Edward Osborne Wilson: tutelare il 50% della Terra per salvare la biodiversità

Un omaggio al padre della sociobiologia

SCIENZE I GRADO - BIOLOGIA - SCENZE DELLA TERRA

Il 26 dicembre 2021 è morto Edward Osborne Wilson, biologo americano, padre della sociobiologia. A partire da metà degli anni Settanta, i suoi libri sono stati un riferimento e la notizia della sua morte ha destato molta tristezza e riconoscenza. Gli autori colgono l’occasione per rendere omaggio a questa figura e per rimarcare l’importanza della biodiversità, che proprio Wilson definì per primo nel modo più efficace.

di Matteo Massara e Ramona Viterbi

Edward Osborne Wilson, biologo americano, padre della sociobiologia, era uno studioso molto apprezzato per i suoi diversi interessi e per la capacità di divulgare argomenti scientifici con una prosa scorrevole e semplice anche per un pubblico non specialista. A partire da metà degli anni Settanta, per molti studenti universitari di materie biologiche e scientifiche, i suoi libri sono stati un riferimento e la notizia della sua morte ha destato molta tristezza e riconoscenza.

La sua carriera da entomologo inizia con gli studi sulla distribuzione, organizzazione sociale ed evoluzione delle formiche, tanto da essere ricordato come “l’uomo delle formiche” ma poi, negli anni, dal particolare delle ricerche naturalistiche i suoi studi si allargano fino alla fondazione della sociobiologia.

Le sue capacità di divulgatore scientifico gli hanno valso numerosi riconoscimenti tra cui due premi Pulitzer. La sua eredità consiste non solo in una quantità monumentale di scoperte scientifiche - rami completamente nuovi delle scienze biologiche e un’influenza senza precedenti sulla conservazione della natura - ma altrettanto importanti sono i milioni di semi che ha piantato nella mente delle persone.

Tra i diversi studi condotti da Wilson, molti sono legati alla biodiversità e alla sua tutela. A lui si deve la definizione più famosa di biodiversità: “La varietà delle specie viventi, animali e vegetali, che si trovano sul nostro pianeta”.

Quando si decide di studiare o conoscere un argomento è sempre importante trovare una definizione di ciò che si intende affrontare. Nel caso della biodiversità la definizione di Wilson è bella in quanto sintetica e chiara, così come devono essere le definizioni. Ma bisogna considerare che, dietro questa semplicità, si nasconde un tema molto complesso che può essere analizzato a diversi livelli di dettaglio. In particolare, la Convenzione ONU sulla Diversità Biologica (Rio de Janeiro 1992), dove per la prima volta 25 Paesi si sono riuniti per affrontare problematiche legate alla conservazione della biodiversità, evidenzia come la biodiversità si debba considerare a livello non solo di numero di specie, ma anche del loro patrimonio genetico e delle complesse relazioni che si sviluppano all’interno degli ecosistemi.

Come si può notare, il tema “biodiversità” si complica ma si tratta di differenti livelli di analisi che può essere molto importante considerare quando si analizza il livello di biodiversità di un territorio.
Inoltre, a livello di biodiversità, occorre ancora considerare non solo il numero di specie, ma anche la loro abbondanza - sia assoluta sia in termini di equilibrio rispetto alle altre specie presenti in un dato ambiente - e anche il loro ruolo funzionale all’interno dell’ecosistema.
Tutte queste variegate sfaccettature di un concetto all’apparenza semplice in realtà racchiudono la complessità della natura stessa, che proprio per l’elevata biodiversità dimostra grande capacità di resilienza e resistenza alle diverse fonti di stress.

Ma attualmente il livello di biodiversità sulla terra è fortemente in declino con un tasso di estinzione di specie molto elevato.
Questo a causa di diversi fattori che la Convenzione di Rio ha provato a identificare come le principali minacce alla biodiversità:

• il consumo di suolo e la frammentazione degli habitat
• l’inquinamento delle principali matrici ambientali (aria, acqua, suolo)
• il consumo eccessivo delle risorse naturali
• le invasioni di specie esotiche invasive.

Si ritiene che circa 1 milione di specie (sugli 8,7 milioni di specie conosciute) siano minacciate di estinzione secondo la piattaforma intergovernativa per le politiche per la biodiversità e i servizi ecosistemici (Tollefson, 20191). Questo si traduce in ecosistemi più poveri, con una minor capacità di reagire alle pressioni e un minor numero di servizi ecosistemici forniti.

Se questo trend non viene invertito nel giro di alcune decine di anni il livello di biodiversità sulla Terra potrebbe scendere a livelli molto bassi determinando problematiche significative per la sopravvivenza dell’uomo e degli altri esseri viventi.

Cosa fare pertanto per tutelare e salvare la biodiversità sulla Terra?

È un problema molto complesso per il quale non esistono ricette magiche e semplici. Anzi, è meglio dubitare sempre di chi propone ricette facili e semplicistiche per risolvere problemi complessi.
Un’idea interessante, quasi utopica ma che costituisce un valido stimolo per la strada da seguire, ce l’ha proposta proprio Wilson da cui siamo partiti in questo articolo.

Nei suoi ultimi anni di vita ha proposto la teoria “Half Earth” (Metà della Terra) che prevede di dedicare alla conservazione il 50% della degli ecosistemi del Pianeta. Superata questa soglia, dice Wilson, la vita del Pianeta entra nella zona di sicurezza. "Studi recenti hanno mostrato che un quinto dei vertebrati, gli animali meglio studiati (uccelli, mammiferi, pesci, anfibi, rettili), è ormai a rischio estinzione [...] Tutti i nostri sforzi di conservazione hanno avuto come risultato un rallentamento del tasso di estinzione, ma solo per un quinto di questo gruppo a rischio. La causa principale dell'estinzione delle specie è la distruzione degli habitat. Se un habitat si riduce, il numero di specie che quell'habitat può sostenere diminuisce approssimativamente con la radice quarta dell'area: se si vuole salvare l'80 per cento delle specie si deve preservare il 50 per cento dell'area originale".
Si tratterebbe quindi di proteggere il 50% del pianeta, per salvaguardare l’80% della biodiversità. Un’utopia? Ancora Wilson: “Non solo è possibile, ma anche più facile di quanto si immagini. In tutto il mondo oggi sono protetti il 15% delle terre emerse e il 3 per cento dei mari. Ma rimangono molti altri territori ricchi dal punto di vista biologico che se trasformati in riserve ci permetterebbero di raggiungere il 50 per cento2.

Secondo Wilson, quindi, una possibilità concreta e praticabile di protezione della biodiversità è la tutela del territorio, che vuol dire anche la creazione di parchi e aree protette come Yellowstone negli Usa, il primo parco creato al mondo nel 1872, o il Parco Gran Paradiso, primo parco italiano che proprio quest’anno celebra 100 anni.

Da allora la percentuale di territorio protetta è cresciuta in Italia come nel mondo e sarebbe folle tornare indietro, ora si tratterebbe di ampliare le aree tutelate e proseguire sulla strada della protezione del territorio. In diversi recenti accordi e documenti governativi sulle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici è stato posto l’obiettivo del 30% del territorio protetto entro il 2030, una soglia più bassa di quella definita da Wilson ma che, anche se più bassa, rischia di non essere raggiunta così come i diversi impegni disattesi in questi anni nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ma, come ci ha spiegato Wilson, se in un pianeta sempre più sovraffollato, non intraprendiamo in tempi brevi la strada concreta ed efficace della protezione di ampie porzioni di territorio e non facciamo un radicale cambiamento culturale riguardo la considerazione del territorio non solo come risorsa da sfruttare ma anche come patrimonio di habitat da tutelare, potrebbe risultare molto difficile invertire il declino della biodiversità e pensare a uno sviluppo sostenibile dell’uomo sulla Terra.
D’altronde, come dice lo stesso Wilson, la biosfera è la nostra casa, se la distruggiamo i più a rischio di estinzione siamo noi.

Referenze iconografiche: Ethan Daniels / Shutterstock, Brum / Shutterstock, Rich Carey / Shutterstock, Aristov_tmb / Shutterstock

Riferimenti bibliografici

1. Tollefson, J. (2019). Humans are driving one million species to extinction. Nature, 569, 171.
2. Il virgolettato è tratto da intervista del 5/6/2016 su Repubblica articolo Luca Fraioli "Edward O. Wilson: La biosfera è la nostra casa, se la distruggiamo i più a rischio di estinzione siamo noi"

 

Matteo Massara
Laureato in Scienze Naturali, lavora presso il Settore “Sviluppo sostenibile, biodiversità e aree naturali” della Regione Piemonte, si occupa di tutela e salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità e di procedure di valutazione ambientale.

Ramona Viterbi
Laurea in Scienze Biologiche, dottorato in monitoraggio dei rischi ambientali, lavori vari tra Regione Piemonte, parchi regionali e CNR, biologa al Parco nazionale Gran Paradiso dove mi occupo principalmente di conservazione della biodiversità.

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