Come posso rendere autonomo mio figlio nello studio a casa?

Come posso rendere autonomo mio figlio nello studio a casa?

L'unione di intenzionalità e autoregolazione

STUDIARE A CASA

Lo studio nella scuola secondaria di secondo grado prevede due importanti investimenti da parte dei ragazzi, ossia intenzionalità e autoregolazione, che portano a un "atteggiamento strategico" consapevole che, messo a frutto, è determinante nell'ottenimento di risultati nello studio. Ma cosa gli serve veramente per andare bene a scuola? E qual è il metodo adatto a vostro figlio?

di Barbara Urdanch

Secondo Anderson, studiare è “un particolare tipo di apprendimento intenzionale in cui è richiesto di leggere attentamente il testo stesso al fine di comprendere e memorizzare le informazioni utili per eseguire una prova” (Anderson, 1979).
Lo studio nella scuola secondaria di secondo grado, prevede quindi due importanti “investimenti”:

  • l’intenzionalità, che implica l’attenzione, la concentrazione e la necessità di avere obiettivi di apprendimento quanto più possibili chiari e raggiungibili,
  • l’autoregolazione, che comporta la capacità di saper gestire la propria attività di studio e di conoscere e applicare le strategie efficaci per apprendere e automotivarsi.

L’ottenimento di risultati nello studio dipende, quindi, da un “atteggiamento strategico” consapevole che i ragazzi devono necessariamente mettere a frutto negli studi superiori.
Secondo Claudia Zamperlin dell’AIRIPA (Associazione Italiana per Ricerca e l’Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento): «L'attività di studio in genere è intenzionale e autodiretta dallo studente che decide autonomamente di studiare, scegliendo obiettivi, tempi e strategie. Sostanzialmente nello studio si distinguono tre fasi fondamentali:

  • la prima, definita di prelettura, implica l'organizzazione e la definizione degli obiettivi,
  • la seconda è centrata sulla lettura, comprensione ed elaborazione del testo,
  • la terza è finalizzata alla memorizzazione del materiale ed alla capacità di rievocarlo al momento del bisogno.»

Le strategie comportano l’attivazione quindi di varie risorse, relative alle varie fasi: organizzazione, comprensione, memorizzazione. Per attivare strategie positive nell’ambito dell’organizzazione è necessario “pianificare” attentamente: distribuire e diluire nel tempo il carico di lavoro, evitando lo studio massivo della “sera prima”; definire un piano giornaliero, settimanale e/o mensile coerente e realistico che tenga conto anche del tempo dedicato alle attività extrascolastiche e relazionali, fondamentali per la riuscita di un buon metodo di studio!

La fase successiva della “comprensione” prevede l’attivazione un processo attivo, interattivo e costruttivo. Attraverso la comprensione, lo studente costruisce conoscenza, indispensabile per acquisire competenze e abilità reali.

La fase della memorizzazione, che può essere difficoltosa specie in presenza di disturbi specifici dell’apprendimento, prevede “l’immagazzinamento”, la stratificazione delle informazioni in modo significativo per poter attivare il processo di “ricerca informazioni” che consentono un’idonea “restituzione” dell’apprendimento”.
Vedremo nel proseguo dell’articolo alcune strategie operative per permettere la piena realizzazione delle fasi citate, e mirare all’autonomia nello studio, competenza imprescindibile nella scuola secondaria di secondo grado.

È indispensabile puntare sull’autonomia e sulla responsabilità dei nostri figli per raggiungere l’obiettivo comune dell’istruzione e dell’educazione: la competenza, o meglio la competenza dell’imparare a vivere, la capacità di risolvere i problemi che la vita presenta.
Dentro e fuori dalla scuola è necessario, quindi, offrire apprendimento attivo per permettere ai ragazzi di realizzare compiti in contesto simili alla realtà (compiti significativi) che prevedano capacità di organizzare il pensiero, fare ipotesi, collaborare con gli altri. I nostri ragazzi devono imparare ad imparare.

Come? Con un buon metodo di studio! Il metodo di studio è molto importante per tutti, ancor più se vi sono dei Disturbi Specifici di Apprendimento, poiché un buon metodo di studio aiuta a compensare le difficoltà. Ma che cos'è il metodo di studio e come mai è così importante?
Il metodo di studio è l'atteggiamento di chi affronta una problematicità con fare “strategico”. Fa parte della naturale intelligenza umana escogitare strategie più funzionali per affrontare le situazioni problematiche quotidiane.

Vostro figlio affronta le problematicità in modo logico? Cosa gli serve per andar bene a scuola?

  • Ogni ragazzo/ragazza deve imparare ad osservarsi mentre studia, riconoscendo ostacoli e difficoltà.
  • Deve abituarsi a rispondere con sincerità a domande semplici come: che cosa sto facendo, perché, da che cosa dipendono le mie difficoltà? Che cosa ho imparato? Cosa devo ancora fare per migliorare?
  • Deve individuare i percorsi più adatti al proprio modo di apprendere.

Stimolare l’autoefficacia è anche compito di noi genitori (oltre che dei docenti)!

Attenzione: anche le difficoltà motivazionali, gli atteggiamenti, i comportamenti, la “mancanza di voglia” sono difficoltà su cui si può lavorare. Tenuto conto che avere consapevolezza delle proprie difficoltà, applicare strategie e dotarsi di idonei strumenti di studio sono alcuni dei principi guida di uno studio metodo dico, occorre, quindi, anche a casa:

  • guidare i ragazzi a porsi domande e a dare significato a ciò che fanno;
  • spingerli ad essere attivi;
  • metterli di fronte a scelte e aiutarli a scegliere;
  • impostare un certo ordine e stare attenti ai troppi stimoli a cui sono esposti;
  • abituarli a lasciare traccia del proprio lavoro;
  • far usare loro costantemente gli strumenti di studio più adeguati;
  • non sostituirsi a loro nei compiti, ma suggerire strumenti e strategie;
  • non togliere le difficoltà, ma aiutarli ad affrontarle;
  • aiutarli a dividere i compiti in parti eseguibili in tempi ragionevoli e far fare loro delle pause;
  • incoraggiarli a produrre, con calma, compiti di buona qualità, piuttosto che indurli a finire tutto in fretta e male.

Uno dei metodi più conosciuti è il metodo PQ4R di Robinson (1970)

  1. Preview (Scorsa Rapida)
  2. Question (Porsi domande)
  3. Read (Leggere)
  4. Reflect (Riflettere)
  5. Recite (Ripetere)
  6. Review (Ripassare)

È importante ricordare, infine, che le nozioni di qualsiasi materia per essere realmente apprese devono essere inserite in uno schema di senso e che il giusto metodo di studio si trova per prove ed errori. Purtroppo teniamo quasi sempre in considerazione il concetto di prova, mai quello di errore. Imparare, invece, è un percorso dove ci possono essere anche degli errori! L’importante è trovarli, capirli e riuscire a correggerli. Se poi i nostri ragazzi hanno Bisogni Educativi Speciali (DSA, ADHD, disabilità ecc) ricordiamoci che non sono giocattoli rotti a cui sostituire i pezzi difettosi.

Qual è, allora, un metodo adatto per vostro figlio?

Innanzitutto dobbiamo abituare i nostri figli a vedere le difficoltà e le problematicità come domande. Quindi dobbiamo far sì che si abituino a:

  • delineare un problema che richiede di cercare attivamente una risposta;
  • formulare insieme delle ipotesi;
  • verificare i risultati di quanto è stato fatto.

Un buon metodo è infatti il giusto mix di strategie e strumenti pensati logicamente per rispondere ad un problema. Perché venga sviluppato un buon metodo di studio sarà utile:

  • far comprendere quali possano essere le difficoltà e come il cervello memorizza i concetti;
  • insegnare a studiare un testo, scoprendo quali sono i passi fondamentali per la comprensione (utilizzando un approccio attivo e imparando ad individuare i concetti più importanti all'interno di una pagina, un paragrafo o un capitolo);
  • guidare allo studio di un testo sperimentando nella pratica gli strumenti (se necessario, anche compensativi) adeguati e applicando le tecniche apprese;
  • insegnare a sintetizzare per imparare a costruire schemi efficaci;
  • insegnare a costruire e a utilizzare le mappe.

Scendendo nel dettaglio, come si può insegnare ai ragazzi a studiare un testo?

  • Scoprendo insieme quali sono i passi fondamentali da seguire quando si affronta lo studio di un testo;
  • cercando di individuare insieme i concetti più importanti all'interno di una pagina, un paragrafo o un capitolo;
  • trovando altre strategie che facilitino la memorizzazione dei concetti, oltre alla sottolineatura: leggere prima i titoli e confrontarsi su quello che si immagina sarà il contenuto del paragrafo (lavoro di anticipazione e di brainstorming);
  • andando a leggere la prima domanda di verifica al termine del capitolo, trovando la risposta a quella domanda all’interno del testo ed evidenziando la risposta;
  • scrivendo a lato della pagina la parola o le parole che permettono di ricordare l’intera frase (le famose “parole chiave”);
  • utilizzando vari canali, oltre al libro quali i materiali multimediali (video lezioni, ipertesti, film ecc);
  • rispondendo a tutte le domande del capitolo per essere in grado di creare la mappa cognitiva (mentale o concettuale).

Proprio quest’ultimo è uno degli elementi che può fare la differenza tra un metodo di studio efficace e uno inefficace: una mappa è un modello di rappresentazione della conoscenza, e di rappresentazione grafica della memoria. Le mappe sono strumenti per interpretare, rielaborare e trasmettere conoscenze, informazioni e dati. Sono costituite da nodi concettuali, che rappresentano un concetto elementare descritto con un'etichetta collegati fra loro da linee o frecce. La struttura complessiva è quindi di tipo reticolare e le relazioni risultano esplicitate attraverso parole-legamento.

Come si possono insegnare tecniche di memorizzazione utili e piacevoli?

  • Provate insieme ad utilizzare la memoria visiva per ricordare facilmente concetti chiave, elenchi ed eventi in successione → per esempio Odoacre, l’imperatore che depose Romolo Augustolo può essere memorizzato come… l’imperatore che “puzza”, ricorrendo a un’associazione sonora delle parole “odore” e “acre”.
  • Scoprite insieme, sotto forma di gioco, come può essere facile memorizzare numeri, date ecc.

E come aiutarli nell’organizzazione del tempo dedicato allo studio e al ripasso?

  • Consigliando un metodo che comporti la “pratica distribuita”: studiare in modo diluito nel tempo (al contrario dello studio “massivo”), che richiede senz’altro un aiuto per organizzarsi bene lo studio giornaliero/settimanale e per programmare in maniera corretta lo studio nel lungo periodo;
  • provando a far sì che l'organizzazione diventi un punto di forza che permette di risparmiare tantissime energie e tempo;
  • individuando insieme i ritmi personali di studio ideali in modo che si possa studiare in modo più rilassato e concentrato. Di norma una buona strategia consiste nello studiare la stessa materia per massimo 45/50 minuti, con un cronometro davanti, e poi concedersi una pausa di almeno 10 minuti prima di riprende studiando un'altra materia;
  • analizzando insieme la situazione in tutte le materie e aiutandolo ad impostare un piano di recupero efficace.

Concludendo, possiamo sottolineare che un metodo di studio perché sia efficace e vincente, oltre che a dare esiti positivi nell’attività scolastica, deve sfruttare i vari canali sensoriali tipici del ragazzo e valorizzare i punti di forza individuali (intuizione, pensiero visivo e creativo ecc) e viceversa minimizzare quelli di debolezza, deve infine permettere ai ragazzi di ritagliarsi del tempo libero per i propri interessi e le proprie passioni. E il compito di noi genitori è quello di aiutarli ad attuare le migliori strategie per essere in grado di applicare in autonomia il proprio metodo di studio con successo e consapevolezza.

 

Barbara Urdanch è pedagogista, formatrice e consulente didattico.