Uno, nessuno… 10.000 twyll

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Un bilancio dell’esperimento di social reading

IL PROGETTO PEARSON-BETWYLL

A conclusione del progetto Pearson-Betwyll, il bilancio dell’esperienza di social reading rivela come all’interno di un ecosistema digitale la lettura possa diventare occasione di riflessione, divertimento e interazione tra gli studenti.

di Maria Vittoria Alfieri

Per sei settimane abbiamo sbirciato nella grande stanza virtuale di lettura dell’app Betwyll, in cui studenti di tutta Italia hanno letto insieme sei novelle di Pirandello, e i risultati hanno superato tutte le migliori aspettative confermando quanto avevamo intuito: attraverso strumenti digitali vicini alla quotidianità è possibile mettere in pratica una didattica nuova e attuale, che sfrutta le opportunità del digitale per ottenere ciò che in modo solo analogico sarebbe più difficile (o impossibile), motivare i ragazzi alla lettura e farli avvicinare ai classici.
Il social reading si rivela dunque una pratica didattica che consente di esercitare in modo efficace la Digital Literacy, ovvero la competenza misurata da OCSE-PISA che si riferisce alla comprensione, all’utilizzo e alla riflessione su testi scritti al fine di raggiungere i propri obiettivi, di sviluppare le proprie conoscenze e le proprie potenzialità e di svolgere un ruolo attivo nella società (How does PISA for Development measure reading literacy?).

Lettura e digitale: un abbinamento possibile

Leggere all’interno di un contesto puramente digitale significa muoversi in un ambiente per sua natura complesso e potenzialmente dispersivo, in cui il lettore è libero di spostarsi, distrarsi, collegarsi a tanti altri contenuti mettendo in pratica una lettura che rischia di essere poco profonda ed eccessivamente frammentata.
L’analisi dei twyll postati dai ragazzi dimostra invece che una lettura profonda sia possibile anche in un ecosistema digitale, purché opportunamente strutturato dal punto di vista didattico, come la stanza Pearson-Betwyll. Leggendo i 10.000 commenti postati si capisce infatti come gli studenti siano entrati in contatto profondo con il testo, si siano appassionati ai personaggi, alle storie, al punto di vista dell’autore. Si sono posti domande, hanno fatto circolare idee, hanno saputo mettersi nei panni di personaggi e autore e spostare la riflessione dal testo alla loro quotidianità.
Ma la lettura, di fatto, è solo una delle attività che il social reading consente. È la prima, quella da cui tutto parte e da cui si innesca un flusso didattico di riflessione, confronto, scrittura, sintesi e condivisione che implica l’esercizio di competenze trasversali strategiche diverse, come la competenza sociale e, non ultima, quella digitale.


Qualche numero

Ordine di scuola: secondaria di secondo grado

Classi attive: 118
Utenti attivi (che quotidianamente hanno mandato twyll e hanno partecipato con attività di lettura e scrittura): circa 900, di cui 827 studenti, 57 docenti, 3 osservatori/animatori e 6 personaggi
Twyll postati: oltre 10.000, di cui circa 9.000 originali e 2000 di interazione
Media twyll per utente: 12 (con maggiore attività delle femmine rispetto ai maschi)
Giorno della settimana con più twyll: domenica, con circa 450 twyll (dal lunedì al venerdì tra i 200 e i 300 twyll al giorno)
Orari dei twyll: dalle 6 del mattino alle 23 (con picchi sia tra le 7 e le 11, sia tra le 15 e le 20)
Diffusione sul territorio: 15 regioni coinvolte (regioni più attive: Campania, Lombardia, Puglia)
Città più attiva: Napoli e a seguire Vicenza e Roma
Novella più commentata: La morte addosso

Sono numeri molto interessanti, che vanno oltre la fredda somma, se pensiamo che dietro ogni numero, dietro ogni commento c’è una lettura avvenuta, una condivisione, la formulazione di un pensiero sintetico (in 140 caratteri) e la sua scrittura.

L’osservazione della stanza di lettura e le buone pratiche dei docenti

L’osservazione della stanza, l’analisi quantitativa e qualitativa dei twyll e dei dati tracciati e i feedback dei docenti coinvolti hanno permesso di mettere a fuoco alcune buone pratiche utili per progettare un’esperienza didattica informale che ha “il potere” di coinvolgere gli studenti in attività percepite come extrascolastiche (quindi divertenti e libere) e che allo stesso tempo è “formalizzabile”, ovvero inseribile a pieno titolo nella programmazione, monitorabile e valutabile come le attività più tradizionali.

Le buone pratiche emerse costituiscono in qualche modo delle linee guida flessibili, preziose per chi volesse cimentarsi in un progetto di social reading didattico efficace e tarato sulle esigenze della propria classe e dei propri studenti, attraverso un approccio inclusivo e collaborativo:

inserire il social reading nella programmazione come pratica didattica quotidiana;
• seguire il calendario Betwyll per dare continuità all’attività didattica e per interagire con studenti di altre classi e altre città sul medesimo testo nel medesimo momento;
• pianificare il lavoro: definire discussione/lavoro in classe e “fuori classe” (che cosa si fa dove e quando). L’attività social del resto non è appannaggio del solo mondo digitale. Prevedere un momento settimanale (anche fisso) per portare in classe quanto sta avvenendo all’interno dell’app è sicuramente una buona pratica. Combinare e mixare in modo virtuoso mondo digitale (app Betwyll) e mondo analogico (classe) è la giusta strada per mettere in pratica una didattica che rispecchia e prepara alle realtà complesse in cui ci muoviamo quotidianamente;
• interagire con gli studenti ma senza alterare le dinamiche di comunicazione e interazione che i ragazzi sono soliti utilizzare e che vanno anzi valorizzate. In questo modo viene anche mantenuto l’approccio informale all’attività, chiave per la riuscita del tutto;
• utilizzare gli spunti di lavoro e i giochi forniti dall’editore in app e inventarne di nuovi;
• monitorare le attività degli studenti attraverso gli strumenti integrati nell’app (quanti twyll ha postato uno studente, quali parti del testo hanno generato maggior interazione e commenti…);
stabilire un metodo di valutazione, formale o informale. La valutazione è indispensabile per chiudere il cerchio della didattica e dare “dignità” all’attività di social reading attraverso la trascrizione di un voto e di un giudizio sul registro elettronico.
Sula base degli obiettivi che ci si è prefissati, si può predisporre una verifica tradizionale scritta con valore di compito in classe e/o una valutazione che tenga conto dell’osservazione del lavoro e del comportamento dello studente in app e in classe durante i momenti di confronto o esposizione.

Gli studenti e Pirandello

Di giorno in giorno gli studenti si sono dimostrati lettori coinvolti e utenti consapevoli: sono riusciti a mettere in pratica una lettura profonda e umoristica, hanno individuato tanti temi e li hanno affrontati insieme, hanno messo in campo la loro esperienza per interpretare le novelle e “capito” il sentimento del contrario, indispensabile per leggere e comprendere Pirandello.
Hanno colto le contraddizioni e fatto fruttare gli opposti e i contrasti, spesso ricorrenti. Hanno vissuto sulla loro pelle i palesi casi di ingiustizia raccontati da Pirandello. Hanno creato collegamenti intertestuali con altri autori (Leopardi in primis, ma anche Manzoni, Dante e Shakespeare) e con le altre novelle lette.
Ma soprattutto hanno attualizzato e contestualizzato la lettura creando una sorta di interazione tra loro stessi e ciò che leggevano, una zona di collisione tra la loro vita e le vicende raccontate da Pirandello. Si sono posti domande interessanti su temi profondi e attuali e fatto circolare idee e punti di vista. Sono così usciti dalla novella spostando la discussione all’oggi per parlare di sé, per parlare con gli altri, compreso il prof e lo hanno fatto a modo loro e con il loro strumento di comunicazione preferito: lo smartphone.

I contrasti: essere e apparire

Tanti i contrasti che i ragazzi hanno individuato nelle letture e su cui hanno riflettuto: la quotidianità e l’immaginazione, che come una “bugia buona” permette di evadere dalla realtà; la prigione (metafora di una vita che non ci somiglia) e l’evasione; il grigio della quotidianità e il colore della fuga; il buio e luce; la malattia e la guarigione, dove la malattia viene riconosciuta dai ragazzi come un’occasione per guarire da un morbo che costringe i personaggi a una vita di apparenza.
Ed è proprio il contrasto tra essere e apparire ad aver catturato particolarmente l’attenzione dei ragazzi ricorrendo in modo costante di novella in novella, di settimana in settimana. È emerso già nei twyll della prima lettura, Il treno ha fischiato:

«Molto spesso la gente giudica in base all'apparenza senza guardare nel profondo».

Nella Patente è emersa in modo forte l’abitudine della società di etichettare le persone in base all’apparenza, per ciò che sembrano essere e non per ciò che sono, di “taggarle”, per dirlo con un termine “social”. Ed è proprio sull’analogia con i social network e sui concetti di falsità e falsificazione che i ragazzi si sono concentrati rendendo la discussione quanto mai attuale. Un tema complesso che hanno affrontato in modo consapevole e critico, facendo emergere un bisogno concreto di autenticità, come si evince da questi commenti:

«Sui social è semplice nascondersi dietro ad un nickname ma bisogna ricordare che nella vita vera non esistono maschere»

«I social non sono altro che una maschera pirandelliana»

«Dai social a volte prendiamo dei modelli: rendiamo visibile solo quello che ci conforma a questi modelli, mascherando tutto il resto»

«Sui social è più facile avere delle 'maschere' perché possiamo pubblicare solo la parte di noi che vogliamo gli altri vedano».

Il gioco delle maschere

In un ambiente di social reading il “lancio” di attività-gioco è sicuramente un escamotage didattico efficace ed è proprio sul tema delle maschere che si è incentrato uno dei giochi e delle attività del progetto Pearson-Betwyll: abbiamo creato dei profili di utenti fittizi e chiesto a docenti e studenti di gestirli interagendo con gli altri utenti della community.
Un profilo è stato dedicato a Luigi Pirandello (@luigipirandello) e affidato a Maddalena Santacroce, docente di Lettere presso il Liceo Rinaldi di Ancora:

« […] ho avuto il privilegio di “essere” Luigi Pirandello. Dunque di sentirmi un po’ il creatore di tanti straordinari personaggi e di innumerevoli situazioni così paradossali e assurde come lo è a ben guardare la vita dell’uomo. E ancora una volta, ho constatato la vivacità degli studenti e dei docenti di tutta Italia, che hanno animato con ottimi commenti e riflessioni le giornate dedicate ai testi dell’autore siciliano […] Tantissimi ogni volta i nuovi twyll che, immedesimandomi in Luigi, sentivo quasi il dovere di prendere in considerazione rispondendo o commentando a mia volta, pensando all’effetto che quell’intervento avrebbe potuto avere, soprattutto nello studente che ne sarebbe stato il destinatario.»
Per leggere l’intera testimonianza della docente clicca qui (dal sito betwyll.com).

Altri profili sono stati dedicati ad alcuni personaggi/figure delle novelle e affidati ai docenti o agli studenti (con la supervisione dei prof), come nel caso della Patente in cui, dietro @signora e @maschere, all’insaputa degli altri, si celavano alcuni ragazzi del Liceo Vico di Napoli:

«Colta immediatamente l’occasione, con l’entusiasmo e la voglia di metterci alla prova abbiamo formato due gruppi, uno per ogni personaggio, e ci siamo messi al lavoro con lo scopo di stimolare la partecipazione degli altri lettori sulla piattaforma […] Così per tutta la durata del progetto, abbiamo scritto domande e risposto ai lettori digitali riflettendo con gli altri e con noi stessi…»
Per leggere l’esperienza dei ragazzi clicca qui (dal sito Betwyll.com).

L’essere portavoce dei personaggi è stata per i giovani lettori una sfida e una responsabilità che li ha portati a immergersi in modo spontaneo in una lettura profonda necessaria per interpretare i pensieri dei loro alter-ego ed efficace per sviscerare a fondo le tematiche Pirandelliane complesse.
Entrati nel personaggio, hanno poi iniziato a scrivere, commentare e interagire con gli altri stimolando la discussione e il confronto tra studenti anche di età diverse. E lo hanno fatto con un linguaggio ricercato e consono al personaggio che rappresentavano:

«per comprendere appieno personaggi di particolare ‘livello’ serve anche la conoscenza del tessuto storico e della biografia di un autore. Anche per la scelta del lessico è stata necessaria una lettura attenta ai dettagli della scrittura dell’autore».

Ma soprattutto si sono divertiti: il fatto che la community per sei settimane sia stata all’oscuro di chi ci fosse realmente dietro a quei profili ha reso l’attività stimolante sia per gli studenti sotto mentite spoglie, sia per gli altri attivando così un processo naturale di apprendimento partecipato tra studenti di età diverse su argomenti complessi.

Abbiamo chiesto se lo rifarebbero…

Di sicuro! Sarebbero già pronti a ripetere l’esperienza e hanno anche già in mente chi vorrebbero interpretare: da altri personaggi pirandelliani, al Barone rampante, al dottor Jekyll, a Elizabeth di Orgoglio e pregiudizio
Adesso sono loro che ci chiedono di leggere!

Il social reading entra in classe

Il progetto Pearson-Betwyll che, sfruttando le dinamiche dei social network, avvicina i ragazzi al piacere della lettura!

Dedicato ai docenti della Scuola secondaria di secondo grado, il progetto Il social reading entra in classe consente di guidare gli studenti a un utilizzo consapevole della tecnologia e del web, sperimentando la lettura social e mettendo al centro gli studenti, motivandoli!

Il progetto si è svolto nell'anno scolastico 2018/19, tra il 18 febbraio e il 31 marzo, con la lettura di una selezione di letture tratte dalla raccolta Novelle per un anno di Luigi Pirandello.
 

 

Maria Vittoria Alfieri: esperta di digital education e di innovazione, da oltre 20 anni si occupa di nuovi modelli di apprendimento progettando strumenti e contenuti per una didattica potenziata dal digitale. È consulente per i progetti innovativi e le strategie editoriali digitali Pearson Italia e Docente presso il Master di editoria cartacea e digitale dell’Università Cattolica di Milano.