Convivere con i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

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Riconoscere e conoscere i DSA per vivere percorsi di apprendimento efficaci e sereni

BES E INCLUSIONE

La dislessia non è una malattia, ma una neurodiversità che implica un disturbo che coinvolge alcune pratiche scolastiche (leggere, scrivere, fare calcoli, memorizzare procedure…) e alcuni aspetti della vita quotidiana. Oggi si conferma un’origine genetica dei DSA. Vi contribuiscono poi anche fattori socio-culturali e ambientali. È chiaro che, nella nostra società, disturbi legati alla decodifica dei simboli alfabetico-numerici sono molto penalizzanti. Come convivere allora con i DSA?

di Laura Papetti e Rossella Grenci

Convivere con i DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento)

Generalmente i bambini che manifestano DSA compensano le difficoltà nella lettura prolungata sviluppando particolarmente il pensiero visuo-spaziale: significa che prediligono per esempio focalizzarsi su immagini, filmati, schemi. Molti soggetti DSA inoltre tendono a spostare l’attenzione su più stimoli contemporaneamente: se in apparenza potrà apparire come incapacità a concentrarsi su un unico stimolo, in realtà quella che stanno attuando è una strategia compensativa e non andrà repressa o stigmatizzata.
Il benessere di un soggetto con DSA incomincia in famiglia. Non si chiede alle famiglie di avere competenza scientifica su questi disturbi, ma di avere piena fiducia nei bambini che, disorientati dai loro insuccessi scolastici, se non sostenuti a casa potrebbero perdere il senso di adeguatezza se non vengono compresi nelle loro potenzialità e nelle strategie che mettono in atto per affrontare i problemi.
Alcune difficoltà dovute ai DSA possono essere particolarmente spiazzanti sia per gli insegnanti, sia per la famiglia: una di queste è la gestione del tempo. I bambini con DSA tendono a essere più lenti ad eseguire le consegne, a elaborare i messaggi verbali, a eseguire problemi. Questo fatto è dovuto allo sforzo dovuto all’inefficienza delle strutture funzionali preposte alla decodifica dei messaggi e il tempo in più richiesto dal soggetto con disturbo specifico serve anche a trovare vie compensative. Questo processo particolarmente complesso richiede naturalmente molte energie e se il soggetto in questione deve affrontare molti di questi compiti durante la giornata l’effetto cumulativo sarà notevole, con un ritardo molto marcato rispetto al gruppo dei compagni.
I bambini con DSA hanno bisogno di un ambiente relazionale non giudicante ma al tempo stesso attento, vigile, che preveda alcune difficoltà e predisponga misure facilitanti (ma – attenzione - non riduttive rispetto al lavoro cognitivo).
È bene chiarire infatti che gli alunni con DSA – proprio della loro caratteristica di QI pari o superiore alla norma – non devono essere messi in condizione di disinvestire sul loro percorso di apprendimento, né essere facilitati nel lavoro cognitivo (cioè di pensiero) che è richiesto alla classe. La facilitazione deve essere circoscritta agli aspetti di decodifica dei codici ed eventualmente di calcolo.
Ad esempio, di fronte a un problema matematico un elemento facilitante per un bambino dislessico potrà essere già solo il fatto che l’insegnante rilegga con calma il testo del problema in modo che l’alunno non sprechi eccessive energie nella decodifica del testo stesso. Nel caso di un alunno discalculico potrà essere di aiuto – a seconda della tipologia di problema – lasciargli a disposizione una tavola pitagorica o la calcolatrice per affrontare la procedura del calcolo, ma sarà lui/lei a dover pensare quali operazioni sono necessarie per risolvere il problema.

Strumenti compensativi e misure dispensative

Offrire a un alunno con DSA misure compensative e dispensative non significa essere indulgenti con lui, né sminuire le sue capacità cognitive, ma piuttosto dargli opportunità di apprendere agevolmente attraverso degli ausili che lo supportino nella lettura, nella scrittura, nel calcolo o nello studio, senza per questo abbassare il livello cognitivo del compito, oppure attraverso delle richieste differenziate nei suoi confronti, che gli evitino le prestazioni per lui faticose che non avrebbero nessuna utilità al fine dell’apprendimento, e che siano più adeguate al suo modo di imparare.
Per “ausilio” intendiamo qualsiasi elemento di supporto che possa facilitare l’apprendimento dei bambini: dalla penna alla lavagna, da un cartellone alla LIM. Gli alunni con DSA, rispetto ai loro compagni, hanno bisogno di ulteriori ausili, che affianchino o sostituiscano quelli proposti alla classe.
Si è cominciato a parlare di strumenti compensativi e misure dispensative a favore degli studenti con DSA in alcune circolari del 2004 pubblicate dal MIUR (Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca). Nelle linee guida alla Legge 170, pubblicate nel 2011, gli strumenti compensativi vengono definiti “strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria”, senza perciò ridurre in modo alcuno il senso e il livello cognitivo del lavoro.
Strumenti compensativi possono essere: uno schema visuale, una tabella a colori, una mappa concettuale, la tavola pitagorica, la sintesi vocale su PC, il libro digitale, l’audiolibro, la calcolatrice, il registratore, programmi di videoscrittura su computer. Lo scopo di questi strumenti è di mettere in condizione l’alunno di imparare prima e meglio ciò che altrimenti faticherebbe a imparare a causa dei suoi aspetti deficitari.
Le misure dispensative, invece, sono definite come strategie che permettono all’alunno di “non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente dispendiose e non migliorano l’apprendimento”.
Esempi di misure dispensative sono il dispensare da: lettura ad alta voce, scrittura veloce sotto dettatura, studio a memoria delle tabelline, compiti che coinvolgono la lingua straniera scritta.
Alcuni degli esempi citati sono di tipo tecnologico, altri sono semplici strumenti autorealizzabili. Ricordiamo che essi possono essere messi a disposizione di chi ne ha bisogno ma anche dell’intera classe.

Il PDP – Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 prevede che per gli alunni cui viene riconosciuto un DSA sia redatto un Piano Didattico Personalizzato, un documento di tutela e con finalità progettuali per l’alunno, per gli insegnanti e per la famiglia.
Il PDP è un documento redatto collegialmente dal consiglio di classe, per la cui compilazione possono partecipare eventualmente anche l’insegnante referente DSA della scuola e lo specialista che segue l’allievo (logopedista o altro).
Dopo un adeguato periodo di osservazione del bambino il documento sarà perfezionato e poi presentato ai genitori, che dovranno leggerlo, condividerlo e sottoscriverlo.
Il PDP diventa quindi un vero e proprio patto di fiducia tra tutti coloro che – a vario titolo – sono coinvolti nel percorso di crescita dell’allievo con DSA.
Copia del PDP resterà nel fascicolo dell’alunno per tutto il suo iter scolastico e andrà aggiornato ogni anno.
 

Per maggiori informazioni

Per maggiori informazioni e per approfondire il tema dei DSA si rimanda al sito dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) e in particolare alla Guida alla dislessia per genitori, distribuita dall’AID e scaricabile in PDF.

 

Laura Papetti è autrice e consulente editoriale per Pearson Italia. Attualmente insegna alla scuola primaria nella provincia di Monza e della Brianza. Ha insegnato per diversi anni inglese in scuole di diverso ordine e grado. È coautrice, insieme a Donatella Santandrea, della nuova guida di Pearson Italia dedicata ai docenti di scuola primaria Let's start CLIL.

Rossella Grenci, logopedista, scrittrice e mamma di due ragazzi dislessici. Vive a Potenza. È stata formatrice per l’Associazione Italiana Dislessia, tiene corsi per docenti sul tema della dislessia evolutiva in diverse parti d’Italia. È inoltre autrice del seguitissimo blog rossellagrenci.com.