Ritratti. Maria Montessori

Maria Montessori

CULTURA STORICA

Nella rubrica Ritratti dedicata alle donne protagoniste della cultura, un’altra storia di eccellenza nel faticoso percorso dell’emancipazione femminile. Quella di Maria Montessori, creatrice di un metodo educativo e didattico riconosciuto in tutto il mondo e valido sino ai nostri giorni.

Cecilia Cohen Hemsi Nizza

La formazione

Maria Montessori nasce a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1870, in un ambiente famigliare colto. In contrasto con il padre, che la vorrebbe insegnante, ma sostenuta dalla madre, si iscrive alla facoltà di Medicina. Seguendo le lezioni di igiene sperimentale, matura l’interesse per i bambini dei quartieri poveri di Roma e per le patologie presenti, come la malaria e la tubercolosi, dovute soprattutto al degrado e alla marginalità sociali, che richiederebbero interventi adeguati da parte dello stato.
Nel 1896 si laurea in Neuropsichiatria, dedicandosi alla ricerca di laboratorio. Prosegue negli studi, seguendo corsi di batteriologia e ingegneria sperimentale, nonché di pediatria.
In seguito alla laurea, entra come assistente nella clinica psichiatrica dell’università di Roma, dedicandosi in particolare ai bambini allora definiti «anormali». Un’opportunità che le permette di prendere contatto con gli ambienti scientifici del Regno Unito e della Francia1 e di maturare la convinzione che i bambini cosiddetti minorati possano essere integrati nella società attraverso un opportuno e precoce intervento educativo.
Nello stesso tempo, si impegna nei movimenti per l’emancipazione femminile. Partecipa nel 1986, come rappresentante dell’Italia, al Congresso femminile di Berlino, dove tiene un intervento sul diritto alla parità salariale tra donne e uomini.
Con la presenza al Congresso pedagogico di Torino, nel 1898, e la nomina a direttrice della Scuola magistrale di Roma, i suoi interessi si orientano verso l’educazione. Partecipa a una ricerca sui bambini ritardati con un collega, Giuseppe Montesano, a cui si lega sentimentalmente2.
Nel 1904, conseguita la laurea in Antropologia, si dedica all’organizzazione educativa degli asili nido. Nel 1907 apre a Roma la prima Casa dei bambini, applicando una nuova concezione di giardino d’infanzia, che illustrerà nel volume Il metodo della pedagogia scientifica applicato all'educazione infantile nelle case dei bambini (Ed. S.Lapi, 1909) ; tradotto in molte lingue, avrà un successo internazionale3.
Da quel momento nasce il movimento montessoriano, che darà vita nel 1924 alla Scuola magistrale Montessori, riconosciuta poi come Ente morale.

Il metodo Montessori

Partendo dallo studio dei bambini con problemi allo sviluppo psicomotorio, il metodo elaborato da Montessori è poi stato applicato a tutti i bambini. Il bambino è un essere completo, capace di sviluppare energie creative e in possesso di attitudini innate, che nell’adulto tendono a sfumare e modificarsi. La disciplina può scaturire solo dal riconoscere la «libertà dell’allievo», cioè dalla sua capacità di scegliere le attività sulla base del proprio istinto. Compito dell’insegnante è mantenere questo stato, anche attraverso l’educazione al movimento. Infatti facoltà motorie e psicologiche concorrono insieme alla formazione della personalità.
Il principio basilare sta nella constatazione che la crescita dei bambini si attua in fasi differenziate, che i piani di studio devono tenere presenti, adeguandosi alle reali capacità e possibilità di apprendimento. Oggi questo principio appare quasi ovvio, ma occorre tenere presente che, quando venne formulato, la scuola, essenzialmente selettiva4, rigettava il principio che l’insegnamento dovesse adattarsi alle reali capacità del bambino. Importante anche il contesto ambientale. Nel 1907, Edoardo Teramo, direttore dell’Istituto romano Beni Stabili, dopo aver deciso la costruzione di 58 palazzi nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma, chiamò Maria per aiutarlo a risolvere il problema dei figli dei lavoratori. Nacque così la prima Casa dei bambini, cioè non costruita per loro, ma ordinata in modo tale che la sentano come loro. L’anno successivo l’esperimento si ripetè a Milano, con la costruzione del primo quartiere popolare della Società Umanitaria in via Solari. L’esperimento ebbe successo anche all’estero, con la Svizzera che per prima ne adottò il metodo.

L’influenza del pensiero teosofico

Tra gli influssi che Maria ricevette ci fu il pensiero teosofico, con la sua adesione, nel 1899, alla Società teosofica europea. I principi di base, molto importanti dal punto di vista umano e sociale, e avanguardistici per quei tempi, erano la formazione di una Fratellanza universale, senza distinzione di razza, fede, sesso; la necessità di uno studio comparato delle religioni, filosofie e scienze; la ricerca delle leggi inspiegabili della natura e i poteri latenti dell’uomo. Nel programma delle Case dei bambini e nel metodo, codificato nel 1909, Maria riprese i principi elaborati dalla sua fondatrice, Elena Petrovna von Hahn Blavasky5. Il bambino, nato e cresciuto in un ambiente malsano, circondato da adulti corrucciati, non può che trarre beneficio dal trovarsi in un ambiente pulito, luminoso, allegro, dove può sviluppare le sue potenzialità intellettuali e materiali.

Le ragioni di un riserbo

Soffermiamoci ora su un fatto singolare. Nonostante il Metodo Montessori sia conosciuto e applicato in tutto il mondo, la prima biografia in italiano della sua promotrice risale al 1999, a 47 anni dalla sua morte, ed è opera di una storica olandese, Marjan Schwegman6.
Perché questo riserbo ? Per alcuni aspetti della sua vita, che si pensava fosse meglio tacere, come la nascita di un figlio illegittimo, e il rapporto con il fascismo7? In effetti dal 1924 al 1934, stretta fu la collaborazione con il regime. Proprio a quegli anni risale la nascita dell’Opera Montessori come Ente morale. Quale interesse aveva Mussolini per i metodi montessoriani, che in fondo contrastavano con la sua ideologia totalitaria? Probabilmente pensò che le Case dei bambini potessero essere utili per combattere l’analfabetismo. Inoltre, una volta consolidato il regime dittatoriale, poteva trarre vantaggio dal prestigio internazionale della Montessori. Incurante delle critiche, Maria organizzò a Milano il primo corso di formazione nazionale per insegnanti, cui parteciparono 180 maestri provenienti da diverse regioni. Il corso durò sei mesi e ricevette il patrocinio del governo fascista. Mussolini, designato presidente onorario, donò all’Opera, dal suo fondo personale, una somma di 10.000 lire.
Il sodalizio durò fino al 1931, con l’organizzazione di corsi internazionali a Roma e conferenze all’estero. Rientrava nella politica del consenso avviata dal regime e culminata nel 1929 con i Patti Lateranensi, dopo aver messo a tacere l’opposizione antifascista, peraltro molto scarsa, con uccisioni, incarcerazioni, confino. Ma l’inconciliabilità tra i due opposti doveva emergere presto. Nel 1934 venne ordinata la chiusura di tutte le scuole Montessori in Italia. Stessa decisione venne presa da Hitler per quelle in Germania e Austria. Da quel momento la Montessori venne emarginata, e costretta a emigrare. Viaggiò allora nei paesi interessati al suo metodo. All’entrata dell’Italia in guerra, si trovava in India, dove venne internata come cittadina di un paese nemico. Rilasciata nel 1944, tornò in Europa nel 1946, accolta con tutti gli onori, e in Italia nel 1947, dove ricostruì l’Opera nazionale. Morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda.

Note

1. Qui nasce il suo interesse per la letteratura scientifica e per gli esperimenti di rieducazione dei casi di bambini selvaggi, educati da animali. Partecipando a convegni in varie città europee, ha modo di apprendere i metodi di educazioni dei minorati mentali.
2. Dalla loro relazione nasce, nel 1898, un figlio, Mario, che affida a una famiglia, per riprenderlo con sé quando ha quattordici anni, ma che solo nel suo testamento rivelerà essere suo figlio.
3. Nel 1914, al suo arrivo negli Stati Uniti, il “New York Tribune” la saluta come «the most interesting woman of Europe», sancendo così l’interesse americano per il suo metodo che culminerà nella nascita della Società Montessori Americana nel 1960.
4. Con l’Unità d’Italia si pose il problema dell’analfabetismo della popolazione. L’applicazione delle leggi sull’istruzione era pesantemente condizionata dalle particolari condizioni geografiche e sociali del paese, in particolare nel Mezzogiorno.
5. (Dnipro 1831- Londra 1891) Filosofa, teosofa, occultista, medium, russa naturalizzata statunitense, fu una figura molto controversa. Fu cofondatrice, a New York, nel 1875 della Società teosofica. Durante un soggiorno in India, aveva trascorso un periodo nel Tibet presso i Maestri dell’Antica Sapienza che l’addestrarono per sviluppare i suoi innati poteri psichici. Per lei la teosofia era “la sintesi della scienza, della religione e della filosofia".
6. Marjan Schwegman, Maria Montessori, Bologna, Il Mulino, 1999.
7. Nel 1931 fu richiesto ai docenti universitari il giuramento di fedeltà al fascismo (Regio Decreto 1227 del 28 agosto 1931). Su oltre 1200 docenti solo un piccolo numero (15 o poco più o meno, a seconda delle fonti) rifiutarono e di conseguenza persero la cattedra.

 

Cecilia Cohen Hemsi Nizza, insegnante in pensione a Milano, vive ora in Israele, dove nella Comunità italiana di Gerusalemme è responsabile delle attività culturali. È inoltre membro del COMITES (Comitato degli Italiani Residenti all’Estero). Collabora con Pearson nel settore della letteratura francese e della storia.