Una buona esperienza... si coltiva (anche) in famiglia

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Conoscenza di sé, del proprio gruppo e risoluzione positiva dei conflitti

GENITORI, FIGLI E SCUOLA

Imparare a conoscersi, ad avere una buona autostima, ma anche a riconoscere i propri limiti e a leggere il contesto in cui si è inseriti sono passaggi che si possono affrontare in famiglia e che danno i propri frutti a scuola, dove l’ambiente è più complesso e richiede alcuni adeguamenti rispetto alla vita domestica e alcune regole in più per poter vivere bene in gruppo.

di Rosita Folli

L'autostima e l'esperienza scolastica

L’esperienza scolastica dovrebbe essere, per ogni bambino, la possibilità di sviluppare la propria curiosità, intraprendere percorsi di scoperta gratificanti e che accrescono il desiderio di imparare, potenziare le proprie strategie di apprendimento. Sappiamo che non è sempre così, e che spesso il sistema valutativo e le modalità didattiche, che mettono a confronto i bambini ed espongono per forza di cose anche i loro limiti, possono generare insicurezze e frustrazioni.
Un buon modo di prevenire il “mal-di-scuola” è senz’altro quello di equipaggiare il proprio bambino con una buona autostima. Lavorare sull’autostima del proprio figlio significa riconoscerne i talenti e le modalità personali di guardare il mondo, gratificarlo nei suoi successi e sottolineare le sue intuizioni, senza però negare i suoi limiti o i suoi insuccessi. Si tratta di affrontare, anche ben prima dell’ingresso nella scuola primaria, il tema del rischio, dell’errore, della difficoltà, con la serenità che meritano. L’errore è di fatto una via privilegiata per conoscere il proprio modo di imparare, ci permette di capire che non abbiamo compreso qualcosa, ci indica su quali temi abbiamo bisogno di insistere e trovare altri modi di conoscere e ci dà occasione di trovare il modo giusto di superare il nostro limite per ampliare i nostri orizzonti.
Ricordiamoci che l’autostima è una buona considerazione di sé, ma si differenzia dal narcisismo in quanto la stima di sé si basa su un sano confronto con la realtà e sul riconoscimento da parte degli altri delle nostre capacità.
Se provvisto di una buona autostima il bambino imparerà ad assumere progressiva responsabilità sui suoi errori: saprà cioè sostenere anche il fallimento e usare l’errore come indicatore per migliorarsi: l’errore è importante per le indicazioni che ci dà, ma poi sta a noi lavorarci per trasformarlo in occasione di apprendimento.

Le regole e i limiti, fonte di benessere

Se è importante, a casa come a scuola, che i nostri bambini siano accolti affettivamente, visti nelle loro caratteristiche, riconosciuti nei loro bisogni, è anche importante curare con vigore le regole, i limiti, i confini entro i quali i bambini sanno di potersi muovere in libertà. Sono proprio le regole e i limiti a garantire sicurezza, benessere ed equilibrio nella quotidianità. E il ruolo dei genitori è quello di accompagnare i propri figli nella progressiva scoperta della necessità delle regole per il vivere quotidiano. Senza regole si genera caos e – a lungo andare – malessere. Il ruolo dei genitori è quello di dialogare sul tema dei limiti, comunicare, usare empatia ma anche autorevolezza. Condividere il senso delle regole e conoscerne la necessità può aiutare a vivere meglio anche confini e divieti che a volte si rendono necessari.
A scuola i bambini sono esposti solitamente a un numero maggiore di regole e limiti rispetto al contesto familiare, perché gli spazi, il contesto del gruppo, le necessità didattiche chiedono, per poter essere realizzate pienamente, la collaborazione di tutti. Bambini che vivono la loro esperienza domestica senza regole e senza limiti, accontentati in tutto, padroni (e vittime) del proprio tempo davanti agli schermi della TV o del pc faranno molta fatica ad adeguarsi alla scuola e alle sue richieste in termini di autoregolazione e disciplina. Ecco perché è importante condividere anche a casa il senso di alcuni limiti imposti a scuola, anche esplicitando al proprio bambino il perché di alcune regole – magari mal tollerate – presenti a scuola. Un esempio che può funzionare molto bene per raccontare ai bambini il senso delle regole di gruppo è il paragone con gli sport di squadra. Che cosa sarebbe una partita di basket se i giocatori non rispettassero le regole? Che divertimento ci sarebbe nel gioco della pallavolo se ognuno decidesse di prendere la palla come più gli piace, o di tirarla anche al di sotto della rete? La bellezza e il divertimento dello sport non solo sono tutelati dalle regole del gioco, ma scaturiscono proprio dalle regole, che diventano al tempo stesso sfida personale e motivo di soddisfazione.
Per approfondire ulteriormente il tema dei diritti e dei doveri e la loro profonda connessione consigliamo il libro Chiama il diritto, risponde il dovere, di Anna Sarfatti, Mondadori, che riesce a far correre sul filo di una filastrocca valori fondamentali di convivenza civile.

Il conflitto può essere una risorsa?

La scuola, per sua natura, mette a stretto contatto e in confronto continuo tante persone, con le loro caratteristiche e le loro differenze. È quindi naturale che proprio a scuola possano avere luogo conflitti che coinvolgono anche chi, singolarmente o nell’ambiente domestico, non appare di natura litigiosa o alla ricerca di confronti accesi.
Il conflitto a scuola può essere visto come un problema perché richiede all’insegnante di dedicare tempo ed energie a un lavoro su questo tema con i ragazzi, alla promozione della risoluzione non violenta dei litigi, ma crediamo che oggi molti docenti riconoscano anche il valore del conflitto e il suo manifestarsi come occasione di crescita e maturazione del singolo e del gruppo classe. Ci potranno essere momenti didattici scaturiti proprio da conflitti e litigi accaduti in classe o in giardino. Quale migliore occasione per ragionare sulla potenza delle parole, sulla discussione come confronto che aiuta a comprendere punti di vista diversi e invita a trovare nuove strategie per affermare le proprie ragioni? Una contesa tra amici, per esempio, può diventare occasione per lavorare più in generale sul punto di vista. Potranno nascere occasioni autentiche di scrittura collaborativa, in attività in cui ogni gruppo deve convincere delle proprie ragioni chi non era presente. E – perché no – l’insegnante potrà sfruttare l’occasione per suggerire alla classe un vero problem-solving, richiedendo per esempio ai gruppi avversari di elaborare ciascuno una mappa con le proprie ipotesi risolutive, che possano accontentare tutti i contendenti. Progressivamente la classe dovrà certamente imparare a gestire in autonomia contese e conflitti, in modo che il tempo della didattica sia più efficace e possa accogliere nuove sfide e nuovi obiettivi.

Anche a casa possiamo lavorare sulle potenzialità di crescita del conflitto?

Quando un bambino ci porta la sua rabbia per una contesa non risolta o per un litigio,può essere opportuno lasciare spazio allo sfogo, per poi aprire la via al dialogo, invitando i nostri figli a riflettere sul perché sono in conflitto con un compagno, con un gruppo di amici o con l’insegnante, su come si può cambiare la situazione che apparentemente non mostra vie d’uscita… È ancora una volta il dialogo che può generare nuove idee e nuove soluzioni. Un dialogo in cui noi adulti non imponiamo soluzioni o modi “giusti” di risolvere la situazione, ma sollecitiamo e suggeriamo al bambino di fare ipotesi, valutare più punti di vista, mettersi nei panni del contendente, provare a immaginare una soluzione che riesca ad accontentare – seppure in misura limitata – tutti i componenti in conflitto…
Infine, oltre e al di là di qualunque discorso e di ogni parola spendibile su questo tema, il clima che si vive in famiglia è occasione insostituibile di apprendimenti da parte dei bambini: se in famiglia si evita l’aggressività per imporsi, ci si ascolta, si riescono a gestire I diverbi e le contese in modo ragionevole, si sa chiedere scusa, si discute per arrivare a una soluzione, è molto probabile che questi atteggiamenti diventeranno abitudini facilmente acquisite anche dai bambini e praticate dentro e fuori dalla scuola.

 

Rosita Folli è formatrice e consulente didattica, lavora nelle scuole e con le amministrazioni locali a percorsi di educazione alla sostenibilità e progettazione partecipata. È inoltre counsellor psico-sociale, titolo conseguito presso il centro di Psicologia e Analisi Transazionale di Milano. È oggi autrice e consulente per Pearson Italia.