Lessico scolastico

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I termini e le espressioni-chiave per capire la scuola di oggi e di domani

LE PAROLE DELLA SCUOLA

Questa sezione si propone di richiamare le espressioni più ricorrenti nel mondo scolastico di oggi, spiegandole alle famiglie, per riflettere insieme su quale scuola vivono oggi i nostri figli, come funziona l’ambiente educativo scolastico e quale scuola ci sarà domani.

di Laura Papetti

Per rispondere ai tanti e differenti bisogni degli studenti, è necessario un sistema che sappia tenere conto della complessità, che sappia gestire le differenze e la molteplicità di bisogni e delle persone, con la finalità di accompagnare ciascuno studente, nel corso degli anni, al proprio successo formativo.
Vi proponiamo qui di seguito in breve il significato e il senso di alcune espressioni che oggi vengono usate frequentemente nella scuola e che descrivono approcci e modalità che mirano a realizzare con efficacia una didattica orientata al successo formativo di ciascun ragazzo.

Apprendimento cooperativo

L'apprendimento cooperativo è un insieme di metodologie e approcci all’apprendimento che concordano sull’idea che lavorare in gruppo con regole specifiche, strutturate secondo determinati principi, sia una modalità molto efficace sia nella promozione di conoscenze, abilità e competenze di tipo disciplinare, sia nello sviluppo di abilità e poi competenze trasversali, in particolare di tipo sociale, necessarie più che mai nelle più svariate situazioni di vita. Attenzione, non bisogna confondere però il più generico lavoro di gruppo con l’apprendimento cooperativo.

L’apprendimento cooperativo prevede infatti in modo molto rigoroso un ambiente di responsabilità condivisa e un ruolo specifico di ciascuno nell’attività: ogni componente del gruppo, con le sue caratteristiche particolari e i suoi limiti, posto in un ruolo specifico che solo a lui è affidato, contribuisce in modo originale e insostituibile all’apprendimento di tutti e si fa risorsa per gli altri.

Apprendimento significativo

Recentemente, nel contesto di una scuola che si sta riorientando verso una didattica delle competenze (vedi alla voce COMPETENZE), si parla sempre più spesso di apprendimenti significativi. Essi sono frutto di una visione dell’allievo come protagonista del suo percorso di apprendimento, un percorso fatto non solo di ricezione di contenuti, ma di elaborazione attiva, uso di strategie personali e intenzionalità. Un apprendimento allora si dice significativo quando chi impara è in grado di dare un senso a ciò che apprende, dunque non solo integra le conoscenze già possedute con le nuove conoscenze, mettendole in connessione, ma le pone in atto, le incarna, le vive e le attiva nella quotidianità. L’apprendimento significativo è l’opposto della memorizzazione. L’espressione apprendimento significativo è connessa a una visione dell’esperienza (vedi alla voce DIDATTICA ESPERIENZIALE) come base irrinunciabile di ogni percorso formativo.

Competenze

Oggi nelle scuole di ogni ordine e grado, accanto ai termini di conoscenze e abilità, si parla sempre di più di COMPETENZE. Questo concetto non sostituisce naturalmente le conoscenze, cioè l’assimilazione di contenuti, certamente importanti, né le abilità che la scuola deve stimolare negli allievi, ma li comprende al suo interno e li valorizza con l’obiettivo di eliminare alcune consuetudini della scuola tradizionale, ancora dure a morire, che generano “conoscenza inerte”, utile solo all’interno delle mura scolastiche, per assumere l’obiettivo della conoscenza in azione, cioè di una conoscenza che possa essere messa in pratica in contesti scolastici ed extrascolastici (ad esempio per risolvere problemi della quotidianità, progettare l’utilizzo di spazi, realizzare prodotti, organizzare eventi tenendo conto delle diverse variabili che li caratterizzano…). Le competenze sono quindi un sapere complesso, che armonizza al suo interno capacità, conoscenze, aspetti quali l’iniziativa, la capacità di prendere decisioni, il senso di responsabilità, l’impegno, la curiosità, la capacità di collaborare con gli altri, la capacità di sfruttare risorse personali e risorse esterne per arrivare a un obiettivo concreto.
Per una definizione ampiamente condivisa in ambito didattico di COMPETENZA segnaliamo quella che si può leggere nella Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio, 23 aprile 2008:
Competenza = comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.

Compito autentico

Il compito autentico è un insieme di attività che impegnano pienamente la persona in un progetto, con un obiettivo concreto da realizzare, fatto di compiti cognitivi e attività operative insieme. Si tratta di una richiesta ricca, quindi, ben più ampia di un’attività didattica, che richiede l’esercizio concomitante di numerose abilità personali, sociali, cognitive ed emotive che implicano intenzionalità e progettualità.
Le caratteristiche principali di un compito autentico:

  • è connesso con il mondo reale, quindi le attività che esso comprende dovrebbero avvicinarsi il più possibile a compiti che le persone svolgono nelle loro pratiche quotidiane;
  • non è completamente definito, cioè richiede allo studente stesso di trovare in dettaglio i passaggi e le sotto-attività necessari per portare a termine il progetto o arrivare all’obiettivo dato;
  • comprende problemi non banali e non necessariamente con un’unica soluzione, che chiedono investimento di tempo e risorse significative per essere esplorati nella loro completezza;
  • offre al suo interno una varietà di richieste che vanno dalla riflessione individuale alla collaborazione di gruppo, dal lavoro manuale al ragionamento logico, dall’esercizio di competenze matematiche all’attivazione delle competenze di comunicazione.

Curricolo e Curricolo verticale

Il curricolo è il percorso formativo che ciascuno svolge nel corso di un grado scolastico (scuola primaria, secondaria di primo grado) o di una disciplina (curricolo di matematica, di italiano, di scienze, ecc.). È anche inteso come il documento, a cura del collegio docenti, che descrive in termini generali sia i contenuti irrinunciabili, sia l’organizzazione didattica degli stessi e indica in sintesi i contenuti (e la loro programmazione) che si proporranno all’interno dell’iter scolastico. Ogni singolo docente declinerà poi il curricolo in modo personalizzato per la propria classe in unità di apprendimento e attività didattiche.
Quando parliamo di curricolo verticale facciamo riferimento allo sviluppo di una o più discipline sia in termini di contenuti da apprendere, sia in termini di loro organizzazione e strutturazione, lungo un percorso che si snoda in modo armonico lungo più gradi scolastici, cioè, per esempio, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di primo grado, tenendo presente le competenze attese al termine di ogni grado scolastico.
Oggi i docenti sono invitati a progettare il curricolo in ottica verticale, cioè trovandosi e concordando il proprio curricolo con quello dei colleghi degli altri ordini di scuola, per ottimizzare al massimo ogni percorso scolastico vissuto dagli allievi e costruire in modo armonico nuove conoscenze, nuove abilità, nuove competenze a partire da quelle già sviluppate, senza ignorare o mortificare il bagaglio culturale e didattico che gli allievi portano con sé.

Didattica centrata sull'allievo (Learner Centered Approach)

All’interno di questo termine molto ampio vengono compresi una serie di approcci e metodologie volti a un cambio di attenzione da una didattica centrata sulla trasmissione di saperi predeterminati da parte del docente, a una didattica costruita sulla base delle necessità, delle caratteristiche, degli stili di apprendimento e degli obiettivi di ciascun allievo. Il termine raccoglie proposte metodologiche a volte anche distanti tra loro, accomunate dall’obiettivo di accompagnare gli allievi in percorsi verso la capacità di gestire in modo responsabile e autonomo il proprio apprendimento. Oggi i documenti ministeriali rinforzano questa modalità di fare scuola sottolineando la centralità dell’”imparare a imparare”, competenza chiave cruciale per il successo formativo e per formare cittadini consapevoli di oggi e di domani.

Didattica esperienziale

Questa espressione fa riferimento a un modello didattico basato sull’esperienza come base di ogni apprendimento. Si ritiene cioè che l'azione e la sperimentazione di situazioni e attività in cui il soggetto sia protagonista attivo e si trovi a mettere in campo le proprie risorse e competenze per l'elaborazione e/o la riorganizzazione della realtà in modo da raggiungere un obiettivo, consentano a chi apprende di sviluppare comportamenti adattivi, di usare creatività e di sviluppare abilità di problem solving. Mentre è al lavoro l’allievo attiva inoltre capacità relative alla sfera emotiva e sociale. In questo contesto l’insegnante diventa facilitatore dell’esperienza, lasciando l’allievo libero di trovare soluzioni al proprio problema, ma sostenendolo nelle sue difficoltà e incertezze e accompagnandolo nell’elaborazione dell’esperienza stessa.
L’esperienza della semina, dell’osservazione della crescita e poi della cura di una pianta, ad esempio, può essere considerato parte di una didattica esperienziale il cui obiettivo sia conoscere gli aspetti essenziali della vita di un vegetale e le sue parti. In altro ambito, la realizzazione di un vero mercatino a scuola può essere una modalità esperienziale per comprendere il valore del denaro e saper fare stime e calcoli.

Didattica laboratoriale

Il termine laboratorio in ambito didattico oggi non fa riferimento a uno spazio fisico dove si fanno attività di tipo pratico, che richiedono materiali particolari o allestimento particolare, ma piuttosto a una metodologia riconducibile al principio pedagogico dell’esperienza, quindi a uno scenario didattico in cui si progetta, si agisce, si costruisce conoscenza insieme, attraverso esperienze significative. In un ambiente di apprendimento di questo tipo ovviamente anche momenti in “laboratorio” inteso come spazio specific e attrezzato sono auspicati. Nella scuola laboratoriale, che si pone come obiettivo quello di accogliere la persona nella sua integralità, si promuove il “fare” in quanto modo preferenziale di conoscere il mondo dei bambini, il manipolare la realtà come dato essenziale del loro stare al mondo, il provare e riprovare come percorso naturale per interagire con la realtà.
Nella scuola-laboratorio attività e riflessione procedono di pari passo, per sviluppare maggiore consapevolezza su ciò che si conosce già e promuovere nuove e appassionanti scoperte, in un clima di collaborazione.

Gruppo di Lavoro per l'Inclusione (GLI)

La già citata C.M. n. 8 2013, dedicata ai Bisogni Educativi Speciali (BES), ha introdotto il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), che assorbe i compiti del precedente Gruppo di Lavoro Handicap di Istituto (GLHI) “estendendosi alle problematiche relative a tutti i BES”.
Le sue funzioni principali sono:

  • rilevazione dei Bisogni Educativi Speciali;
  • raccolta della documentazione sugli interventi didattici specifici attivati;
  • confronto e supporto ai colleghi;
  • monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola;
  • elaborazione della proposta di un Piano Annuale per l’Inclusività.

Invalsi

Le Prove Invalsi, ovvero le prove allestite e somministrate da alcuni anni nelle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (Invalsi), sono speciali test standardizzati, ovvero uguali per tutti, e obbligatori (ex D.L. 5/2012 poi convertito in L. 35/2012), che hanno lo scopo di valutare il livello di apprendimento nelle scuole del territorio nazionale.
L’INVALSI è un ente di ricerca di diritto pubblico, che concorre, insieme al MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e all’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), al sistema nazionale di valutazione in materia educativa.
L’obiettivo dei test proposti da questo ente di ricerca è quello di tracciare, ogni anno, un profilo di riferimento di tipo statistico in grado di cogliere e, per quanto possibile, quantificare il grado di apprendimento degli studenti italiani, attraverso delle rilevazioni quanto più possibili oggettive che consentano sia un confronto con le altre scuole e le altre agenzie formative europee e comunitarie, sia una rilevazione dei punti deboli e delle carenze del sistema formativo italiano, sulle quali, poi, il MIUR potrà agire attraverso specifici interventi.
La valenza delle rilevazioni non ha finalità di ricaduta sui singoli studenti, né sui docenti, ma è piuttosto quella di rendere pubbliche informazioni sintetiche sugli aspetti più rilevanti del sistema educativo, per offrire riflessioni su punti di forza e punti deboli del sistema di istruzione italiano e fornire elementi per la riflessione e possibili azioni correttive nell’ottica di un miglioramento dell’offerta formativa del nostro sistema nazionale.

Piano Annuale dell'Inclusività (PAI)

Il Piano Annuale dell’Inclusività è uno strumento individuato dalla Direttiva MIUR 27/12/2012 relativa agli Strumenti di Intervento per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica, cui fa seguito anche la C.M. n.8 del 2013 prot.561 “Strumenti di interventi per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative.
In seguito, con la Nota Ministeriale prot.1551 del 27 giugno 2013 il Miur fornisce indicazioni operative per la redazione del Piano Annuale per l’Inclusività.

Tale Piano ha la funzione di individuare annualmente, e precisamente entro il mese di giugno, gli aspetti di forza e gli aspetti ancora fragili rispetto alle attività e più in generale agli interventi di tipo inclusivo messi in atto dalla scuola.

Nel PAI la scuola deve anche esplicitamente predisporre un piano delle risorse da offrire e richiedere a soggetti pubblici e privati sul territorio per migliorare, l’anno scolastico successivo, l’accoglienza di tutti gli alunni, e in particolare attenzione a quelli con diversi Bisogni Educativi Speciali.

Piano Didattico Personalizzato (PDP)

La legge 170/2010, poi rinforzata e ampliata nella direttiva sui BES (Bisogni Educativi Speciali) del 27/12/2012, prevede tutti che gli alunni con Bisogni Educativi Speciali beneficino di misure didattiche speciali che comprendono strumenti compensativi, misure dispensative e interventi di personalizzazione della didattica.
Il PDP è un documento che tutela l’alunno, ne tratteggia le caratteristiche e le potenzialità in un dato momento e mira a definire un percorso “dedicato” e obiettivi a breve e medio termine per aiutare l’alunno a evolvere al massimo delle proprie potenzialità.
Il PDP è un documento redatto collegialmente dal Consiglio di classe, per la cui compilazione possono partecipare eventualmente anche l’insegnante referente DSA (nel caso si tratti di un alunno con DSA) o lo specialista che segue l’allievo (logopedista, psicomotricista…).
Dopo un adeguato periodo di osservazione del bambino il PDP sarà confermato e presentato ai genitori dell’alunno, che saranno invitati a condividerlo e sottoscriverlo.
Il PDP si configura quindi come un vero e proprio patto di fiducia tra tutti coloro che – a vario titolo – sono coinvolti nel percorso di crescita dell’alunno.
Il PDP verrà aggiornato ogni anno, e potrà essere sospeso nel caso le difficoltà transitorie si siano risolte.

NB. Gli alunni per i quali è previsto un PDP non hanno bisogno anche di un insegnante di sostegno. Gli alunni per i quali è previsto il sostegno scolastico sono alunni con disabilità certificata e per loro è previsto un documento differente, il PEI (Piano Educativo Individualizzato). Si veda alla voce PEI.

Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) è il documento obbligatorio previsto dalla Legge 105/92 e dal DPR 24/2/94 che tutelano gli alunni con disabilità certificata (intellettiva, sensoriale, motoria o disturbi neuropsichici).
Il PEI, così come il PDP (Piano Didattico Personalizzato), è un documento collegiale che vede una stesura e condivisione da parte di tutti coloro che sono a vario titolo coinvolti nel percorso educativo dell’alunno. In questo caso però, come chiarisce bene la legge 104/92, comma 5, viene chiaramente indicata la necessità che la sua stesura avvenga a seguito di una Diagnosi Funzionale (DF) e di un Profilo Dinamico Funzionale (PDF), che perciò ne sono parte integrante. Nel documento saranno descritti gli interventi mirati, con il supporto fondamentale del docente di sostegno, per l’inclusione scolastica del soggetto diversamente abile.

Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) / vecchio Piano dell’Offerta Formativa (POF)

Il POF (Piano dell’Offerta Formativa), divenuto PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) in seguito alla Legge 107/2015 (La Buona Scuola), è “il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia”. Il documento - redatto dal Collegio dei Docenti e approvato dal Consiglio d’Istituto - descrive l’istituzione scolastica nella sua natura, nelle sue risorse e nei suoi servizi, descrive le proprie didattiche, educative e organizzative, in relazione al contesto territoriale agli enti locali e alle diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio. È senz'altro un punto di partenza imprescindibile per orientarsi nella scelta di una scuola.
Con la Legge 107/2015 il Piano dell’Offerta Formativa vede una stesura triennale con l’obiettivo di promuovere a lungo termine “il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l’apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali”. Esso – all'interno dei tre anni di validità – può essere aggiornato e rivisto annualmente entro il mese di ottobre.
Questo documento si trova presso la dirigenza dell’istituzione scolastica ed è pubblico. Esso è generalmente reperibile anche in formato digitale sul sito dell’Istituto scolastico di riferimento.

Prerequisiti

In ambito scolastico per prerequisiti si intendono le abilità cognitive, emotive e sociali necessarie per gli apprendimenti che seguiranno. Generalmente si pone l’attenzione sui prerequisiti nei momenti di passaggio tra un grado e l’altro del sistema scolastico, per valutare quanto un allievo sia equipaggiato per affrontare il nuovo ambiente di apprendimento e le nuove richieste o per conoscere le potenzialità e i limiti di ogni persona all’inizio di un nuovo percorso.
Ad esempio, all’inizio del primo anno di scuola primaria i docenti generalmente dedicano una prima parte dell’anno scolastico proprio a verificare i prerequisiti attesi dai bambini che arrivano dalla scuola dell’infanzia e, in caso verifichino delle lacune o delle debolezze, possono attivare percorsi di sviluppo e consolidamento delle abilità essenziali per procedere.
Tra i prerequisiti previsti all’ingresso della scuola primaria vi sono, per esempio, la padronanza di concetti riconducibili a categorie quali:

  • Orientamento spazio-temporale (dentro-fuori, sopra-sotto, prima-dopo, ritmi e successioni di figure e oggetti, …);
  • Organizzazione logico-spaziale (alto-basso, grande-piccolo, lungo-corto);

ma anche capacità di tipo trasversale quali:

  • Riconoscere i colori fondamentali
  • Indicare e denominare correttamente oggetti e persone familiari
  • Riconoscere e individuare suoni e rumori del proprio ambiente
  • Riconoscere uguaglianze e differenze
  • Saper ricomporre in modo semplice lo schema corporeo
  • Saper esprimere un bisogno o raccontare un’esperienza
  • Comprendere una comunicazione verbale e agire di conseguenza

Ogni nuovo ambiente di apprendimento presuppone dei prerequisiti, dunque delle abilità e competenze di base, che sono la condizione necessaria perché il nuovo tratto del percorso di crescita e apprendimenti si possa svolgere in modo sereno e senza ostacoli troppo gravosi.
Pearson Italia ha pubblicato, sul tema dei prerequisiti in ingresso alla scuola primaria, il volume: COSTRUIRE LE BASI, di Margherita Bellandi.

 

Laura Papetti è progettista editoriale, ha insegnato inglese in scuole di vario ordine e grado, ha lavorato come docente di sostegno e attualmente insegna alla scuola primaria nella provincia di Monza e della Brianza. È coautrice insieme a Donatella Santandrea della nuova guida di Pearson Italia dedicata ai docenti di scuola primaria Let's start CLIL.