Scuola Senza Zaino

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Una scuola dal bagaglio leggero e dalle potenzialità ricche

LE PAROLE DELLA SCUOLA

L’origine di questo modello rimanda a un illuminato dirigente scolastico toscano, Marco Orsi, che, a partire da poco più di una decina di anni fa, basandosi sugli insegnamenti di grandi pedagogisti come Dewey, Freinet, Bruner e Montessori, ha cercato di riportare la scuola attuale, non sempre “ospitale”, a una vera e propria “Scuola Comunità" basata su tre pilastri: ospitalità, comunità e responsabilità.

la redazione

Che cosa significa Scuola Senza Zaino? E soprattutto che cosa non significa?

Tanti genitori infatti, provando a ipotizzare le caratteristiche di questo emergente modello di scuola a partire dalla sua denominazione, si immaginano:

  • Che sia una scuola senza compiti
  • Che sia una scuola senza libri
  • Che sia una scuola con i tablet al posto dei materiali cartacei

La scelta della denominazione “Senza Zaino” rimanda a un aspetto che è ritenuto simbolico di questo modello:
«In un ambiente ospitale, creato a misura di chi lo vive e vi lavora, non serve arrivare con zaini e zavorre, non è utile portare avanti e indietro tanti materiali, perché ciò che serve sarà già nell’ambiente e tutti gli strumenti per operare sono condivisi. Si tratta quindi di un ambiente che promuove l’autonomia e la responsabilità, a partire appunto anche da un uso opportuno dei materiali, che non sono più solo “miei” o “tuoi”, ma “nostri”.»

In questa prospettiva è probabile che gli alunni non debbano portare avanti indietro nemmeno molti compiti, perché una didattica efficace, coinvolgente e responsabilizzante si gioca soprattutto nell’ambiente dell’apprendimento, cioè a scuola, ma non è da darsi per scontato che sia una scuola “senza compiti”, così come non è corretto pensare all’equazione Senza Zaino = Senza Libri. Se è vero infatti che il modello promuove una didattica per ricerca e per progetti, ogni docente è comunque libero di utilizzare i sussidi che preferisce e considerare o meno l’adozione dei libri di testo.

Il modello è assai ricco e complesso, e difficilmente è descrivibile nei suoi tanti aspetti. Può essere utile però partire da alcuni nuclei pedagogico-didattici intorno ai quali ruotano le tante scelte specifiche che vanno a comporre la didattica quotidiana “Senza Zaino”:

  • Lo spazio come luogo di ospitalità e di ben-essere.
    Il modello delle scuole Senza Zaino porta avanti con forza l’idea che lo spazio veicola le azioni, pertanto la prima grande rivoluzione del modello sta nel ripensare gli spazi come elementi attivi e reali protagonisti degli apprendimenti; si tratta di superare l’idea degli spazi asettici, con la sola funzione di stipare un numero adeguato di alunni, senza alcuna identità, luoghi di transito e non di sosta, in un’ottica di spazio accudente e accogliente: l’agorà per le discussioni e le assemblee, le isole per il lavoro cooperativo, le palline da tennis sotto le sedie per rendere “poco disturbanti” gli spostamenti necessari in uno spazio dinamico, la cattedra che lascia il posto a una sedia con le rotelle per permettere all’insegnante di svolgere il compito di facilitatore e accompagnatore, gli spazi-laboratorio dove poter sperimentare, in piccolo gruppo o anche individualmente, l’utilizzo dei sensi per le esplorazioni, le ipotesi, la creatività attraverso l’utilizzo di strumenti tattili e digitali. In un’idea di curricolo globale non è solo l’aula a subire modifiche sostanziali, ma anche i corridoi e gli spazi esterni vengono attrezzati adeguatamente e diventano luoghi di sosta, lettura, attività di gruppo e di apprendimento.

  • La centralità di una didattica responsabile e partecipata.
    Il modello prevede un coinvolgimento pieno degli allievi in una didattica attiva, basata sulle esperienze, sull’esplorare insieme, in grado di partire dal “micro” per arrivare al “macro”, una scuola in cui i libri sono solo alcuni degli strumenti indispensabili da utilizzare in un’ottica di contaminazioni e ricerche transdisciplinari, così come le risorse digitali e tattili, gli stimoli dei media come quelli della natura.

  • Valutare per valorizzare.
    Alla base del Senza Zaino c’è il superamento di un modello trasmissivo-valutativo in funzione di un modello responsabilizzante-comunitario; ovvero si passa da una motivazione estrinseca, basata su obiettivi di prestazione e misurazione delle capacità, a una motivazione intrinseca, dove si dà più importanza alla ricerca di strategie di apprendimento e la disposizione a essere coinvolti perché interessati e partecipi. Come ben potrete immaginare muta completamente l’idea di valutazione; non è più l’obiettivo ad essere al centro, bensì il percorso e le strategie messe in atto per arrivarci. La valutazione degli apprendimenti non viene “cancellata” dal modello, ma viene messa in secondo piano come uno dei tanti strumenti utili per monitorare il percorso, come aiuto e orientamento all’apprendere di ciascuno, finalizzata a un’autovalutazione di tipo formativo e non solamente sommativo.