Senza arrendersi mai

Coraggio, altruismo, condivisione e solidarietà

RACCONTI DI CITTADINANZA

La pandemia e la quarantena hanno messo alla prova tutti noi, portandoci a riflettere su quanto la vita sia una continua altalena tra forza e debolezza. Questo il binomio incarnato dai due protagonisti del racconto inedito di Davide Morosinotto che ci parla di resilienza.

di Davide Morosinotto

I protagonisti del racconto di Davide Morosinotto resistono al freddo, al buio, alla paura e alla solitudine per raggiungere il loro obiettivo. Nella rubrica “Libri in classe” cerchiamo altri personaggi della letteratura che, esposti a difficoltà, stress, cambiamenti non si arrendono davanti alle sfide ed escono rafforzati da situazioni difficili.

 

«Ma perché non siamo rimasti a casa».
Willie lo pensava ogni mattina, quando si svegliava mezzo congelato sotto la pelliccia.
«Ma perché non siamo rimasti a casa», ripeteva mentre lui e sua sorella Katie uscivano dalla tenda, accendevano il fuoco, mettevano a bollire il caffè finché non diventava caldo e denso come grasso d’orso.
«Ma perché non siamo rimasti a casa», brontolava finché smontava la tenda e preparava la slitta, poi iniziava a spingerla nella neve mentre Katie e Buck la tiravano da davanti con le cinghie.
Certo, quando Willie si fermava a riflettere, non è che casa loro a Seattle fosse molto confortevole. Era più che altro una cantina, con le pareti umide e i ratti che di notte ti saltavano sulla pancia. Inoltre, da quando la mamma era morta, era diventata costosa, troppo per due orfani di dodici e sedici anni come lui e Katie.
Così il signor Fitzpatrick li aveva sfrattati e a sua sorella era venuta quell’idea assurda. Raggiungere il Grande Nord, come aveva fatto loro padre. Diventare cercatori d’oro.
«Il papà al Grande Nord c’è morto» le aveva fatto notare Willie.
«Ma lassù aveva trovato qualcosa di importante» aveva ribattuto Katie «altrimenti non ci avrebbe mandato questa». Questa era una mappa, disegnata a mano e piena di indizi indecifrabili come “continua per tre giorni dopo il lago d’argento” e “arrampicati sulla faccia del lupo”.
Willie ricordava bene che il papà non era mai stato molto affidabile, specie quando beveva troppo, quindi, chissà quelle scritte cosa volevano dire in realtà. Ma Katie ci credeva.
«Vedrai Willie» diceva «la signora dell’ufficio postale ci ha scritto che quando papà è arrivato da lei, era ormai allo stremo. Infatti è morto subito dopo. Ha speso le sue ultime energie per farci avere questa mappa, quindi, sono sicura che è vera. Papà aveva trovato una vena d’oro e voleva farci sapere come raggiungerla».
Quando Katie si metteva in testa qualcosa, era difficile farle cambiare idea, così i due fratelli avevano venduto tutto quello che avevano ed erano partiti.
Prima in nave, lungo la costa nord del Pacifico fino a Saint Michael. Da lì, con una barca più piccola risalendo lo Yukon River per arrivare alla città di Dawson. Avevano sempre lavorato per pagarsi il viaggio, e a Dawson erano riusciti a barattare le valigie e gli ultimi soldi per una vecchia slitta e cinque cani. Poi due cani erano caduti nel fiume ed erano stati trascinati via dalla corrente. Un cane era scappato nella foresta e non aveva più fatto ritorno. Un altro aveva cercato di mangiare un porcospino e si era ferito al muso, aveva fatto infezione ed era morto.
Così adesso restavano soltanto loro tre: Willie, Katie e Buck. Con la loro vecchia slitta. La mappa di papà. E l’inverno. Un inverno che era peggio del signor Fitzpatrick, peggio della casa di Seattle con i ratti, peggio di qualsiasi altra cosa Willie avesse mai conosciuto.
Faceva così tanto freddo che al mattino le sopracciglia erano incrostate di ghiaccio, le mani gli facevano male come se qualcuno gliele avesse pestate in un mortaio.
Preparare la slitta era sempre più faticoso, la neve più profonda, il cibo più scarso.
«Sai che c’è?» disse Willie «Perché non lasciamo perdere? Torniamo indietro». Stavano risalendo un torrente, lui spingeva la slitta al centro del serpente ghiacciato mentre Katie e Buck tiravano dalle rive.
«Stai scherzando?» rispose Katie.
«Camminiamo da giorni. Fa sempre più freddo. Abbiamo quasi finito le provviste.» disse Willie sfinito.
«Appunto!» esclamò la sorella «Se torniamo, moriremo di sicuro».
«Ma non sai quanta strada manca ancora Katie. Potrebbe essere dieci, venti volte quella che abbiamo percorso finora».
Katie parlava continuando a tirare la slitta, per non perdere il ritmo: «Io non credo. Hai presente la pozza che abbiamo superato tre giorni fa? Secondo me era il lago d’argento della mappa».
«Non mi sembrava d’argento» disse Willie.
«Ma Willie! Brillava. Potrebbe essere quello giusto».
«Oppure no» rispose il fratello.
«Devi avere fiducia» esclamò Katie «essere forte senza arrenderti mai».
Gli diceva sempre così, di essere forte e non arrendersi, poi capitavano i guai. Quella notte, per esempio, arrivarono i lupi. Willie si era già addormentato, mezzo surgelato nella tenda, quando sentì Buck ringhiare. Lui e Katie saltarono fuori dalle pellicce, infilarono stivali e giacconi e uscirono fuori. La foresta intorno a loro lampeggiava di occhi.
«Lupi!» gridò Katie «Presto, Willie: il fuoco!»
Il falò che avevano acceso per scaldare la cena non era ancora spento, e per fortuna Willie aveva fatto provvista di legna. Lo ravvivò con altri ciocchi, poi ci infilò in mezzo un ramo coperto di resina e lo brandì come una torcia. «Via! Via di qua!» gridò. Buck latrava, basso sulle zampe, la pelliccia irta come un gatto. «Dobbiamo fare un cerchio di fuoco per proteggere la tenda» disse Katie. Presero altri rami infuocati e li piantarono nella neve tutto intorno, poi presero il fucile e restarono a guardare quegli occhi scintillanti che li fissavano. Non dormirono, e all’alba si rimisero in cammino. Willie a spingere, Katie e Buck a tirare.
«Non ce la faccio più» si lamentò Willie.
«Vedrai, alla fine della mappa c’è una casa, sono sicura che è quella dove viveva il papà quando ha scoperto la vena d’oro. Te lo ricordi, no, com’era papà? Amava le comodità. Scommetto che è una piccola reggia, con il camino e un letto grandissimo dove potremo dormire tutti e tre. Anche Buck» disse Katie.
«Non c’è nessuna casa» brontolò Willie.
«Invece sì. Devi avere fiducia, essere forte senza arrenderti mai» rispose Katie.
La notte successiva i lupi tornarono. Era un brutto segno, significava che li avevano seguiti tutto il giorno. I ragazzi erano svegli ormai da oltre trenta ore e crollavano di stanchezza. Decisero di fare a turno: Willie si rifugiò per primo nella tenda e Katie restò fuori col fucile. Poi fecero a cambio. Intorno al campo avevano allestito un altro cerchio di fuoco, Willie puntava la canna della doppietta al di là delle fiamme. Si chiese se sarebbe stato capace di sparare a un lupo affamato.
Al mattino ripresero la marcia. Cominciarono ad arrampicarsi sul fianco di una montagna.
Katie disse: «Vedi, se ci sono tutti questi lupi, forse la montagna è proprio la Faccia del lupo di cui parlava papà. Vuol dire che ci siamo quasi. Ancora un giorno o due e saremo arrivati alla casa». Willie avrebbe voluto risponderle che la casa non esisteva e in un giorno o due loro sarebbero finiti divorati, ma era troppo stanco e non voleva sentirsi rispondere che doveva essere forte senza arrendersi mai.
Verso mezzogiorno capitò l’incidente. Stavano attraversando una cengia ghiacciata, quando la neve franò sotto i loro piedi. Willie riuscì ad aggrapparsi a una roccia, vide la slitta che spariva in un crepaccio e Katie e Buck che venivano trascinati giù per colpa delle cinghie. Chissà come, sua sorella riuscì a tirar fuori il coltello e liberare lei e il cane prima che fosse tardi. «Stai bene?» le chiese Willie. «Più o meno» rispose la sorella.
Passarono il pomeriggio a recuperare i resti della slitta, ormai rotta e inservibile. Riuscirono a salvare il fucile con le munizioni, le pellicce e l’attrezzatura da cercatori d’oro, ma le provviste e la tenda erano perse per sempre. Quella sera per cena bevvero neve sciolta con aghi di pino e corteccia. Dormirono a turno, all’aperto, e i lupi si fecero più vicini. Uno di loro provò a saltare il cerchio di fuoco, Katie sparò e quello fuggì via spaventato. Sarebbe ritornato.
Il giorno successivo continuarono ad arrampicarsi sul fianco scosceso della montagna. Willie teneva il fucile sperando di vedere un uccello o uno scoiattolo, ma non c’era niente. Lui e Katie arrancavano con i loro bagagli legati in qualche modo sulle spalle. Buck correva un po’ con loro e un po’ nella foresta, in caccia. Tornò verso sera con una lepre in bocca. Era piccola e tutt’ossi, ma era il primo cibo che vedevano da due giorni. I ragazzi ne lasciarono metà al cane e mangiarono l’altra, poi prepararono il solito cerchio di fuoco.
«Stanotte attaccheranno oppure lo faranno domani» disse Willie.
«Domani arriveremo in cima e troveremo la casa di papà» rispose Katie.
Quell’assurda favoletta lo fece arrabbiare così Willie esclamò: «Katie, smettila! «Non siamo sulla Faccia del Lupo, e non c’è nessuna casa. La mappa era sbagliata, o inventata». Sua sorella scoppiò a piangere e balbettando disse: «Lo so. È che ho paura, okay? Non ce la faccio più». Willie non se l’aspettava. In tutti quei giorni sua sorella non aveva mai dato cenni di cedimento, adesso non era pronto a vederla crollare così. Le si accoccolò accanto.
«Scusa» disse «Invece hai ragione tu. Vedi la mappa di papà? C’è questo segno che sembra una macchia di inchiostro. Beh, è una roccia. L’ho vista oggi pomeriggio. Sono sicuro».
Katie tirò su col naso: «Dici sul serio?»
Willie rispose: «Sì. Senza arrenderci mai, d’accordo?»
Lasciò che sua sorella facesse il primo turno di sonno e lui rimase a fare la guardia. Buck era nervoso, continuava a puntare la foresta. Verso l’una del mattino, un lupo spuntò dagli alberi e provò a saltare oltre il cerchio di fuoco. Willie puntò il fucile e sparò, il lupo saltò via, bersaglio mancato, ma una lupa magra e agile lo imitò subito dopo.
«Che succede?» gridò Katie, mettendosi a sedere.
«Presto! Il fuoco!» disse Willie.
Rimase a sparare mentre la sorella prendeva una torcia e la agitava come una forsennata per spaventare le belve. Riuscirono a tenere il branco alla larga, ma al mattino erano stravolti di stanchezza, laceri e affamati. Willie capì che era finita.
«Dobbiamo trovare la casa entro stanotte. Oppure…» disse.
«Non dirlo» esclamò Katie «tanto non manca molto».
E così ricominciarono, su per la montagna un passo dopo l’altro. Non c’era niente da cacciare, il sentiero era sempre più ripido e faticoso. A un certo punto Katie cadde nella neve e Willie vide che era pallidissima, non si reggeva in piedi. «Appoggiati a me» le disse «Ci siamo quasi».
Le ore passarono. Tirava un vento gelido e stava arrivando il buio. Superarono un pinnacolo di ghiaccio e poi, finalmente, proprio a fianco del sentiero, trovarono la capanna di tronchi.
Per un momento Willie pensò di essere morto. Era il paradiso. O forse un’allucinazione.
«Hai visto?» ansimò Katie «La casa di papà». Tolsero la barra di legno dalla porta e chiamarono: «C’è qualcuno?» La capanna era abbandonata da molti mesi. Dai buchi fra i tronchi entravano spifferi gelidi, il tetto era mezzo crollato, e c’erano escrementi di ratto dappertutto. Ma c’era anche un camino e dal soffitto penzolava un sacco di fagioli secchi che i ratti non erano riusciti a toccare. Soprattutto, la capanna aveva muri solidi che li avrebbero protetti dai lupi. Si abbracciarono tutti e tre, Willie e Katie e il cane, e piansero, poi risero forte, e il fratello disse: «Non lo so se questa è la casa di papà».
«Forse no» ammise Katie.
«E non è una piccola reggia» disse Willie.
«Qui ti sbagli» asserì la sorella «Basterà mandar via i topi, riparare il tetto, tappare gli spifferi…»
«Sembra un sacco di lavoro» esclamò Willie.
Katie annuì felice: «E noi lavoreremo. Avremo fiducia. Saremo forti».
Willie la abbracciò: «Senza arrenderci mai».

In vista dell’estate e del nuovo anno scolastico, suggeriamo un percorso di lettura, che indaga i temi della resilienza e dell’antifragilità, e un laboratorio di riflessione condivisa, arricchito da esercizi di analisi e di scrittura.

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Davide Morosinotto: è uno scrittore, traduttore e giornalista italiano, nonché autore di numerosi romanzi per ragazzi, tra cui La sfolgorante luce di due stelle rosse (Mondadori 2017) e Il rinomato catalogo Walker & Dawn, vincitore del Premio Frignano Ragazzi 2016, del Premio Gigante delle Langhe 2017 e del Premio Andersen 2017 come "Miglior Libro Sopra i 12 Anni".

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