Bisogni Educativi Speciali (BES) e inclusione

BES bisogni educativi speciali

Per inquadrare il tema

BES E INCLUSIONE

L’inclusione come scelta di campo della scuola italiana: valorizzare le differenze e accompagnare ogni studente al proprio successo formativo.

di Laura Papetti

Differenze in classe e bisogni educativi speciali

La scuola oggi è molto spesso uno spaccato del mondo, con le sue tante sfaccettature; ogni classe si presenta perciò eterogenea a più livelli: in aula vi sono infatti differenze che vanno dal paese di provenienza di ciascuno studente alle differenze di tipo socioeconomico delle famiglie a quelle di tipo culturale, fino ad arrivare alle preferenze e alle attitudini di ciascun individuo.
Se pertanto un tempo si riteneva efficace una didattica uguale per tutti, e la differenza era trattata come difformità da ricondurre all’uniformità di gruppo, oggi la scelta del sistema educativo italiano è quella di formare tutti e ciascuno, riconoscendo e valorizzando le differenze, anche laddove queste rappresentano dei limiti, nell’ottica di un ambiente che accoglie e valorizza le diversità, facendone anzi occasione di crescita per tutti.
A qualcosa che ha a che vedere con le differenze, ma è più circoscritto e specifico, fa riferimento l’espressione “Bisogni Educativi Speciali (BES)”. Ci pare utile citare qui la definizione che di Bisogni Educativi Speciali dà Dario Ianes, psicologo e pedagogista da anni in prima linea sul tema dei bisogni speciali. “Gli alunni con bisogni educativi speciali vivono una situazione particolare, che li ostacola nell’apprendimento e nello sviluppo: questa situazione negativa può essere a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale, contestuale o in combinazione di queste. […] Queste difficoltà possono essere globali e pervasive (si pensi all’autismo) oppure più specifiche (ad esempio nella dislessia), settoriali (disturbi del linguaggio, disturbi psicologici d’ansia, ad esempio); gravi o leggere, permanenti o transitorie”.

I ragazzi con bisogni educativi speciali hanno diritto al sostegno?

Ci preme sottolineare che, se alcuni dei Bisogni Educativi Speciali sono certificabili (quelli riconducibili a problematiche di tipo organico-biologico oppure disabilità di tipo psichico) e danno quindi diritto a risorse aggiuntive nella classe (il docente di sostegno), altri bisogni educativi speciali NON necessitano di una certificazione (pensiamo ad esempio a un ragazzo che vive una situazione di disagio familiare dovuta a un lutto oppure a una separazione difficoltosa, oppure ancora a un allontanamento dai genitori…) ma certamente richiedono un’apposita segnalazione all’interno del gruppo di docenti e la mobilitazione di un lavoro “speciale”, fatto di strategie personalizzate e modalità di lavoro “inclusive”.

Che cosa si intende per inclusione

Nel 1994, alla Conferenza Mondiale di Salamanca, l’UNESCO, affrontando il tema dei bisogni educativi speciali afferma l’inclusione come la prospettiva efficace per affrontare le difficoltà educative riconducibili ai Bisogni Educativi Speciali (BES). Ma che cos’è concretamente l’inclusione?

L’inclusione è, innanzitutto, una scelta politica, etica e culturale della scuola, che si orienta verso un ambiente educativo che accoglie tutti, dà a tutti l’opportunità di partecipare, non separa e non esclude, ma al contrario valorizza le differenze di ciascuno, attuando strategie speciali, specificamente pensate per andare incontro alle difficoltà di chi presenta ostacoli o difficoltà con le modalità “normali” di lavoro proposte alla classe. La prospettiva inclusiva implica attuare scelte organizzative e didattiche particolari in classe, cambiando alcune consuetudini per tutta la classe, a beneficio di tutti e di alcuni in particolare.
Un ambiente educativo inclusivo è quindi, prima di tutto, un ambiente che conosce bene i soggetti nella situazione di apprendimento, ne sa valutare le potenzialità e i limiti e sulla base di questi riformula la propria didattica, anche in collaborazione con tutte le risorse disponibili nella scuola e nel territorio.
Alcune pratiche riconosciute come inclusive, cioè in grado di coinvolgere e attivare, nelle potenzialità che ognuno può mettere in gioco, anche coloro cui la lezione frontale non apporta alcun beneficio, sono:

  • La didattica cooperativa;
  • La didattica laboratoriale;
  • La didattica esperienziale;
  • La didattica per compiti autentici o per progetti.

La didattica inclusiva infatti – lo ricordiamo – non lavora sul singolo ma prima di tutto sul gruppo classe. Questo non esclude naturalmente che ogni studente con BES, portatore di bisogni educativi diversi, possa avere bisogno di momenti individualizzati con o senza uno specialista che lo accompagna nel su percorso di crescita e di apprendimento.

Una rete per l’inclusione: scuola, famiglia, servizi del territorio

Ogni ragazzo che vive l’esperienza scolastica con bisogni comuni o bisogni speciali è inserito prima di tutto nel gruppo classe e ha il diritto di vivere le risorse della comunità scolastica, fatta di studenti, famiglie, docenti, educatori e collaboratori che a vario titolo sono presenze educative all’interno della scuola. Quest’ultima poi è inserita in strutture più ampie: in particolare il dirigente scolastico ha il compito di relazionarsi con le strutture del territorio per fare della scuola un ambiente aperto e che possa beneficiare delle risorse locali. Insomma dentro e intorno alla scuola esiste un fitto mondo di relazioni alle quali i ragazzi sono connessi e che possono rimanere uno sfondo inerte o diventare preziose per una scuola aperta, ricca, vitale che sa gestire le differenze chiedendo aiuto, collaborazione e professionalità ai suoi diversi interlocutori.

 

Laura Papetti è autrice e consulente editoriale per Pearson Italia. Attualmente insegna alla scuola primaria nella provincia di Monza e della Brianza. Ha insegnato per diversi anni inglese in scuole di diverso ordine e grado. È coautrice, insieme a Donatella Santandrea, della nuova guida di Pearson Italia dedicata ai docenti di scuola primaria Let's start CLIL.