Storia per l’estate

Donna che legge in prato fiorito

LIBRI IN CLASSE

La scuola nel Medioevo. Secoli VI – XV di Paolo Rosso
Che cosa resta del ‘68 di Paolo Pombeni
La Repubblica inquieta. L’Italia della Costituzione. 1946-1948 di Giovanni De Luna
Considerate che avevo quindici anni. Il diario di prigionia di Magda Minciotti tra Resistenza e deportazione di Anna Paola Moretti
Omissis 01. La vera storia di Rosa Amato. Camorrista per vendetta, pentita per amore di Fabrizio Capecelatro

A cura di Lino Valentini e Paola Ducato

La scuola nel Medioevo. Secoli VI – XV

Autore: Paolo Rosso
Editore: Carocci, 2018
Pagine: 312

Raccontare nove secoli di storia della scuola medievale non è semplice, significa saper intrecciare variegati settori d’indagine, dai mutamenti didattici e pedagogici a quelli della trasmissione dei saperi, dalla geografia degli spazi e dei centri d’insegnamento al ruolo culturale della religione. Paolo Rosso riesce benissimo nell’impresa. Lo studio della scuola diventa uno straordinario “osservatorio” per conoscere e comprendere la mentalità di un’intera società nelle sue componenti strutturali, sia diacroniche che sincroniche. Che cosa veniva insegnato e con quali modalità? A chi era rivolto l’insegnamento? Per quali motivi si studiava? E ancora, quale cultura veniva trasmessa? A queste e ad altre domande intende rispondere l’autore, apprezzato medievista dell’Università di Torino. Il libro è strutturato in quattro parti secondo un preciso criterio di periodizzazione: si parte dalle scuole cristiane e dalla loro organizzazione nell’età altomedievale; a seguire viene trattato il tema del rinnovamento culturale del XII secolo, per passare poi all’emergere dell’istruzione laica comunale urbana e infine al mondo «nuovo e sperimentale» delle università bassomedievali. Ne esce un quadro vivo e omogeneo, tutt’altro che statico, di una pluralità di scholae che per secoli mantengono le loro funzioni «trinitarie» di alfabetizzazione e formazione di gruppi ancora elitari nei campi «amministrativo-statale, teologico-religioso e pratico-commerciale». Grande cura viene riservata da Paolo Rosso al filologico utilizzo delle fonti: dai canoni ai concili provinciali, dalle bolle papali agli statuti comunali, dai registri delle matricole alle autobiografie dei maestri, a quelle grafiche e scultoree, evitando l’errore, che ritorna spesso in molti manuali, di proiettare anacronisticamente nel passato problematiche e temi del mondo moderno. Sarà poi l’invenzione della stampa a caratteri mobili, ben compresa e utilizzata dalla Riforma protestante, a porre fine a quest’epoca che ancora ci affascina.

Che cosa resta del ‘68

Autore: Paolo Pombeni
Editore: Il Mulino, 2018
Pagine: 128

Cos’è stato davvero il Sessantotto? Laboratorio giovanile delle idee globalizzate o fatale impresa dell’utopia? Utile lotta politica o pars destruens incapace però di proporre? Paolo Pombeni, professore emerito presso l’Università di Bologna, ne dà questa definizione nelle prime pagine: «Il ’68 fu molte cose ma fu, essenzialmente, un’operazione intellettuale». Il bilancio del movimento anti-sistema per eccellenza passa quindi in rassegna diversi ambiti della società evidenziandone il momento di rottura con il passato: la scuola, la questione femminile, la Chiesa, la politica, il mondo del lavoro, la giustizia sociale.
La questione di genere è uno dei punti cruciali dell’anno-crocevia. Nonostante la grande liberalizzazione già avvenuta nei costumi sessuali, il movimento rivendicava per le sempre più numerose militanti politiche e sindacali un nuovo ruolo sociale e la redistribuzione di diritti. Sia pure indirettamente, la promozione della tutela dei diritti per le lavoratrici nel corso degli anni Settanta arriverà dal Sessantotto.
È però sul versante religioso che lo “spirito del ’68” realizza l’esito più positivo: la nuova temperie culturale viene infatti prontamente intercettata dalle correnti ecclesiali più innovative, a lungo compresse e poi canalizzate nel Concilio Vaticano II (1962-65), in anticipo rispetto alla data del 1968. Le spinte riformatrici convergenti ebbero un ruolo propulsivo forte e di lunga durata, modificando in profondità la Chiesa-istituzione, il ruolo stesso del papato e delle sue forme di comunicazione.
L’utopia dell’immaginazione al potere e della palingenesi politica sono viceversa, secondo l’autore, il punto particolarmente debole della vertigine ribellista. Il “tutto e subito”, la dichiarazione “sii realista, chiedi l’impossibile” ha, di fatto, distrutto lo spirito riformista, che esige la paziente laboriosità del costruire. Priva ormai di spinte riformatrici, la ventata rivoluzionaria del decennio successivo sarebbe passata lasciando ai vertici dei partiti i rampolli di tante dinastie politiche. L’autore indica qui come la contestazione radicale del “merito” e delle “regole” abbia in realtà totalmente rovesciato il positivo intento originario della “promozione di tutti”, portando verso una società anti-meritocratica e individualista.
Il bilancio complessivo non è positivo: alla fine, è rimasta irrisolta la tensione tra realtà e utopia, tra idealità e ragione e, soprattutto, tra pars destruens e pars construens. A mezzo secolo di distanza, la controversa eredità del Sessantotto è ancora da raccogliere. Utopisti costruttivi cercansi.

La Repubblica inquieta. L’Italia della Costituzione. 1946-1948

Autore: Giovanni De Luna
Editore: Feltrinelli, 2017
Pagine: 301

È lecito interpretare con le contrastanti categorie di rottura/continuità la genesi della nostra Repubblica nel secondo dopoguerra? In che senso si può parlare di quegli anni come di un’occasione mancata per un reale rinnovamento del Paese? Hanno veramente prevalso le logiche degli apparati burocratici contigui con il passato sulle spinte innovative delle forze della Resistenza? Giovanni Luna ci guida e orienta all’interno di queste complesse e ancora vive problematiche. Per raccontare questo passaggio cruciale e difficile della nostra storia. l’autore, importante storico di fama, si sofferma ampiamente sui protagonisti, dalla figura di De Gasperi capace d’incarnare sicuramente solidi valori democratici, ma anche condizionato da vecchi stereotipi della retorica del Ventennio, al ruolo di Pio XII e della chiesa, fondamentale punto di riferimento morale e spirituale nel clima di inquietudini e dissoluzione del triennio ‘43-‘46.
Sullo sfondo permane, come filo conduttore della narrazione, il tema del fallimento del progetto di nazionalizzare gli italiani, perseguito dal regime fascista attraverso una cittadinanza inculcata dall’alto, mediante un indottrinamento propagandistico capace di produrre solamente una superficiale e opportunistica disposizione statalista, priva di reale e consapevole senso di appartenenza alla comunità nazionale. Ne esce così il quadro di un’Italia disunita e disarticolata, “oggettivamente” e “soggettivamente” che l’autore - mediante l’uso di fonti testimoniali, lettere, diari fino all’uso del cinema neorealista - riesce a ricostruire a tinte vivaci facendo emergere una storia di “lunga durata” costituita da un’Italia povera, rurale, immobile, caratterizzata da una diffusa arretratezza non solo al Sud, come l’alluvione nel Polesine mostrò al mondo intero. Nel momento delle grandi scelte repubblicane, il processo d’unificazione - fare gli italiani - risultò essere - sostiene De Luna - quanto mai travagliato e contradditorio, non privo di spinte centrifughe e di profonde lacerazioni che segnarono e lasciarono ferite aperte per i successivi decenni nella storia del nostro Paese.

Considerate che avevo quindici anni. Il diario di prigionia di Magda Minciotti tra Resistenza e deportazione

Autore: Anna Paola Moretti
Editore: collana di ricerche storiche dell’Istituto Storia Marche, 2017
Pagine: 314

Il libro di Anna Paola Moretti, parte della collana di ricerche storiche dell’Istituto Storia Marche, è contemporaneamente sia una toccante testimonianza umana, sia una valida fonte storica. Due sono gli interrogativi che alimentano e attraversano l’intera opera: comprendere le profonde motivazioni che hanno spinto una quindicenne a tenere un diario negli anni di prigionia e il bisogno che spinge, noi oggi, a leggerlo e meditarlo. Il diario intitolato Le mie prigioni, vera rarità nel suo genere, scritto in fretta con «mozziconi di matita» dal 23 luglio 1944 al 3 aprile del 1945 tra Ripe (Ancona) e Bayreuth (Baviera), racconta dell’arresto da parte delle SS, della reclusione, dell’internamento e del lavoro coatto di Magda Minciotti, strappata con violenza al mondo della sua adolescenza e catapultata nell’inferno del lager. Le bozze verranno poi trascritte e riviste dall’autrice dopo la liberazione, gelosamente conservate negli anni e infine affidate alla cura del figlio pochi mesi prima della morte, nel luglio del 1990. L’immediata sensazione che si prova nel leggere questa testimonianza è la vibrante richiesta di ascolto: le pagine desiderano e ricercano degli interlocutori. Esse nascono innanzitutto come conforto e sollievo alla solitudine e alla disperazione e obbediscono alla necessità di recuperare quella dignità di persona, negata dalla prigionia. Esprimono e comunicano un intenso bisogno di sentirsi ancora vivi. La scrittura diventa così una sottile filosofia individuale di sopravvivenza, una forma di resistenza e resilienza alla barbarie della disumanizzazione. Dal diario emerge una forza e un’umanità tutta al femminile, sempre attenta alla cura di sé e all’igiene personale, ad allacciare relazioni solidali, a creare amichevoli legami empatici, senza mai perdere i contatti con la famiglia e la madrepatria. Senza mai disperare, soprattutto, in quanto Magda è perfettamente consapevole che l’avvenire non deve mai privarsi di quel coraggio che ha sempre caratterizzato la sua vita passata.

Omissis 01. La vera storia di Rosa Amato. Camorrista per vendetta, pentita per amore

Autore: Fabrizio Capecelatro
Editore: Tralerighe, 2018
Pagine: 152

Frantumare l’omertoso silenzio che accresce il potere camorristico e dare voce alla verità capace di scuotere i cuori e le coscienze sono gli obiettivi primari di Omissis 01. La vera storia di Rosa Amato. Camorrista per vendetta, pentita per amore, scritto da Fabrizio Capecelatro, giovane giornalista d’origini napoletane. Il libro, rielaborazione del diario redatto in carcere da Rossella detta Rosa Amato, oggi collaboratrice di giustizia, ne narra la vita doppia e lacerata. Cresciuta serenamente in una benestante famiglia di Santa Maria Capua Vetere, improvvisamente il 19 marzo del 1999, per lei tutto cambia. Il giovanissimo fratello Carlo viene accoltellato a morte durante una banale rissa in una discoteca del suo paese, da uno scagnozzo al soldo dello spietato clan camorristico dei Casalesi. Ucciso nel silenzio e dal silenzio che ritarda i soccorsi, inquina irrimediabilmente le prove e congela le indagini. Da quel momento, nulla sarà mai più come prima e nessuno dei protagonisti rimarrà lo stesso. Per cieca vendetta contro i Casalesi la famiglia Amato si fa criminale: estorsioni, usura e gioco d’azzardo. La giovane ragazza, che sogna di scrivere e diventare avvocato, si trasforma di colpo in un duro e implacabile boss.
Dieci anni dopo, il 29 luglio 2009, la seconda svolta: insieme alla sua famiglia, Rosa viene arrestata e imprigionata: arrivano i primi lunghi e sofferti quarantacinque giorni di carcere, segnati in special modo dall’angosciosa frattura con la neonata figlia. Poi la libertà condizionata e di nuovo l’incarcerazione, di penitenziario in penitenziario, tra scioperi della fame e voglia di farla finita, in attesa della sentenza. Tra solitudini e tormenti, Rosa medita e matura la decisione di collaborare, spinta dall’insostenibile senso di colpa di far soffrire la sua bambina e dal non più eludibile richiamo di giustizia proveniente dal fondo della sua coscienza. È un nuovo Natale che riscatta anni bui e criminali e dà speranza a chi desidera squarciare quel muro «d’omertà che uccide più delle pistole».

 

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

Paola Ducato è docente di Storia e filosofia presso il liceo Annibale Mariotti di Perugia. Ha svolto attività di formazione e aggiornamento per docenti ed è autrice di pubblicazioni di interesse didattico, tra cui Fotogrammi per la Storia. Attività laboratoriale per la didattica della Storia, Morlacchi, Perugia 2004; Sogno “lamericano”. Laboratorio cine-storico, e-book pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale della FILEF, Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, www.filef.info; Rifacciamo boom, viaggio nell'Italia “miracolata” nella prospettiva di EXPO 2015 edizione Guardastelle, Perugia, 2015.