Il libro e il social reading

Il libro come strumento social di conoscenza

IL PROGETTO PEARSON-BETWYLL

L’avvento delle tecnologie digitali ha rivoluzionato la comunicazione: i nativi digitali utilizzano naturalmente e quotidianamente smartphone, tablet e computer per accedere a informazioni e per comunicare. In questo contesto è nata l’idea del social reading: il libro diventa uno spazio di incontro e confronto in un ambiente online.

di Pierluigi Vaccaneo

«Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt'intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili, o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice – come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.»

Eufemia, da Le città invisibili, Italo Calvino

A Eufemia, l’invisibile città immaginata da Italo Calvino, la cultura è parola e ascolto, oralità e condivisione: uno spazio fuori dal tempo che però identifica puntualmente il modello di diffusione del sapere che ha caratterizzato l’umanità prima del rotolo, del codice e della stampa a caratteri mobili in vigore, questa, dal XV–XVI secolo (per un approfondimento sullo sviluppo della fruizione culturale, si veda la lezione Dal rotolo al Web. Come il contenitore cambia il contenuto del professor Massimo Palermo alla City University di New York).

L’avvento delle tecnologie digitali: una rivoluzione copernicana nella comunicazione

Con il libro stampato, l’umanità passa da un modello di divulgazione del sapere prettamente orale a uno standardizzato, caratterizzato dalla linearità teorizzata dai caratteri tipografici. Da una cultura diffusa e plurisensoriale, l’invenzione della stampa implica dunque lo sviluppo di una cultura lineare e monosensoriale.
Una rivoluzione dalla quale, secondo quanto teorizzato da Marshall McLuhan nel suo Understanding media, sarebbero scaturiti l’individualismo (il libro viene fruito in solitudine), la società industriale (caratterizzata dalla catena di montaggio) e i nazionalismi.
All’interno di questo clima culturale si codifica un modello di diffusione del sapere che possiamo definire “da uno a molti”: dalla cattedra agli studenti, dall'altare ai fedeli, dallo schermo televisivo alle masse. Tale impostazione ha caratterizzato, determinandola, la trasmissione della conoscenza dal 1500 alla società attuale.
Oggi, con l’avvento delle tecnologie digitali, l’uomo si trova di fronte a una nuova rivoluzione copernicana in fatto di comunicazione: i “nativi digitali” (sono così definite le generazioni nate a cavallo tra XX e XXI secolo con una espressione coniata da Marc Prensky nel 2001 nel suo articolo Digital Natives, Digital Immigrants) abitano una società multischermo in cui le informazioni si trasmettono da molti a uno, dai monitor di computer, smartphone, tablet verso l’individuo il quale le accoglie, condivide, commenta e rielabora assieme alla comunità online.
Un cambiamento epocale per cui oltre a doversi adeguare alla nuova dinamica “molti a uno”, l’Homo sapiens gutemberghiano deve anche superare la norma in base al quale il contenuto viene tramandato secondo un modello dialettico top-down: dall'alto dell’iperuranio del pensiero ai pochi eletti in possesso degli strumenti necessari per tradurre il verbo. Con l’avvento dei media sociali, infatti, questa dialettica a senso unico si modifica in favore di un modello bottom-up che dalla massa si erge e si propaga viralmente contaminando con le idee.

Il libro come strumento di condivisione della conoscenza

In questo nuovo habitat tecnologico e sociale non può che modificarsi anche l’esperienza della lettura che si evolve avvicinandosi all'idea di condivisione del sapere immaginata da Calvino nella piazza di Eufemia.
Il libro, insomma, rinasce come strumento social di conoscenza e il social reading, l’atto di lettura condiviso e connesso con altre persone, inaugura una nuova stagione della lettura. Il libro smette di essere esclusivamente un contenitore di testo e diventa un’interfaccia, uno spazio di incontro, confronto, dialogo e crescita, personale e comunitaria, in un ambiente sociale e online.
Il social reading, offrendoci un nuovo modello di comunicazione e scambio dialettico, ci riporta all'epoca dell’oralità, della discussione non lineare quando scrittura e lettura erano già, prima della carta e della stampa, un’esperienza social, proprio come nella città di Eufemia. Una prospettiva che ci permette di considerare il social reading una pratica ancora più antica, se non più longeva, della lettura individuale che, inoltre, è anche responsabile di aver modificato il ruolo del lettore da co-autore – pensiamo allo scriba che legge e copia i commenti del precedente copista, o alla trasmissione orale delle storie che, da un oratore all'altro, si incrementano di nuovi e articolati dettagli, oppure ai grandi manoscritti custoditi dalle biblioteche in cui, lettura dopo lettura, aumentano i commenti dei vari lettori – a semplice fruitore di un contenuto in forma privata e solitaria.
Il social reading dunque ci offre diverse opportunità d’interazione e collaborazione: la lettura del testo, la lettura dei commenti fatti dagli altri lettori, la lettura delle interazioni e discussioni nate attorno al testo e tra i lettori. A questo passivo livello d’interazione aggiungiamo il livello più attivo e autoriale del lettore che, nel processo di fruizione social del testo, diventa autore commentando, condividendo e diffondendo i propri contenuti unitamente a quelli degli altri.

Il social reading di Betwyll

In questo contesto è nata l’esperienza dell’Associazione culturale Twitteratura che, a partire dal 2012, ha proposto ai lettori la lettura, in un ambiente social – inizialmente attraverso Twitter, poi tramite la piattaforma di social reading Betwyll – dei grandi romanzi della letteratura italiana. Da Cesare Pavese a Italo Calvino, passando per Pier Paolo Pasolini, Gianni Rodari, Carlo Collodi, Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi e molti altri, l’intento è sempre stato quello di riproporre, attraverso l’obiettivo primigenio di riscrittura, un’attenta e approfondita rilettura in chiave social della letteratura secondo quello che abbiamo definito “metodo TwLetteratura”.

Come funziona?

Il metodo TwLetteratura prevede la lettura di un testo secondo un limite temporale – un capitolo ogni due giorni per esempio – e un commento del testo in questione attraverso brevi messaggi da 140 caratteri. In questo modo si sostengono processi collaborativi finalizzati alla lettura e all’interpretazione di testi, attraverso l’esercizio della riscrittura intesa come forma di incontro e dialogo con il dettato originale dell’opera letteraria.
Il libro viene letto in una comunità di lettori radunata online attorno al testo oggetto della lettura e commentato dalla stessa comunità tramite Betwyll, la webapp sviluppata dall’Associazione culturale Twitteratura. Le caratteristiche del metodo sono:

  • la sintesi (brevi messaggi da 140 caratteri chiamati twylls);
  • un vincolo temporale (il libro viene letto secondo un calendario di lettura);
  • l’esperienza sociale (ritrovarsi, seduti attorno a un libro, in un ambiente digitale).

Durante la lettura si attivano dialoghi tra i lettori, stimolati dai commenti che appaiono a margine del testo, che incrementano le interazioni tra le persone e con il testo (lettura profonda) e dunque la condivisione e lo scambio di suggestioni, impressioni, idee pertinenti al testo oggetto dell’attività.

Quali i vantaggi?

Leggere un’opera letteraria secondo un metodo ben definito e rielaborarla commentandola in comunità permette al lettore di cogliere a fondo la valenza contenutistica e allegorica del testo. Questi, dunque, gli elementi chiave di Betwyll che contribuiscono alla creazione di una nuova esperienza social della lettura (social reading).
I progetti su Betwyll creano dunque un viaggio crossmediale che, partendo dal testo e passando per una sua deframmentazione linguistica attuata attraverso il social reading, ci porta a una riappropriazione individuale e collettiva dell’opera nella sua globalità, alla luce dell’esperienza di approfondita rilettura.
In questo senso il modello TwLetteratura svolge appieno il compito, suggerito da McLuhan, di essere “metafora attiva”, cioè di tradurre l’esperienza di lettura del romanzo in una forma nuova, un ibrido che è “momento di verità e di rivelazione dal quale nasce una nuova forma che ci trascina fuori dal sonno ipnotico in cui ci aveva trascinati la narcosi narcisistica. Il momento dell’incontro tra i media è un momento di libertà e di scioglimento dallo stato di trance e di torpore da essi imposto ai nostri sensi”.
Il social reading di Betwyll e del metodo TwLetteratura sono dunque una forma di lettura aumentata in cui, in primo luogo, vi è l’idea che riscrivere un testo sia un modo potente di leggerlo, cercando di smontarlo e di penetrarne il segreto. Secondariamente il vincolo della brevità – i 140 caratteri dei twyll con cui viene riassunto e commentato il testo, appunto ri-scritto –costringe il lettore/ri-scrittore a spingersi ancora più in profondità nel suo lavoro di scavo.
Da ultimo c’è la dimensione sociale dell’esperienza: provare il social reading significa condividere con altri le proprie chiavi di lettura e creare un nuovo testo, il testo della comunità, che dalla comunità viene generato collaborativamente grazie all'opera di riappropriazione del testo originario che diventa a questo punto una piattaforma di conoscenza, incontro, dialogo, consapevolezza, apprendimento (long life learning), studio e didattica.
Sono queste le caratteristiche che hanno permesso al Metodo TwLetteratura di essere indicato, dalla Comunità europea, tra le 15 buone pratiche di promozione della lettura in ambiente digitale ed essere inserito dal MIUR tra gli strumenti di educazione civica digitale della piattaforma Generazioni connesse.

Il social reading entra in classe

Il progetto Pearson-Betwyll

Pearson e Betwyll porteranno nelle classi di tutta Italia il social reading. Per maggiori informazioni sul progetto e sui vantaggi didattici per docenti e studenti consulta la pagina!

Bibliografia

  • AA. VV., Fenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online, Guerini scientifica.
  • Paolo Ferri, Nativi digitali, Saggi Bruno Mondadori.
  • Jonathan Gottschall, L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani, Bollati Boringhieri.
  • Yuval Noah Harari, Sapiens, a brief history of humankind, Vintage books.
  • Kevin Kelly, Quello che vuole la tecnologia, Codice edizioni.
  • Geert Lovink, Ossessioni collettive, Università Bocconi editore.
  • Marshall McLuhan, Capire i media. Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, maestri del ’900.
  • Marco Minghetti, L’intelligenza collaborativa. Verso la social organization. Egea.
  • Mario Pireddu, Social Learning. Le forme comunicative dell’apprendimento, Guerini scientifica.

Link

 

Pierluigi Vaccaneo si occupa di nuovi media e divulgazione culturale. Ha fondato Twitteratura e Betwyll per sperimentare le potenzialità del social reading in ambito didattico.