo della storia si staglia il conflitto per l’egemonia continentale tra l'imperatore (1519) del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo, e il re di Francia Francesco I di Valois. In primo piano sta la contesa per il ducato di Milano, terra florida e strategicamente determinante per la geopolitica del tempo, passato nel 1522 agli imperiali dopo la battaglia della Bicocca. L’assedio alla città di Pavia, da parte delle fanteria e della cavalleria nobile francese in cerca di rivincita, la fa da assoluta protagonista. I due autori, studiosi esperti di storia militare, mediante la letture della memorialistica e lo studio delle stampe e dei disegni dell’epoca, ricostruiscono le vicende della battaglia dalla prospettiva di sei personaggi, uomini e donne, italiani e stranieri, cavalieri e archibugieri, assedianti e assediati, dando voce ad un avvincente racconto dialogato capace di far rivivere luoghi, tempi e mentalità. “Le armi del diavolo”, archibugi e moschetti, di dubbia efficacia bellica fino a quel momento, assurgeranno al ruolo di risolutivi propulsori del cambiamento degli equilibri militari, e di conseguenza politici e economici. La vittoria, d’ora in poi, non dipenderà più dalla potenza del numero e dal vigore dei soldati, ma nell’uso e perfezionamento delle nuove tecnologie. Come ricordava Pietro Aretino a Giovanni dalle Bande Nere (coinvolto nello scontro campale pavese dalla parte francese), nel film il “Mestiere delle armi” (2001) di Ermanno Olmi, “le nuove armi cambiano le guerre … ma sono le guerre che cambiano il mondo”.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

I dieci errori di Napoleone. Sconfitte, cadute e illusioni dell’uomo che voleva cambiare la storia

Autore: Sergio Valzania
Editore: Mondadori, 2016
Pagine: 232

Con questo libro, Sergio Valzania, giornalista e studioso di comunicazione, ribalta la tradizionale e consolidata prospettiva di studio su Napoleone Bonaparte (1769 -1821), focalizzando l’attenzione, non tanto sui notori successi strategici e politici, quanto sui suoi errori nella vita pubblica e privata. L’intento non è certo quello, scontato, di mettere in luce le fragilità dell’uomo e del generale ma, al contrario, di sondarne e comprenderne la complessa umanità nelle ardue e tormentate prove dei fallimenti. L’errore è pur sempre un’espressione di libere scelte personali e questo fa di Napoleone, non un semplice funzionario nelle mani dell’astuto “spirito del mondo” di hegeliana memoria, ma una soggettività forte e contrastata, immersa nelle problematiche del suo tempo. Difetti e pregi, cadute e slanci non sono altro che facce di una medesima medaglia.
I dieci episodi, selezionati ed elencati secondo un arbitrario punto di vista, come espressamente dichiara l’autore nell’introduzione, dalla rottura della pace di Amiens (1802) fino alla scelta dei comandanti nella campagna del Belgio (1815), passando attraverso la disastrosa spedizione in Russia (1812), sono raccontati con dovizia di particolari biografici e militari, a partire dalla disfatta finale, autentico spartiacque della storia, di Waterloo (18 giugno 1815). Ne esce un libro di godibile lettura, ben documentato, senza grandi ambizioni d’originalità storiografico-interpretativa, ma sicuramente utile a cogliere le contraddittorie sfaccettature e i lati oscuri del politico, del militare, del liberatore, del dispotico Bonaparte.

A cura di Lino Valentini

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.