Letture. Luigi Luca Cavalli Sforza

Genetica Luigi Cavalli Sforza

LIBRI IN CLASSE

Scienziato e antropologo, Luigi Luca Cavalli Sforza (Genova, 25 gennaio 1922 – Belluno, 31 agosto 2018) è scomparso di recente all’età di 96 anni, lasciandoci studi e opere di grande valore che, partendo dalla genetica delle popolazioni, finalizzata allo studio dell’evoluzione umana, si sono estese a molteplici ambiti culturali, gettando un fecondissimo ponte tra le scienze naturali e quelle sociali.

Lino Valentini, Paola Ducato

Storia e geografia dei geni umani, scritto con Paolo Menozzi e Alberto Piazza e pubblicato in inglese nel 1994 (prima edizione italiana del 1997, IV ed. Adelphi, Milano, 2000) è un’opera fondamentale per comprendere il rapporto fra il nostro patrimonio genetico e la storia delle civiltà, in quanto ricostruisce l’evoluzione di Homo sapiens e del suo progressivo popolamento della Terra, dimostrando l’inconsistenza della distinzione tra razze. «Questo è lo studio a tutt’oggi più completo delle variazioni genetiche umane e getta le basi di ogni futura ricerca sull’antropologia genetica. Una straordinaria commistione di sintesi e analisi», secondo la rivista “Science”.

La transizione neolitica e la genetica di popolazioni in Europa, scritto con Albert J. Ammerman (Boringhieri, I edizione, 1986, Torino) è divenuto un classico interdisciplinare sulla distribuzione geografica globale delle frequenze geniche nello spazio e nel tempo.

Di sicuro valore formativo sono L’evoluzione della cultura (Codice Edizioni, Torino, 2016), che studia la comparazione tra evoluzione biologica e culturale, e Chi siamo: la storia della diversità umana (Codice Edizioni, Torino, 2013), nel quale si dimostra «l’origine comune africana dell’umanità moderna, smontando pezzo per pezzo il concetto di razza, portando con sé un messaggio di unità e tolleranza».
A questi aggiungiamo, dello stesso editore, Ancora una volta ero io il curioso del 2011, nel quale l’autore ripercorre i momenti fondamentali della sua formazione umana e professionale: un «viaggio umano e professionale straordinario, alimentato dalla spinta di una curiosità insaziabile, caratteristica fondamentale dell’uomo prima ancora che dello scienziato», dal laboratorio di Ronald Fisher a Cambridge alla foresta tropicale centrafricana fino alle aule universitarie di Stanford.

Segnaliamo inoltre un valido testo antologico scritto a più mani, Le radici prime dell'Europa. Gli intrecci genetici, linguistici, storici (Bruno Mondadori, Milano 2001) che intende «pensare la storia d'Europa in una prospettiva planetaria» e fornire «un approccio multidisciplinare all'evoluzione della specie umana», come ricorda lo stesso Cavalli Sforza nel saggio iniziale.

Attuale e di grande valore educativo è il dialogo Razzismo e noismo: le declinazioni del noi e l’esclusione dell’altro (Einaudi, Torino, 2013) tra lo scienziato e la studiosa della Shoah e dei totalitarismi del Novecento Daniela Padoan, che aiuta a riflettere sulle «sulle radici culturali del razzismo e sulle forme benefiche e positive del “noi”». Un «album di famiglia che include i 10 000 anni in cui Homo sapiens sapiens, dopo aver soppiantato le altre specie umane, ha codificato l'egoismo e la sopraffazione in istituzioni sociali e politiche, basate sulla proprietà privata, la guerra e lo schiavismo».

Per una visione d’insieme dell’autore consigliamo La specie prepotente (ESR, Milano 2010) che illustra «il racconto avvincente della globalizzazione umana a partire da ripetute uscite “out of Africa”, ripercorsa attraverso i tracciati lasciati dai geni, dai ritrovamenti archeologici, dalle parentele culturali e dalle possibili corrispondenze fra l'albero genetico e quello delle famiglie linguistiche». Il tutto completato e arricchito da «indicazioni di metodo sull'importanza della statistica e del calcolo delle probabilità, su come far convergere prove multidisciplinari».

Ideato e scritto insieme al figlio Francesco, La scienza della felicità (Mondadori, Milano, 1997) indaga sulla domanda millenaria dell’uomo alla ricerca del bene più prezioso e cerca «di indirizzare gli uomini di oggi sulla via del benessere e della felicità. Rendendoli consapevoli delle sfide del loro tempo e guidandoli alla scoperta delle ragioni della vita». Utile guida, capace di coniugare filosofia, religione, genetica e biologia.

Pensato come manuale per le scuole superiori, Razza o pregiudizio? (Mondadori, Milano, 1996) nasce con l’intento di divulgare agli studenti, in maniera chiara e distinta, l’idea centrale della negazione dell’esistenza di una razza pura, individuando le origini dell’umanità nel continente africano e ricostruendone l’evoluzione.
Di grande interesse didattico è anche il testo Homo sapiens: la grande storia della diversità umana (Codice Edizioni, Torino, 2012), prodotto come catalogo della mostra itinerante ideata da Cavalli Sforza e Pievani, visibile attualmente on line sul sito del MUDEC (Museo delle Culture) di Milano. L’esposizione, che si propone di «raccontare da dove veniamo e come siamo riusciti a popolare l’intero pianeta», è un grande laboratorio interdisciplinare che mette in relazione gli studi e le ricerche di linguisti, genetisti, antropologi e paleoantropologici. Essa narra di una storia umana plurale e ramificata, caratterizzata da un’iniziale specie migrante africana che uscendo dal continente natio ha prodotto e sviluppato uno «straordinario ventaglio di diversità».
Le presentazioni video, eseguibili agli indirizzi https://youtu.be/cx1SumbuPzQ e https://youtu.be/PiSy32CvWeQ, sono un’ottima guida per comprendere sia la struttura organizzativa che la filosofia che fa da filo conduttore alla mostra stessa. In un altro video reperibile su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=pUdtE5aNymE il prof. Cavalli Sforza presenta in sintesi il senso complessivo della mostra.
Interessante anche l'intervista alla “Stampa” sulla mostra, in occasione della sua esposizione a Novara, dal titolo La grande storia della diversità umana non ha più segreti, nella quale, in risposta alla domanda su quali altri grandi cambiamenti attendono il mondo e la nostra specie, il prof. Cavalli Sforza afferma che «Il futuro dipende molto dalla nostra capacità di usare l’intelligenza per limitare in modo razionale la crescita, per non litigare e per sviluppare un rispetto universale all’interno della nostra specie, ma anche verso tutto il resto del mondo vivente».

In un lungo video tratto da un intervento al Festival della Mente di Sarzana del 2009 il genetista e antropologo sintetizza in maniera molto lucida le differenze fondamentali tra la lenta e orizzontale evoluzione biologica, caratterizzata dalla trasmissione e mutazione del codice genetico, e la rapida e verticale evoluzione culturale, che ha nella nascita e nello sviluppo del linguaggio il suo elemento fondamentale. Il linguaggio è l'elemento distintivo dell'evoluzione umana, in quanto la comunicazione diventa un potentissimo strumento di organizzazione, controllo e dominio sull’ambiente circostante.

Di sicuro interesse risulta essere anche la conferenza di Genova del 30 marzo 2012 nella quale Cavalli Sforza con il figlio Francesco raccontano di come Homo sapiens abbia conquistato il mondo a partire dalle regioni dell’Africa orientale, spinti dal bisogno di cibo e dalle cattive condizioni igieniche, aumentando sempre più di numero e prendendo via via il sopravvento sull’ambiente naturale. Con l’invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento degli animali, diffusa inizialmente nel Medio Oriente, l’uomo non dipende più dalla natura ma se ne fa padrone, producendo più disponibilità alimentare e innescando così una fortissima crescita demografica. Ma le ragioni di questo straordinario successo evolutivo sono riconducibili, ancora una volta, alle elaborate capacità comunicative che hanno permesso una progressiva organizzazione sociale, decisiva per controllare l’intero pianeta. Assolutamente da utilizzare in classe in chiave didattica, per un’introduttiva lezione multimediale d’antropologia.

Focus

Luigi Luca Cavalli Sforza, Lʼevoluzione della cultura. Proposte concrete per studi futuri, Codice edizioni, Torino 2004

Cosa sono le “razze”? Un fondamento biologico o una ideologica costruzione sociale?
Il grande genetista, recentemente scomparso, Luca Cavalli Sforza (1922-2018) articola la sua risposta in un saggio di carattere divulgativo. La sua tesi può essere riassunta così: l’uomo è un animale “genetico” il cui apprendimento però “è largamente appreso, nonostante diverse predisposizioni”.
Di fatto, la differenza genetica tra due popoli oscilla tra i valori 90 e 100, ossia il 10 per cento. Per cui “le differenze su cui un razzista può contare per dimostrare che la sua razza è migliore sono pochissime, e abbiamo altre buone ragioni per ritenere che il razzismo sia irragionevole... Siamo una specie molto giovane e la differenziazione che ha potuto svilupparsi è molto limitata. Siamo colpiti dalla differenza del colore della pelle, dovuta all’adattamento a climi molto diversi. Ma tale differenza è connessa a ben pochi geni”.
L’uomo è, dunque, un ponte tra natura e cultura con la preponderanza di quest’ultima, la cui evoluzione imprime nell’essere umano un equivalente processo di trasformazione. Avviene un processo di differenziazione assai più rapido e ampio attraverso la mediazione culturale che attraverso l’ereditarietà biologica. Anzi, l’evoluzione culturale è largamente indipendente dal fattore biologico, la sua influenza è più pervasiva e, d’altronde, “la parola evoluzione è molto vicina a storia”.
Il divario tra natura e cultura viene superato, tra gli altri fattori, anche dall’elemento migrazione. “Ovviamente – scrive lo studioso – bisogna distinguere tra migrazione genetica, avente un’influenza diretta sui geni, e la migrazione culturale che influenza i comportamenti”. Mentre la trasmissione genetica segue una lenta dinamica di connessione, la migrazione culturale rappresenta un poderoso salto evolutivo a causa della velocità e della pervasività nella mutazione che provoca nei comportamenti dei vari gruppi sociali.
Così, se da una parte la trasmissione genetica “è conservatrice anche se variabile”, dall’altra, la trasmissione culturale diffonde invece i geni divenendo “motore veicolare di cambiamento”. Tema che, nato da una specificità accademica, è diventato oggi più che mai un argomento socialmente assai sensibile.

(a cura di Paola Ducato)

 

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.info; Rifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015 edizione Guardastelle, Perugia, 2015.

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.