Non solo DSA

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Scuola e famiglia: un patto formativo per il successo di tutti e di ciascuno

BES E INCLUSIONE

“Perché sono diverso?”, “Perché non riesco a imparare come gli altri miei compagni?” Queste sono domande a cui molti genitori di bambini e ragazzi con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) si trovano a dover rispondere. In questi casi la sola preparazione non basta, serve ricorrere a persone più preparate di noi per riuscire a fornire risposte precise ed esaurienti.

di Barbara Urdanch

Chi sono? Come sono nato? Cosa mi succederà da grande? Perché si muore?... Sono domande che i bambini si fanno continuamente a scuola e a casa. Tutti, genitori e insegnanti, proviamo a dare risposte soddisfacenti in base alla nostra esperienza e formazione. Ma se, tra queste domande, ce ne sono alcune come queste: Perché sono diverso? Perché non riesco a imparare come gli altri miei compagni?, allora non basta più la nostra preparazione e dobbiamo ricorrere a persone più preparate di noi per riuscire a fornire risposte precise ed esaurienti. È questa la situazione in cui si trovano, o si sono trovati spesso, per esempio, molti genitori di bambini e ragazzi con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento).

I DSA (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) sono disturbi neurologici, o meglio “neuro-diversità”. Per gli studenti con DSA lettura e scrittura sono attività molto faticose perché non vengono automatizzate. Essi spesso si dimostrano distratti, svogliati, incostanti, lenti o troppo frettolosi. I loro scritti sono disordinati e spesso illeggibili. In generale il rendimento scolastico di questi alunni è scarso, se non disastroso. Le loro difficoltà di apprendimento interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo e di scrittura.

Ed è proprio la scuola l’ambiente in cui si evidenziano più facilmente questi disturbi, in quanto gran parte della giornata è impegnata nello scrivere, leggere e far di conto. Avere difficoltà nella lettura, scrittura e calcolo oggi costituisce una barriera importante: non solo rende lo studio più difficile, ma può influire sul comportamento e sull’autostima. Sono molte, infatti, le variabili emotive e relazionali “in gioco” nell’alunno con DSA: quindi la scuola, per portare questi studenti al successo scolastico e di vita, deve essere in grado di promuovere il rafforzamento di motivazione e autostima, creando un ambiente accogliente e inclusivo.

Ma questi studenti sono anche bambini/ragazzi intelligenti e sensibili, che hanno solo bisogno di “maggiori attenzioni” per sviluppare le proprie potenzialità: più tempo, metodi didattici adeguati, strumenti di aiuto semplici ed efficaci e un coinvolgimento empatico da parte di insegnanti e compagni.

Ecco perché la legge 170/2010, “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, tanto voluta dai genitori di questi ragazzi per tutelare i loro diritti, pone tra le proprie finalità anche quella di “ridurre i (loro) disagi relazionali ed emozionali” ( art.2) che “possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana” (art., comma 1).

Le conseguenze? I soggetti con DSA non riconosciuti o non supportati adeguatamente accumulano almeno un anno di ritardo nel corso dei loro studi, in particolare durante la secondaria di primo grado. Inoltre, è altissima la correlazione tra la dispersione scolastica e l’incidenza di DSA.

La scuola deve capire che la “dislessia” non dipende da nessuno, perché è di natura costituzionale, ma che, invece, le possibilità di recuperare le difficoltà del ragazzo dipendono da tutti: docenti, compagni, genitori… Perché i DSA non diventino un’emergenza educativa, non basta però una normativa adeguata che tuteli la persona, i suoi diritti/bisogni attraverso provvedimenti legislativi specifici, ma è indispensabile che la scuola sia in grado di rispondere in maniera specifica a bisogni specifici e questo può farlo solo con un approccio:

  • multi-dimensionale, cioè sostenendo con sempre maggior forza, risorse e competenze un insegnamento sempre meno trasmissivo e una necessità di ridefinire i modelli di interazione didattica, rivedendo il collegamento mezzi – saperi alla luce della modalità d’azione della tecnologia multimediale;
  • multi-professionale, cioè che si avvale delle competenze specifiche di più professionisti, dunque non solo del docente, in prima linea con il suo bagaglio didattico e metodologico, ma anche di psicopedagogisti e psicologi che in vario modo intervengono nel dispositivo scolastico. 

E la famiglia? Le neuroscienze riconoscono nei genitori i protagonisti primari, decisivi dell'azione formativa e quindi della lotta a ogni forma di insuccesso formativo e di dispersione scolastica. Il riconoscimento del ruolo formativo della famiglia è la nuova frontiera del riconoscimento del diritto all'educazione, al successo formativo e alla piena formazione della persona umana. Serve, quindi, un’azione tempestiva volta a richiamare l'attenzione dei genitori sull'importanza del loro ruolo formativo, sin dalla nascita dei bambini, da portare avanti con la stessa cura anche durante gli anni della frequenza della scuola dell’infanzia e delle scuole successive.

Occorre quindi che i genitori possano partecipare quanto più possibile alla progettazione dell'azione formativa della scuola, raccordandola a quella che essi sono chiamati a svolgere in parallelo, riservandosi tempi adeguati. Quindi si impone un cambiamento di mentalità che deve portare, da una parte, i genitori a prendere coscienza delle loro responsabilità educative e, dall'altra, gli operatori scolastici a prendere consapevolezza che la scuola costituisce un servizio che deve necessariamente lavorare in tandem con la famiglia.

La prima e più importante forma di continuità educativa è dunque quella orizzontale: tra scuola ed extra scuola (famiglia ed altri enti educativi), attraverso l'attuazione di specifiche iniziative formative destinate a creare un’alleanza educativa e attraverso la formazione degli operatori scolastici affinché maturino un atteggiamento favorevole alla partecipazione piena ed effettiva dei genitori all'organizzazione del sistema scolastico. È, questa, una prospettiva che non può più essere rinviata.

Ai docenti è richiesto di impegnarsi a:

  • creare un clima di serenità, di confronto, di reciprocità e di collaborazione con le diverse componenti;
  • realizzare i curricoli disciplinari, le scelte organizzative e le metodologie didattiche elaborate nel Piano Offerta Formativa, carta d'identità della scuola. In esso vengono illustrate le linee distintive dell'istituto, l'ispirazione culturale-pedagogica che lo muove, la progettazione curricolare, extracurricolare, didattica e organizzativa delle sue attività, comprese tutte le iniziative e le strategie dedicate agli studenti con DSA o altre tipologie di Bisogni Educativi Speciali;
  • rispettare le funzioni derivanti dal proprio ruolo;
  • promuovere la formazione di una maturità orientativa in grado di porre lo studente nelle condizioni di conoscersi, autovalutarsi e operare scelte il più possibile autonome e responsabili;
  • favorire un rapporto costruttivo tra scuola e famiglia nel rispetto dei reciproci ruoli, finalizzato a promuovere il pieno sviluppo del soggetto educando;
  • comunicare tempestivamente agli studenti e periodicamente alle famiglie l’andamento didattico e disciplinare per ricercare ogni possibile sinergia finalizzata all’ottenimento del successo formativo.

Ai genitori è richiesto di impegnarsi a:

  • conoscere l’offerta formativa della scuola e a partecipare al dialogo educativo, collaborando con i docenti nel rispetto della libertà di insegnamento e della loro competenza valutativa;
  • prendere visione del Regolamento della scuola e dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti e rispettarli;
  • far rispettare l’orario di ingresso a scuola, limitare le uscite anticipate a casi eccezionali, giustificare le assenze e vigilare sulla costante frequenza dei figli;
  • informare la scuola di eventuali problematiche che possano avere ripercussioni sull’andamento scolastico dello studente;
  • prendere visione del diario e tenersi costantemente informati sull’andamento didattico e disciplinare dei propri figli nei giorni e nelle ore di ricevimento;
  • controllare che il figlio/la figlia rispetti le regole della scuola, sia quotidianamente fornito di libri e corredo scolastico, rispetti il divieto dell’uso di videofonini, e le norme sulla privacy circa la diffusione delle immagini, tenendo un comportamento corretto e rispettoso nei confronti dei compagni e di tutto il personale della Scuola; 
  • fare in modo che il figlio/la figlia partecipi responsabilmente alla vita della scuola e che svolga i compiti assegnati, dedicando il giusto impegno alla scuola;
  • partecipare a riunioni, assemblee, consigli e colloqui previsti.

Alle Istituzioni scolastiche è richiesto di impegnarsi a:

  • diventare soggetti capaci di autorevole interlocuzione con gli altri soggetti del territorio, risorse e non terreno di conquista;
  • avere un confronto trasparente con gli Enti del territorio secondo il principio della leale collaborazione;
  • sostenere la cultura della rete, della cooperazione e del sostegno reciproco;
  • contribuire a creare strutture organizzative di rete efficaci e organi di coordinamento permanenti (Conferenza regionale delle autonomie scolastiche e formative?).

Il Dirigente Scolastico, in quanto legale rappresentante dell’istituzione scolastica e responsabile gestionale, assume l’impegno affinché i diritti delle studentesse, degli studenti e dei genitori, richiamati nel presente patto, siano pienamente garantiti.

 

Barbara Urdanch è pedagogista, formatrice e consulente didattico.