Leggere a scuola, nell’era della rete

Strumenti e metodologie per la promozione della lettura

IL PROGETTO PEARSON-BETWYLL

Promuovere la lettura di libri sembra per la scuola un compito quasi impossibile, nell’era degli smartphone, dei social network, della velocità, della frammentazione. Ma alcune strategie, basate sull’integrazione e non sulla contrapposizione fra lettura ed ecosistema digitale, esistono. E funzionano.

di Gino Roncaglia

Le iniziative per la promozione della lettura a scuola sono davvero molte, organizzate sia su scala nazionale (Libriamoci, #Ioleggoperché…) sia su scala locale. E tuttavia i risultati di questo impegno non sembrano del tutto soddisfacenti: anche se i giovani fra gli 11 e i 14 anni restano la fascia di età che legge di più, negli ultimi anni il numero di lettori tende a calare in modo preoccupante anche fra di loro. In generale, i dati sulla lettura sono stati in Italia in progressiva e continua ascesa fin verso il 2010, mentre negli ultimi anni si assiste a un arretramento che deve far riflettere tutti, a partire dal mondo della scuola.

Certo, c’è un fattore da tener presente (e ne parleremo nel corso del nostro webinar): a calare è la lettura dei libri e – ancor più drasticamente – dei quotidiani, mentre è indubbiamente in crescita la lettura di testi di altro genere, e in particolare delle forme di testualità legate all’ecosistema digitale.

Pura sostituzione di un ambiente di lettura all’altro, di alcune tipologie di testi ad altre? Le cose non sono così semplici: la testualità digitale è infatti caratterizzata da un altissimo livello di granularità e frammentazione[1], ed è dunque assai diversa dalla forma-libro, che vede invece prevalere testi complessi e strutturati. Eppure, di complessità e di competenze legate alla complessità continua ad esserci enorme bisogno: si tratta anzi – ancor più che in passato – di un bisogno formativo primario, a cui la scuola deve saper rispondere.

Anche per questo, per la scuola è essenziale saper lavorare con efficacia alla promozione del libro e della lettura. Ma come? E con quali strategie?

Uno strumento fondamentale dovrebbe essere rappresentato dalle biblioteche scolastiche. I dati MIUR ci dicono che una biblioteca scolastica esiste quasi in ogni scuola… ma sappiamo che le biblioteche scolastiche davvero funzionanti sono poche, troppo poche. L’azione #24 del Piano Nazionale Scuola Digitale ha aiutato a farne salire leggermente il numero e a innovarne in parte le funzioni, ma moltissimo resta da fare.

C’è poi il problema delle metodologie e degli strumenti da usare per promuovere la lettura. Pensare di farlo esclusivamente nelle forme tradizionali, magari consigliando la lettura degli stessi libri che erano stati consigliati a noi (o che avevamo saputo scoprire) venti o trent’anni fa, non rappresenta probabilmente la strategia migliore. Le nostre studentesse e i nostri studenti vivono in un ecosistema comunicativo profondamente diverso da quello in cui siamo vissuti noi. Sono perennemente connessi, usano la rete come strumento di interazione sociale continua, sembrano molto meno capace di ritagliare i tempi e gli spazi protetti che sono indispensabili per la lettura[2].
Per coinvolgerli, occorrono strategie che non ignorino l’esistenza di questo ecosistema (sarebbe assai poco razionale farlo) ma lo integrino e lo utilizzino.

Per fortuna alcune esperienze e alcuni strumenti che vanno proprio in questa direzione ci sono, e un buon insegnante dovrebbe conoscerli. Dall’uso delle storie di Instagram, come fa ad esempio la New York Public Library, a Betwyll, la app nata dall’esperienza di TwLetteratura; dai gruppi di lettura che praticano la lettura aumentata, come suggerisce il progetto europeo “The Living Book”, alla costruzione collaborativa di e-book aumentati, dai readathon ai booktrailer.

Al centro di queste pratiche - molte delle quali si basano sull’idea di social reading e dunque di condivisione sociale dell’esperienza di lettura – devono essere però gli interessi personali, il piacere della narrazione e della scoperta, la riflessione sul testo: non la tecnologia in quanto tale.

  • [1] Ho cercato di discuterne le cause in Gino Roncaglia, L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale, Laterza 2018.
  • [2] Sul tema della protezione degli spazi e dei temi della lettura, interessanti considerazioni sono in Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere. Laterza 2013.

Il social reading entra in classe

Il progetto Pearson-Betwyll che, sfruttando le dinamiche dei social network, avvicina i ragazzi al piacere della lettura!

Come? Attraverso il social reading, una pratica di lettura condivisa attraverso cui gli utenti possono leggere insieme un testo, commentarlo, discuterne, secondo le dinamiche di interazione e comunicazione tipiche dei social network. Il tutto tramite smartphone, uno strumento a cui i ragazzi sono abituati e in cui sono portati a esprimere liberamente le loro idee e opinioni.

Il progetto didattico Pearson-Betwyll, dedicato ai docenti della Scuola secondaria di secondo grado, in questo modo consente di guidare gli studenti a un utilizzo consapevole della tecnologia e del web, sperimentando la lettura social e mettendo al centro gli studenti, motivandoli.

 

Gino Roncaglia insegna informatica umanistica all’Università della Tuscia, ed è stato fra gli esperti che hanno partecipato alla stesura del Piano Nazionale Scuola Digitale. Il suo ultimo libro è L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale (Laterza 2018).