Prove Invalsi e didattica dell’italiano

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Una sinergia possibile?

IDEE PER INSEGNARE

Prove Invalsi e didattica dell’italiano nascono con funzioni e obiettivi diversi ma è certamente utile uno scambio tra i due ambiti; anzi le prove Invalsi possono offrire spunti didattici interessanti sia nell’ambito prettamente disciplinare sia in un’ottica più generale, aiutando gli studenti a sviluppare il pensiero logico, il problem solving e la capacità di selezionare gli argomenti.

di Elisabetta Degl’Innocenti

Le recenti novità intervenute in campo legislativo (D. Lgsl. 62/2017 e successive disposizioni) hanno chiarito alcuni punti critici, emersi in passato, del rapporto tra prove Invalsi e didattica corrente, aprendo nuove prospettive al riguardo, su cui è utile riflettere.
Tra le altre cito:

  • la definizione delle prove Invalsi come “attività ordinaria d’istituto”, che, svincolandole da incertezze sulla loro obbligatorietà, ne valorizza il ruolo all’interno dei processi educativi e di apprendimento;
  • la somministrazione dei test in formato computer based (CBT), che, oltre a ridurre il carico di lavoro degli insegnanti per la “imputazione” dei dati, garantisce maggiore precisione dei risultati e, di conseguenza, la possibilità di un loro più efficace utilizzo per l’autovalutazione e per la programmazione didattica successiva;
  • la conferma dell’italiano e della matematica, con l’aggiunta dell’inglese (a partire dall’anno scolastico in corso), come ambiti disciplinari su cui vertono le prove, scelti in forza della loro valenza generale e trasversale;
  • per quanto riguarda le scuole superiori, la prosecuzione delle prove Invalsi nelle classi II e l’estensione alle V, a partire dall’anno scolastico 2018-19, quando saranno introdotte insieme alla nuova normativa per gli esami di Stato [vedi D. Lgsl. 62/2017, Capo III - Esame di Stato nel secondo ciclo di istruzione, artt. 12-21].

La funzione dell’Invalsi è valutare il sistema scolastico, non il singolo studente

A proposito degli esami di Stato, va precisato che il decreto legislativo e le successive disposizioni amministrative definiscono la partecipazione alle prove Invalsi come imprescindibile requisito di ammissione e precisano che ne resterà traccia nel diploma finale e nel curriculum del candidato [vedi D. Lgsl. 62/2017, art. 13, comma b) e art. 21]: elementi, questi, che evidenziano l’importanza delle prove Invalsi, ma, al tempo stesso, ne sanciscono la distinzione rispetto alla valutazione d’esame, sia in termini cronologici (i test si svolgeranno in tempi diversi: circa due mesi prima degli esami) sia dal punto di vista degli scopi della valutazione (i loro risultati non concorreranno al voto finale dei candidati).
Tale scelta deriva dalla riaffermazione della vera funzione delle prove Invalsi, che non è quella di valutare il singolo studente, ma il sistema scolastico italiano nel suo complesso (anche ai fini di un confronto con altre realtà europee), o in suoi significativi sotto-insiemi (macro o micro-aree geografiche, gruppi di scuole, singole scuole ecc.).
Compito dell’Invalsi è dunque quello di fornire dati il più possibile oggettivi sul funzionamento del nostro sistema scolastico, tali da poter essere utilizzati a molti livelli:

  • politico-istituzionale (governo, MIUR, commissioni parlamentari, partiti ecc.)
  • professionale e scientifico (associazioni, sindacati, enti di ricerca ecc.)
  • di singole istituzioni scolastiche, al fine di rilevare i livelli di competenza esistenti e su tale base elaborare strategie e programmi.

Il compito di valutare i singoli studenti resta in toto assegnato agli insegnanti, nel corso degli studi, e ai commissari d’esame, al termine del percorso scolastico.

Prove Invalsi e didattica non sono due mondi a sé stanti

Ribadire la distinzione tra la valutazione di sistema, operata dall’Invalsi, e quella, formativa e sommativa, attribuita agli insegnanti, non significa però che non vi possano essere punti di contatto e di scambio tra le due, favorendo la reciproca valorizzazione e il raggiungimento di obiettivi comuni: una sinergia possibile e auspicabile, tenuto conto che:

  • gli standard delle prove Invalsi sono definiti a partire dalle Indicazioni nazionali relative a contenuti e obiettivi delle rispettive discipline, che rappresentano quindi un comune campo di intervento didattico;
  • gli strumenti di verifica adottati dall’Invalsi rappresentano modelli di riferimento per gli insegnanti, ispirandosi ai quali essi possono elaborare personalmente e autonomamente le prove da assegnare ai propri studenti; a tale scopo sono da considerare sia le prove effettivamente assegnate negli anni precedenti, accompagnate dalle rispettive “Guide alla lettura”, sia quelle proposte come esempi dall’apposito sito Invalsi;
  • i dati pubblicati ogni anno dall’Invalsi (rielaborazioni statistiche e psicometriche dei risultati grezzi), insieme ai fascicoli delle prove eseguite e lasciate a disposizione delle scuole, consentono ai docenti di riflettere sui livelli di competenza attestati dai propri alunni, individuando i punti di forza o di maggiore difficoltà, di analizzare le motivazioni a monte dei risultati, di valutare l’efficacia del proprio insegnamento, al fine di elaborare le strategie didattiche per la prosecuzione del lavoro.

Competenza di lettura e grammaticale: gli spunti didattici offerti dall’Invalsi

In questa prospettiva sinergica, una didattica dell’Italiano finalizzata a sviluppare negli studenti la fondamentale e complessa competenza della padronanza linguistica favorisce opportunità di crescita e di successo sia nel percorso scolastico, sia nelle prove Invalsi, sia – ciò che è più importante – nella vita.
Tra le varie e specifiche “sotto-competenze” in cui la “macro-competenza” linguistica è articolata, le prove Invalsi sono circoscritte alla valutazione della competenza di lettura, intesa come comprensione, interpretazione e valutazione di testi, e della competenza grammaticale, intesa come capacità di riconoscere e sistematizzare le strutture della lingua italiana sempre all’interno di testi dati: àmbiti, questi, ai quali corrispondono le due parti in cui la prova è solitamente articolata.
Gli insegnanti che, nel corso della loro programmazione, intendono sviluppare autonome elaborazioni didattiche in questi due àmbiti, anche a prescindere dall’obiettivo delle prove Invalsi, possono trarre spunto dagli interessanti approfondimenti teorici e dalle indicazioni metodologiche contenute nei Quadri di riferimento dell’Invalsi relativi alle prove nelle classi II e V della scuola superiore.

La competenza di lettura

Per esempio, a proposito delle attività finalizzate alla competenza di lettura, l’elenco dei cosiddetti “aspetti” (secondo la definizione PISA) a essa connessi suggerisce una vasta gamma di aree di intervento didattico, di varia complessità, che spaziano dall’analisi del lessico fino alla elaborazione di proprie interpretazioni e valutazioni del testo preso in esame, passando per altri aspetti quali il riconoscimento delle informazioni interne al testo, l’individuazione di inferenze e relazioni di coerenza e coesione, la ricostruzione del significato globale del testo ecc. [vedi elenco aspetti in Quadri di riferimento: allegato 1].
Le attività didattiche connesse a questi aspetti della lettura fanno parte del bagaglio professionale degli insegnanti di Italiano, secondo diversi livelli di complessità nei vari ordini di scuola; nella scuola superiore esse sono esercitate sia nel primo biennio sia nel secondo biennio e nel quinto anno, in collegamento non solo con lo studio linguistico in sé (questo, più nel primo biennio), ma molto anche con quello letterario (questo, in maggiore misura nel secondo biennio e quinto anno, soprattutto dei licei), attuato attraverso l’analisi del testo. Tali attività sviluppano le competenze necessarie anche alla produzione scritta di modelli della scrittura documentata (saggio breve e articolo di giornale).

La competenza grammaticale

Anche a proposito della competenza grammaticale, le indicazioni fornite dai Quadri di riferimento, relativi alla seconda parte della prova Invalsi di Italiano nella scuola superiore, suggeriscono agli insegnanti molte possibili attività didattiche, finalizzate a potenziare le capacità di analisi di tipo funzionale e formale, di riflessione sulla lingua e di suo corretto utilizzo: capacità da esercitare (e quindi verificare) non soltanto attraverso categorizzazioni astratte, ma nel rapporto diretto con testi forniti in lettura o da produrre autonomamente. Si vedano, per esempio, le proposte di compiti e quesiti formulati in modo da favorire una visione globale del fenomeno linguistico, sfruttando la compresenza in un testo dei livelli sintattico, morfologico, lessicale e semantico-testuale; oppure relativi alle competenze di grammatica implicita, attraverso la proposta di operazioni di trasformazione; oppure di approfondimento degli aspetti pragmatici e testuali, del valore semantico delle forme linguistiche, degli aspetti linguistici necessari alla comprensione [vedi elenco àmbiti grammaticali in Quadri di riferimento: allegato 2].

La struttura dei quesiti Invalsi aiuta a ragionare…

Non vanno neanche sottovalutate le opportunità didattiche ed educative offerte dai modelli di prove Invalsi, per quanto riguarda non i contenuti ma la struttura con cui i diversi quesiti sono formulati.
Molteplici sono i tipi di quesiti utilizzati per la verifica, articolati tra quelli a risposta chiusa, nei quali lo studente deve scegliere la risposta corretta tra più alternative date, e quelli a risposta aperta, nei quali lo studente deve formulare lui stesso la risposta (chiusi a scelta multipla, a scelta multipla complessa, matching, cloze, aperti a risposta univoca, a risposta articolata ecc. [vedi elenco tipologie di quesiti in Quadri di riferimento: allegato 3]).
Entrambi i blocchi di tipologie, oltre a presentare diversi vantaggi (o svantaggi) ai fini della verifica, sono comunque importanti a fini educativi e didattici perché attivano negli studenti, anche a prescindere dai contenuti, molte competenze: di ragionamento logico, di concentrazione, di selezione e gerarchizzazione degli argomenti, reazione a difficoltà qualitativamente e quantitativamente diverse ecc. Senza contare il fatto che sono queste le tipologie di quesiti che i nostri studenti si troveranno a fronteggiare in molte future situazioni di studio e di lavoro (test d’ingresso, selezioni d’azienda ecc.).

Tra critiche e prospettive

Nel corso degli anni, la prova Invalsi di Italiano nella seconda classe di scuola superiore (che nel 2018 giunge alla sua nona edizione) ha subìto costanti aggiornamenti, derivanti dallo sviluppo della ricerca linguistica, dall’analisi dei risultati conseguiti dagli alunni e anche dal confronto con le posizioni critiche espresse da insegnanti e studiosi.
In particolare paiono ormai superate le accuse sia di nozionismo, in quanto le prove Invalsi non rilevano nozioni, ma piuttosto le capacità degli alunni di servirsene, selezionando, facendo interagire e rielaborando le conoscenze in loro possesso, sia di omologazione culturale, data la varietà dei contenuti e dei tipi di quesiti presenti nelle prove e data, soprattutto, la richiesta costantemente rivolta agli alunni di ragionare sui testi proposti.
Anche l’insofferenza mostrata da alcuni insegnanti nei confronti di modelli di quesiti indicati dal Ministero, da riviste didattiche e da pubblicazioni di case editrici scolastiche, accusati di essere troppo vincolanti, può essere superata considerandoli niente più che esempi su cui riflettere autonomamente sulla base della propria competenza professionale e da cui trarre eventualmente spunto per una libera creatività didattica.
Peraltro, l’analisi delle prove Invalsi di questi anni va anche estesa alle più recenti innovazioni introdotte, tra cui l’allargamento dei tipi di testo proposti, con una più significativa presenza di testi argomentativi, e l’aggiunta dell’esercizio di “completamento testo”.

In attesa del nuovo esame di Stato

Tutti questi elementi suggeriscono ulteriori prospettive di sinergia tra prove Invalsi e didattica corrente riguardanti le ultime classi della scuola superiore, in considerazione sia dell’impegno che, a partire dal 2018-19, attende gli studenti del V anno con le prove Invalsi e con l’esame di Stato, sia delle novità introdotte dal Decreto Lgsl n. 62 riguardo ai contenuti delle prove d’esame stesse, in particolare della prima prova scritta. Questa, secondo quanto si legge nell’art. 17, comma 3 [allegato 4], finalizzata ad accertare la padronanza della lingua italiana e le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche del candidato, consisterà nella redazione di un elaborato di vario contenuto e secondo diverse tipologie testuali, e potrà “essere strutturata in più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare della comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre che della riflessione critica da parte del candidato”: indicazioni, queste, che sembrano rimandare a modalità di verifica analoghe a quelle utilizzate per le prove Invalsi, oltre che ad altri tipi di prove a cui i nostri studenti si stanno abituando, come le Olimpiadi di Italiano.

Approfondimenti

Allegato 1
Elenco e illustrazione degli “aspetti” del Quadro di riferimento Invalsi della prova di Italiano nell’obbligo di istruzione (pp. 37-42)
Allegato 2
Elenco degli ambiti grammaticali, con esempi di possibili compiti sui diversi ambiti del Quadro di riferimento Invalsi della prova di Italiano nell’obbligo di istruzione (pp. 43-47)
Allegato 3
Tipologie di prove in base al Quadro di riferimento Invalsi della prova di Italiano nell’obbligo di istruzione
Allegato 4
Art. 17, comma 3, del D. Lgsl. 62/2017, relativo alla prima prova scritta degli esami di Stato

 

Elisabetta Degl'Innocenti: è insegnante di italiano e latino e autrice di testi scolastici.