Back to School, fra didattica a distanza e in presenza

Uno sguardo d’insieme sull’organizzazione scolastica e didattica

BACK TO SCHOOL

L’organizzazione della ripartenza, nella speranza di un graduale ritorno alla normalità, si presenta come una sfida a modificare e innovare radicalmente la scuola, garantendo sicurezza e limitazione dei rischi di contagio, ma nello stesso tempo assicurando agli attori della scuola il benessere emotivo per lavorare in serenità.

di Giorgia Lorenzato

L’inizio dell’anno scolastico 2020-21 è vissuto con ansia da tutte le parti coinvolte nel sistema di istruzione, perché mai come ora il mondo della scuola si è trovato ad affrontare una situazione così critica e per così lungo tempo, in primo luogo sotto il profilo sanitario, ma anche dal punto di vista culturale, umano e psicologico.
La gestione di parte dell’anno precedente nella modalità della didattica a distanza (DaD) ha messo in luce un’eccezionale capacità di reazione alle difficoltà da parte dei docenti, dei dirigenti scolastici, degli studenti e delle loro famiglie, ma nello stesso tempo ha evidenziato come il servizio dell’istruzione non possa essere gestito completamente da remoto. Una delle principali criticità emerse è stata l’impossibilità di garantire, a tutti gli allievi, uguali condizioni di fruizione del servizio su tutto il territorio. Le famiglie in condizioni di maggior disagio sociale ed economico sono state le più penalizzate in tal senso, in primo luogo per la difficoltà a dotarsi degli strumenti tecnologici necessari per accedere alla DaD.
L’organizzazione della ripartenza, nella speranza di un graduale ritorno alla normalità, si presenta come una sfida a modificare e innovare radicalmente la scuola, garantendo sicurezza e limitazione dei rischi di contagio, ma nello stesso tempo assicurando agli attori della scuola il benessere emotivo per lavorare in serenità. Questa ripartenza richiede uno sforzo enorme, su tutti i fronti, e per farvi fronte sono state stanziate ingenti risorse economiche.
 

Il quadro normativo

Il 26 giugno 2020 sono state rese note le Linee guida per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/21.
Il documento riprende in parte le indicazioni del Comitato tecnico scientifico (CTS) del 28 maggio, relative a ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico e modalità di ripresa delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico.
L’organizzazione della riapertura è affidata alle singole Regioni, attraverso appositi tavoli di lavoro insediati presso gli Uffici scolastici regionali, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti nel sistema.
Successivamente, a livello locale, è prevista la convocazione delle Conferenze dei servizi per seguire l’attività delle singole istituzioni scolastiche in merito alla gestione degli spazi e delle risorse disponibili e, conseguentemente, per rilevare le difficoltà operative e le criticità che emergeranno.
I tavoli regionali fungono quindi da coordinatori delle attività comuni a tutto il territorio nazionale, che spaziano dalla gestione dei trasporti, alla sicurezza dei locali, all’assistenza agli studenti con disabilità, alla formazione del personale scolastico. Devono altresì essere forniti alle scuole gli strumenti per trovare nuovi spazi operativi, qualora le strutture esistenti non permettano di rispettare le norme di sicurezza.
A tal fine, gli enti locali, le istituzioni pubbliche e private che operano sul territorio, le realtà del Terzo settore e le scuole possono sottoscrivere specifici accordi, denominati Patti educativi di comunità e attraverso lo strumento della Conferenza dei servizi:

  • favorire la messa a disposizione di ulteriori strutture o spazi (quali cinema, teatri, biblioteche, caserme, locali pubblici in disuso) al fine di potervi svolgere attività didattiche complementari a quelle tradizionali;
  • sostenere le autonomie scolastiche nell’avvio delle collaborazioni con i diversi soggetti operanti sul territorio, che possono concorrere all’arricchimento dell’offerta educativa sulla base delle risorse disponibili.


Tutti questi obiettivi non potranno essere raggiunti senza la collaborazione attiva di studenti e famiglie, che dovranno continuare a mettere in atto i comportamenti generali previsti per il contrasto alla diffusione dell’epidemia. La collaborazione scuola-famiglia potrà ulteriormente rafforzarsi nell’aggiornamento del Patto educativo di corresponsabilità, documento che potrà essere ampliato in modo da rispondere maggiormente alle nuove esigenze, diventando il luogo in cui gli educatori e le famiglie si riconoscono nel conseguimento dello stesso obiettivo.
 

L’organizzazione dell’attività scolastica

L’attività scolastica dovrà essere informata al rispetto delle misure contenitive e organizzative di prevenzione e protezione previste dal documento tecnico del CTS del 28 maggio 2020, con particolare riguardo alle indicazioni sanitarie su:

  • distanziamento fisico, valutato in un metro fra le bocche degli alunni;
  • distanziamento sociale, valutato in almeno due metri quadrati compreso il banco;
  • uso di dispositivi di protezione individuale (le mascherine), il cui utilizzo sarà definito dal CTS in base al quadro epidemiologico del momento. Non è detto che allievi e docenti debbano usare continuativamente la mascherina durante la permanenza in classe; l’utilizzo è tuttavia richiesto per muoversi all’interno dei locali scolastici (quindi all’ingresso e all’uscita) e in ogni caso in presenza di studenti che abbiano condizioni patologiche certificate di immunodeficienza;
  • organizzazione degli spazi in modo da evitare assembramenti e garantire gli ingressi, le uscite e gli spostamenti distanziati in ogni momento della giornata (si pensi all’utilizzo dei servizi igienici, di palestre e laboratori, all’uso di biblioteche e aule conferenze, o di locali e strutture per studenti con disabilità);
  • organizzazione dei momenti di pausa per quanto riguarda, ad esempio, la fruizione di alimenti e bevande nei locali scolastici, la gestione degli intervalli, l’assegnazione di spazi agli insegnanti in cui trascorrere il tempo eventualmente libero tra un’ora di lezione e un’altra, le modalità con cui organizzare la sorveglianza agli alunni per non incorrere nella culpa in vigilando ecc.

Le misure elencate sollevano, tra chi vive la quotidianità della scuola, una diffusa preoccupazione.
Gli ingressi e le uscite degli allievi e dei docenti dovranno presumibilmente essere scaglionati temporalmente per evitare assembramenti. Ad esempio, occorrerà prevedere entrate e uscite distanziati di mezz’ora tra allievi del biennio e del triennio, percorsi dedicati e segnalati con accessi separati per gruppi classe, presenza degli insegnanti in istituto con congruo anticipo rispetto all’orario di inizio delle lezioni per controllare le suddette operazioni.
Nei locali scolastici destinati alla didattica dovrà essere previsto un indice di affollamento, tale da garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro, anche in considerazione delle attività didattiche specifiche proprie degli istituiti tecnici o professionali.
Negli spazi comuni (aree di ricreazione, corridoi…) dovranno essere previsti percorsi che garantiscano il distanziamento tra le persone, limitando le aggregazioni, anche attraverso apposita segnaletica.
Per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie e di programmate attività didattiche, ove possibile e compatibilmente con le variabili strutturali, di sicurezza e metereologiche, andrà privilegiato lo svolgimento all’aperto, valorizzando lo spazio esterno quale occasione alternativa di apprendimento.
Per le attività di scienze motorie, qualora svolte al chiuso, dovrà essere garantita adeguata aerazione e un distanziamento interpersonale di almeno due metri. Nelle prime fasi di riapertura delle scuole sono comunque sconsigliati i giochi di squadra e gli sport di gruppo, mentre sono da privilegiare le attività fisiche sportive individuali che permettano il distanziamento fisico.

L’utilizzo degli spogliatoi, all’interno dei quali diventa oltremodo difficile assicurare il distanziamento, rende più difficoltosa l’organizzazione dell’attività di educazione fisica, che potrebbe essere svolta con rientri pomeridiani o nelle ore terminali della giornata, richiedendo agli studenti di recarsi a scuola con un abbigliamento idoneo.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata all’igienizzazione e al riassetto delle postazioni di lavoro in classe e nei laboratori, attraverso una sensibilizzazione degli alunni alla collaborazione con in personale scolastico. Anche i docenti dovranno collaborare alla pulizia e alla disinfezione della cattedra e degli altri oggetti a utilizzo comune (PC, LIM).
Si dovrà mantenere e rafforzare l’igiene personale, come già durante gli esami di Stato, con la presenza nei corridoi o nelle aule di prodotti per l’igiene delle mani e degli oggetti, incentivandone l’uso anche con l’affissione di apposito materiale informativo.
L’uso dei bagni, che necessita di igienizzazione da parte del personale scolastico dopo ogni utilizzo, ne limita la fruizione eccessiva. Gli intervalli, che implicano lo spostamento di allievi e docenti all’interno della scuola, potrebbero essere organizzati su turni (ad esempio le classi del biennio ne beneficiano al termine della seconda ora di lezione e quelle del triennio al termine della terza).
La normativa è quanto mai stringente anche per quanto riguarda l’accesso ai locali della scuola di soggetti fornitori di alimenti e bevande; l’uso dei distributori automatici favorisce gli assembramenti e quindi potrebbe essere eliminato o limitato, invitando gli allievi a provvedere in proprio, portando da casa bevande e alimenti. Anche i docenti e il personale ATA dovranno sostare, durante le loro pause, in locali sufficientemente ampi (non sempre attualmente le dimensioni di una sala insegnanti lo consentono).
Le singole istituzioni scolastiche hanno avuto la possibilità di adeguare le dimensioni dei locali attraverso appositi interventi di edilizia scolastica realizzati nei mesi estivi, utilizzando i fondi messi a disposizione del ministero, riorganizzando e valorizzando inoltre eventuali spazi già presenti a scuola, in accordo con gli enti locali, creando spazi supplementari in aree all’aperto interne alla pertinenza scolastica, ove presenti e limitatamente ai periodi in cui le condizioni climatiche lo consentano.
Un ultimo tema, non strettamente legato all’avvio dell’anno scolastico, ma non per questo meno sentito, è quello relativo all’attività di formazione specifica per il personale docente e ATA, in materia di utilizzo delle nuove tecnologie relativamente alle diverse mansioni e professionalità, al fine di non disperdere e potenziare ulteriormente le competenze acquisite nel corso del periodo di sospensione delle attività didattiche in presenza.
Ne emerge un quadro quanto mai articolato e complesso, per gestire il quale verrà valorizzata al massimo la flessibilità consentita dall’autonomia scolastica, per poter costruire percorsi formativi anche alternativi, utili alla realizzazione del diritto ad apprendere, attraverso la possibilità di modificare l’organizzazione del tempo scuola e dell’attività in presenza e/o a distanza.
In concreto il maggior ricorso all’autonomia prevede, alternativamente o congiuntamente:

  • una riconfigurazione del gruppo classe differenziato per livelli di apprendimento;
  • l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
  • una frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni nei diversi gradi scolastici;
  • per le scuole secondarie di II grado, una fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata, ove le condizioni di contesto la rendano preferibile ovvero le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli allievi lo consentano;
  • l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto dalle recenti innovazioni ordinamentali;
  • una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, su delibera degli organi collegiali competenti.

Le istituzioni scolastiche avranno cura di garantire a ciascun alunno la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale.
 

Quali scenari didattici?

All’inizio delle lezioni, che il ministero suggerisce avvenga il 14 settembre, qualora il quadro epidemiologico lo consenta, le singole istituzioni scolastiche potranno, a seconda della tipologia di indirizzo di studi, dei quadri orari e delle attività laboratoriali da svolgere, organizzarsi in diversi possibili modi.
Qualora la situazione contingente lo consenta e non sussistano problemi di trasporto e spostamento per gli allievi, la presenza degli studenti a scuola può essere ridotta distribuendo il quadro settimanale delle lezioni sulla base di due turni orari, la mattina e il pomeriggio, avendo cura di assicurare, tra un turno e l’altro, la sanificazione degli ambienti di lavoro. Questa soluzione evidenzia alcune criticità:

  • la necessità, soprattutto per gli istituti tecnici e professionali che hanno quadri orari superiori alle 30 ore settimanali, di ridurre il tempo scuola, con moduli orari della durata di 50-55 minuti; questa scelta pone il problema del recupero delle frazioni orarie non fruite;
  • il rischio di non poter effettuare tutte le ore di lezioni previste settimanalmente.

Questo secondo problema può essere risolto recuperando le ore mancanti il sabato (soluzione possibile per le scuole che adottano la settimana europea), magari concentrando il recupero un sabato al mese, oppure svolgendo progetti disciplinari dedicati con la modalità della didattica a distanza.
La soluzione al primo problema, invece, viene dalla possibilità (D.P.R. n. 275/99, art. 4 comma 2) nella Scuola secondaria di secondo grado, sulla base dei principi dell’autonomia scolastica e della flessibilità oraria, di prevedere una riduzione della durata dell’ora di lezione per esigenze legate a motivazioni didattiche (modifica del curricolo) o estranee alla didattica (problematiche di trasporto, emergenze di vario tipo).
Nel caso in cui la modifica sia dettata da cause di forza maggiore, quali l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, la materia resta regolata, oltre che dal citato D.P.R., dalle circolari ministeriali n. 243 del 22/9/1979 e n. 192 del 3/7/1980.
Secondo tali norme, i dirigenti scolastici, sentito il Consiglio di istituto e il Collegio dei docenti, possono deliberare la riduzione oraria, senza necessità di recupero nel seguente modo:

  • nei giorni della settimana in cui in cui l’orario delle lezioni è di cinque ore, le riduzioni possono riguardare la prima o l’ultima ora o eccezionalmente entrambe;
  • nei giorni in cui l’articolazione oraria è di sei ore, la riduzione può riguardare la prima e l’ultima ora, ed eccezionalmente anche la quinta;
  • in presenza di articolazione oraria di sette ore, la riduzione è applicabile alle prime due ore e alle ultime tre;
  • non sono previste riduzione in caso di quattro ore giornaliere di lezione.

Le riduzioni non possono in ogni caso superare i dieci minuti e, come segnalato, non è previsto l’obbligo di recupero del tempo scuola da parte dei docenti.
Un’alternativa a quando sopra descritto è rappresentata dalla fruizione della didattica in presenza alternata alla didattica a distanza. Tale soluzione prevede che alla frequenza delle lezioni in presenza segua una giornata di lezione da casa, fruita in modalità Dad. Questa scelta può essere effettuata dalle scuole che non hanno la possibilità di organizzare l’attività su turni, che non dispongono di locali idonei ad assicurare il distanziamento, oppure perché il bacino di utenza è troppo ampio per garantire a tutti gli studenti il servizio di trasporto, o in ogni caso qualora manchino le condizioni per lavorare il pomeriggio.

Le attività a distanza dovrebbero essere dedicate prevalentemente alla correzione dei compiti e al recupero e consolidamento dei contenuti appresi, privilegiando lo svolgimento delle lezioni e delle verifiche (orali e scritte) ai giorni in cui si opera in istituto.
Questa soluzione non contrasta con la possibilità di ridurre il tempo scuola, come indicato in precedenza. Di fatto si configura come un’alternativa ai turni, sebbene utilizzando le metodologie e gli strumenti previsti dalla DaD.
Le scuole dispongono di un’ulteriore risorsa, costituita dai docenti potenziatori, che possono affiancare ove possibile in compresenza l’insegnante curricolare, realizzando di fatto il frazionamento numerico del gruppo classe. I gruppi di lavoro che si vengono a creare dovrebbero, per operare in modo ottimale, avere caratteristiche di omogeneità. L’attività didattica svolta dovrebbe inoltre essere la medesima, sebbene realizzata da due insegnanti differenti.
L’aiuto degli insegnanti potenziatori può essere complementare e utile a arricchire le soluzioni indicate in precedenza.
Lo scenario peggiore, infine, si configura in caso di ritorno dell’emergenza epidemiologica, sia a livello nazionale sia di singola istituzione scolastica, qualora il Covid-19 dovesse colpire uno degli attori scolastici, rendendo necessario l’isolamento. In tal caso, l’unica modalità possibile per la prosecuzione delle attività didattiche sarebbe ovviamente il ritorno alla DaD.

 

Giorgia Lorenzato: laureata in economia presso l'università di Torino, è docente di economia aziendale in un istituto tecnico della cintura torinese. Autrice di testi e supporti multimediali a carattere giuridico-aziendale, opera nel campo della progettazione didattica e della formazione dei docenti in collaborazione con vari enti, quali Invalsi e Indire.