La scuola a un metro di distanza

Considerazioni e idee per docenti che desiderano essere vicini, anche a distanza

Da diverse settimane la scuola la facciamo un po’ tutti, a casa. Si fa scuola in famiglia, con l’esercizio della pazienza, l’ironia del tempo dilatato e improvvisamente sovrabbondante, ma gli apprendimenti? E le relazioni? Pur consapevoli dei legittimi timori di programmazioni che non potranno essere concluse e alunni che possano "rimanere indietro", con questo contributo vogliamo offrirvi una riflessione sulle restrizioni in vigore come grande sfida ma anche come grande occasione per i bambini di imparare, e per i docenti di accompagnare il percorso dei propri alunni a un metro di distanza

di Laura Papetti

Da diverse settimane la scuola la facciamo un po’ tutti, a casa. Si fa scuola in famiglia, con l’esercizio della pazienza, l’ironia del tempo dilatato e improvvisamente sovrabbondante, degli impegni improvvisamente “saltati”, tutti insieme; con la fatica dello stare quando ci verrebbe da andare; con quel ripiegamento sui computer e sui cellulari… proprio ora che volevamo una stretta di mano e un abbraccio sincero! Con l’astensione da acquisti innecessari, incontri rimandabili, impegni che possiamo disdire. Ma, soprattutto, con questa “interrogazione a sorpresa” della vita: sappiamo stare nell’incertezza dell’evolversi di questo virus? Sappiamo allontanare le pur legittime preoccupazioni per fare del nostro tempo un’occasione per rinnovarci, per evolvere, per generare pensiero propositivo e costruttivo, per ascoltarci?

E poi arriva la scuola. Quella vera. Quella delle maestre e dei maestri che arrivano a casa, con i loro compiti, i loro sorrisi, i saluti virtuali e la voglia di sentire le voci dei bambini. Quei bambini a cui di solito chiedevano di sedersi bene, di usare il righello, di allacciarsi le scarpe. Qualcuno – in tempo di distanze – elenca le pagine da svolgere su un file, qualcuno si cimenta in videolezioni. Qualcuno affida la propria voce ai messaggi vocali per portare racconti, qualcuno consiglia storie che facciano compagnia.
Ma prima di ogni cosa è forse utile che la scuola sia a un metro di distanza. Una presenza solida, ritmata, rassicurante, sì. Ma alla giusta distanza. Perché questo tempo incerto è un tempo evolutivo, un tempo di crisi e di metamorfosi. È un tempo che chiede tempo di maturare ritmi differenti, sguardi alla finestra, noia da vivere, faccende di casa da sbrigare. E riflessioni nuove da maturare.

Crediamo che la scuola debba farsi flessibile, adesso, adattiva, e mostrarsi capace di vedere tutto ciò che c’è a casa, in ogni casa, e di sfruttarne il potenziale per promuovere apprendimenti. Sarà la creatività ancora una volta a salvarci, come è stato nella storia dell’evoluzione per ogni specie vivente.
Stephen J. Gould ed Elizabeth Vrba hanno coniato, nel 1982, il termine exaptation, all’interno della scienza evolutiva: si tratta di quel fenomeno per cui un carattere, già presente in un organismo con un certo tipo di funzione, assume a un certo punto una funzione differente, indipendente dalla prima.
E allora, come parte di quel grande e meraviglioso organismo in lenta evoluzione che è la scuola, lasciamoci ispirare dal patrimonio di esperienze che è contenuto in casa, in tutte le case. Facciamoci davvero noi docenti strumenti di adattamento, per una scuola che ora è a domicilio e che possa tornare tra i banchi rinnovata ed evoluta. Tutti ci siamo lamentati, almeno una volta nell’ultimo anno, di una scuola sempre più burocratica, vittima dei sistemi assicurativi, dove praticare la didattica dell’“imparare facendo” diventa una corsa ad ostacoli. Abbiamo ora l’occasione di esserci, sostenere, accompagnare, guidare una scuola che possa essere prima di tutto esperienza, in famiglia.

Proponiamo allora occasioni per imparare che non tentino necessariamente di riprodurre le forme della scuola. Diamo, sì, spunti di lavoro e riflessione a casa, facciamo sentire la nostra voce, invitiamo le famiglie a guardare un video, a sfogliare un libro, a giocare con la matematica “domestica”, riducendo la divergenza tra scuola e vita, senza però la pretesa che i tempi e le modalità siano quelli che chiederemmo in aula. Non è il momento di farlo.

Osiamo lanciare la didattica dei marshmallows e delle zollette di zucchero. Sfruttiamo il freezer delle famiglie e sottoponiamolo a stress da esperimenti scientifici. Facciamo scendere dallo scaffale alto il libro di ricette impolverato, nelle case dove di solito non c’è tempo per cucinare. Coltiveremo apprendimenti e relazioni al tempo stesso. Saremo di conforto e anche ottimi antistress per intere famiglie.
Non pretendiamo nulla, però. Offriamo e basta. A un metro di distanza.

In quest’ottica, allora, vogliamo condividere con voi qualche spunto didattico “a distanza”, con e senza tecnologie, ma rigorosamente #senzaschede. Cioè senza pretendere che le famiglie stampino e compilino materiali. In questo modo cari docenti faremo veramente scuola arricchendoci reciprocamente. Buona scuola! Anche a un metro di distanza.

#senzaschede e senza pc

Anche con il solo aiuto di uno smartphone, oggi è possibile stare in relazione con le famiglie e con i nostri alunni. Si possono invitare gli alunni ad ascoltare una canzone in lingua inglese, a riascoltarla in famiglia e a farne un momento di apprendimento ma anche di routine quotidiana. Ancoriamo ogni proposta al momento che i bambini e le famiglie stanno vivendo. Trovate per esempio in youtube una divertente canzone in inglese sull’importanza di lavarsi le mani, WASH YOUR HANDS, ricca di vocaboli e verbi della quotidianità.

Fate voi un’accurata selezione di proposte, a seconda dei temi che state esplorando con le vostre classi: segnaliamo alcune utili fonti di risorse in rete:

#senzaschede ma con tanta voglia di ascoltare e guardare storie!

Possiamo consigliare ottime videoletture di albi illustrati o racconti e sollecitare una risposta di gradimento anche via vocale da parte degli alunni. Ve ne sono per esempio di molto ben realizzate, su youtube, da parte del Laboratorio di Comunicazione e Narratività dell'Università degli Studi di Trento-Rovereto diretto da Marco Dallari. Noi abbiamo scelto per voi, a titolo esemplificativo, un grande classico della letteratura per ragazzi, “Nel paese dei Mostri selvaggi”, di Maurice Sendak. Ci pare un ottimo stimolo per ricordare a ogni bambino come le pareti di una stanza, grazie alla fantasia, possano diventare teatro di grandi e indimenticabili avventure… Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak Babalibri MI.

Si possono poi consultare in rete – ora più che mai con l’apertura gratuita di molti archivi editoriali, radiofonici e televisivi – molte altre videoletture, nonché audiolibri di qualità.

Una iniziativa nata per fare compagnia ai bambini in questo specifico periodo, che vi segnaliamo come “speciale”, e che richiede solo l’uso del telefono è: “Le favole al telefono… al telefono!”, un’iniziativa di Campsiragoresidenza davvero originale: su prenotazione, ogni bambino potrà ricevere una personale lettura delle Favole al telefono di Gianni Rodari, proprio al telefono! Una lettura interpretata al telefono da un attore o un’attrice, proprio come nel libro di Rodari: il telefono squilla e dall’altra parte c’è per davvero quel Ragionier Bianchi di Varese che Rodari immagina chiamare la sua bambina tutte le sere per raccontarle una storia. Interagendo con l’attore o l’attrice saranno i bambini a scegliere le storie che vogliono ascoltare!

Per chi utilizza i social, si possono per esempio visitare – sulla pagina Facebook Videoletture, una buona selezione di letture videoregistrate, in italiano o in inglese, di albi e libri a cui viene data immagine attraverso fotografie o illustrazioni.
Alla pagina Facebook di Artebambini #facciamostorie, molti albi illustrati di questo editore, con illustrazioni particolarmente accurate, vengono letti ad alta voce proprio per noi.

#senzaschede… facciamo gruppo!

Usare le piattaforme gratuite è una vera opportunità per una scuola che decide di “evolvere”, ma facciamo grande attenzione, dobbiamo essere sicuri di includere tutti, proprio tutti, e non lasciare indietro nessuno. Creare una classe virtuale ha infatti il vantaggio di poter mettere in contatto noi docenti ma anche tra loro tutti gli alunni… e in tempi di isolamento e malinconie, può essere davvero una bella strategia per ricreare un po’ quel clima di allegria che stempera le tensioni e aiuta a “sentirsi parte”. Le piattaforme poi permettono di allegare foto, audio, disegni, lavori fatti a casa e il “mettere in comune” è proprio uno dei “pilastri” su cui si regge il senso dello stare a scuola. Se ne abbiamo la possibilità, attrezziamoci e usiamo le tecnologie! Ma con uno sguardo sempre attento alle fatiche e ai ritmi delle famiglie.
Ministero dell'Istruzione – Nuovo Coronavirus – Didattica a distanza

#senzaschede parliamo di noi – # senzaschede… la voce della maestra!

Dai dettati in inglese, alle filastrocche inviate, a enigmi o quiz da risolvere… quello che fa la differenza è sentire la voce della maestra! O del maestro, ovviamente. Il contatto vocale, che potrà essere realizzato nei modi – lo ripetiamo – che siano più agili e rispettosi di tutte le situazioni familiari – via messaggi vocali o via piattaforma – è importantissimo dal punto di vista relazionale. Crea quel filo relazionale unico e inscindibile che caratterizza le giornate con i nostri alunni a scuola. Personalmente abbiamo sentito il bisogno di ricevere le loro voci e di donare la nostra, anche solo per raccontare… come vive la maestra senza scuola, che cosa accade quando la maestra fa la mamma, o la zia, o la fidanzata a tempo pieno…

#senzaschede… quanto materiale per imparare!

Avete mai proposto alla vostra classe una “macedonia di frazioni”? Avete chiesto ai vostri alunni di sfidarsi in un “litigio di aggettivi qualificativi”? Avete mai scritto o fatto scrivere ai vostri alunni una poesia sui loro calzini?
I nostri autori hanno selezionato per voi idee e ricette antinoia, spunti didattici leggeri e creativi, attività laboratoriali per approfondire o esplorare temi curricolari che, a scuola, avreste affrontato forse diversamente. Il tentativo è di offrire una didattica seria e leggera al tempo stesso, fatta di esplorazioni concrete, laddove possibile, di esercizi da svolgere in autonomia, di spunti curiosi sui quali poi riflettere o svolgere una rielaborazione personale.

Accorciare le distanze nella Scuola primaria, si sa, risulta più complesso rispetto alla Scuola secondaria. Questo perché molti bambini, soprattutto nei primi anni, hanno bisogno di sostegno: non sono ancora autonomi e non accedono da soli ai contenuti forniti da scuole e insegnanti.

Da questa consapevolezza nasce Pearson Kilometro Zero per la Scuola primaria: una proposta concepita per essere organica, diversificata, semplice. Che tiene conto della necessità di avere spunti e materiali di tutti i principali ambiti disciplinari, di diverse tipologie: pdf, ma anche giochi interattivi, audio e video e non ci siamo fatti mancare i consigli dei nostri autori.

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Laura Papetti ha lavorato per molti anni nell'editoria scolastica, dapprima nel settore delle lingue straniere, poi anche nel settore scuola primaria, che l'ha appassionata e l'appassiona tuttora. Ha insegnato inglese a studenti di diversi livelli ed età, perché l'inglese è il suo "pallino". Da alcuni anni è insegnante di scuola primaria nella provincia di Monza e della Brianza. Collabora con Pearson Italia come autrice e consulente didattica.

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