Perché la formazione dei docenti?

Formazione docenti

Non solo per legge: le esigenze degli insegnanti

DIRIGENTI SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA - FORMAZIONE

Non solo per legge, ma per soddisfare l'esigenza dei docenti stessi di rimanere costantemente al aggiornati in un ambiente - come quello della scuola - nel quale si muove una pluralità di soggetti in continua evoluzione, tra cui in particolare gli studenti. Da questo nasce l'importanza del confronto, con se stessi, con i colleghi, con le proposte più innovative.

Agostino Miele

La scuola è un ambiente atipico nel quale si muove una pluralità di soggetti in continua evoluzione. Il docente che riesce a coglierne l’aspetto dinamico, sente immediatamente l’inadeguatezza di una preparazione professionale statica, ancorata a modelli formativi indubbiamente di grande profondità culturale, ma come bloccati al tempo della loro costruzione.

In classe ci si trova davanti a studenti in continuo movimento. Il docente percepisce che le certezze culturali e professionali vacillano di fronte alle dinamiche adolescenziali, alla provenienza sociale culturale variegata, alle storie diverse: è costretto quindi a rivedere il progetto formativo e la modalità di trasmissione delle conoscenze; è costretto a rimettere in discussione la tradizione, i moduli consolidati, le proprie facoltà comunicative: deve accettare un valore fondamentale: la sperimentazione. Non esiste nella vita del docente “il miglior modo per”; esistono invece i tentativi, i percorsi alternativi, le strade informali per portare lo studente al successo formativo non tanto in termini di accumulo di conoscenze, quanto invece di vera e propria formazione della persona.

In tale ottica si fa strada prepotentemente la necessità del confronto. Confronto con altri docenti, confronto con proposte didattiche innovative, confronto con se stessi. Tale obiettivo si realizza soltanto con la formazione continua e permanente, al cui centro devono essere la sperimentazione e l’innovazione. Attraverso la ricerca si accresce la propria professionalità, ma si migliora anche l’efficacia dell’azione della intera comunità scolastica in ogni sua componente.

È evidente dunque come la formazione non rappresenti un peso, né un’attività a latere, ma un’occasione fondamentale per riflettere sul proprio lavoro. La riflessione dovrebbe essere il più possibile condivisa in modo tale che si possa assicurare qualità sia al percorso formativo degli studenti, sia all’agire educativo e didattico degli insegnanti in classe. Come si afferma, talvolta senza vera coscienza, sono gli insegnanti a fare una scuola di qualità.

Nel mondo della scuola stiamo vivendo un periodo caratterizzato da grandi e complesse trasformazioni, siamo difronte ad una scelta obbligata: conservare le tradizioni oppure entrare nella sfida lanciata dalla società e competere per offrire al giovane un sistema di formazione moderno, innovativo e ricco di esperienze (basti pensare solo all’Alternanza scuola-lavoro).

L’autonomia delle istituzioni scolastiche, il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, l’Alternanza scuola-lavoro, il problema dell’inclusione e degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, la riforma della scuola con la legge 107/2015, la costruzione di nuovi saperi, l’uso delle tecnologie informatiche nella didattica, le complesse dinamiche relazionali, dentro e fuori della scuola, sono solo alcune delle tematiche che i docenti sono impegnati ad affrontare e fronteggiare.

Il quadro normativo è stato preliminarmente delineato nell’art. 1 comma 124 della Legge 107 che ha definito la formazione in servizio dei docenti come “obbligatoria, permanente e strutturale” mentre successivamente la Nota 2915 del 2016 ha fornito le prime indicazioni di carattere operativo. Da queste prime disposizioni si deduce lo spirito che è alla base di tutta l’operazione: assegnare alla formazione un ruolo strategico per lo sviluppo professionale e il miglioramento delle istituzioni scolastiche.

Il Piano Nazionale per la Formazione dei docenti 2016/2019, diramato dal MIUR lo scorso ottobre ha aperto un vasto canale informativo (circa 90 pagine!) per comprendere quanto significativa sia nella riforma attuata dalla Legge 107 il ruolo conferito alla formazione. Se considerata nella sua giusta accezione l’obbligatorietà non tange i diritti contrattuali, ma il nuovo costrutto di formazione intende dare voce, attraverso un sistema di riconoscimenti professionali, a tutte quelle competenze dei docenti che seppur dispiegate all’interno della comunità sono rimaste al contrario sommerse e non valorizzate. Si apre così nella scuola italiana un sistema di crediti valoriale che verrà riconosciuto nel portfolio digitale di ciascun docente.

Gli ambiti tracciati dal Piano Nazionale di Formazione dei docenti 2016/2019, diramato dal Miur, racchiudono tutto il fare a cui i docenti oggi sono chiamati: il digitale, le lingue, l’Alternanza scuola-lavoro, l’inclusione, la prevenzione del disagio giovanile, l’autonomia didattica. È evidente il legame esistente tra formazione dei docenti e qualità dell’insegnamento. Nessuna riforma o innovazione può essere efficace senza il coinvolgimento emotivo degli insegnanti, senza la consapevolezza profonda che la formazione è necessaria per accrescere le conoscenze e le competenze spendibili nella quotidianità, in classe, per mettere gli studenti in condizione di affrontare la mutevolezza della realtà con l’elasticità mentale che il futuro richiederà loro.

Per i docenti la formazione permanente deve essere vissuta come una sfida, un’opportunità per aprirsi alle novità, al confronto, alla condivisione. È obiettivamente stimolante poter rimettersi in gioco, sapere il nuovo, migliorarsi nel metodo, nell’approccio didattico, nella comprensione e nell’abilità di gestire problemi e condizioni sociali diversi e di diversa origine. Questa è la nuova idea di professionalità del docente, in continuo apprendimento. L’insegnante è un “professionista riflessivo” (D. Schon, Il professionista riflessivo), in grado di guardare alla pratica e all’esperienza per potenziare le sue azioni future: più il docente riflette sul già attuato, più saprà individuare quei nodi cruciali passibili di potenziamento attraverso la formazione.
 

 

Agostino Miele, dirigente Scolastico, formatore su vari temi quali le problematiche per gli alunni con BES, formatore sull’esame di stato negli istituti secondari di secondo grado, formatore per dirigenti scolastici su tematiche relative alla professione, autore di vari testi di matematica, informatica e su tematiche per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, curatore di un testo di preparazione per il concorso a dirigente scolastico.