Letture. Storia e memoria

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LIBRI IN CLASSE

Cattiva memoria. Perché è difficile fare i conti con la storia di Marcello Flores

a cura di Lino Valentini

Cattiva memoria. Perché è difficile fare i conti con la storia

Autore: Marcello Flores
Editore: Il Mulino, 2020
Pagine: 140

Il libro

Il libro, come immediatamente avverte l’autore nell’introduzione, pone complesse domande più che dare facili risposte alla contraddizione, all’apparenza paradossale, tra la smisurata crescita del ruolo della memoria nella nostra società e il progressivo impoverimento della cultura storica verificatosi negli ultimi trent’anni. La memoria, intesa come narrazione di testimonianze ritenute per se stesse autentiche e attendibili, ha preso sempre più il posto delle ricostruzioni storiche capaci di contestualizzare criticamente gli eventi e di analizzarli, per quanto possibile, oggettivamente e razionalmente. Questa vera e propria dilagante “ossessione della memoria” porta con sé palesi pericoli che l’autore, storico di fama e prestigio, evidenza ponendosi di proposito controcorrente rispetto al pensiero dominante. Infatti, l’ipertrofia delle memorie tende o ad appiattire sul presente gli eventi, fermando l’informazione e la formazione all’emotività, oppure a sacralizzarli enfaticamente, riducendoli a momenti commemorativi carichi di retorica. Non a caso argomenta Flores, citando uno studio sul tema, «negli ultimi vent’anni il razzismo e l’intolleranza sono aumentati a dismisura» proprio nei paesi che hanno sviluppato maggiormente le politiche della memoria.

Il capitolo dedicato alla Shoah è indubbiamente, a questo proposito, significativo, in quanto se da una parte mette in luce il circolo virtuoso creatosi a partire dagli anni novanta tra memorialistica e studi storici, dall’altra mette in guardia contro una crescente «istituzionalizzazione e monumentalizzazione» della memoria. Infatti se la memoria della Shoah diventa un fondamentale modello per ripensare gli studi sui genocidi novecenteschi (da quello armeno a quelli ex jugoslavo e ruandese) al tempo stesso rischia di ridurre la storia a un teatrale scontro tra bene e male.
Meritevole pure di riflessione risulta l'approfondimento sul confronto avvenuto negli ultimi decenni tra il totalitarismo nazista e quello comunista, troppo condizionato - a detta dell’autore - da una memoria «dimentica del ruolo di comprensione della storia» e scaduta in una specie di tribunale morale e politico, spesso smaccatamente di parte, dove la memoria, carica d’ideologia, «prende il sopravvento» sulla realtà degli avvenimenti.
Flores non tralascia di affrontare, nell’ultimo capitolo, il tema del vitale bisogno di costruire una memoria comune a fondamento dell’Unione Europea. L'identità europea, oggi così incerta e fragile, fa fatica ad armonizzare e condividere le tante memorie spesso divergenti che caratterizzano la sua lunga e travagliata storia. E i lodevoli tentativi, come la costruzione a Bruxelles nel 2017 della Casa della storia europea dedicata alla storia dell’Europa dall’antichità ai giorni nostri, con particolare attenzione al Novecento, risultano essere esperienze significative, ma non decisive e complete. Senza un’autentica cultura storica, scevra da emotività e sovranismi, l’Europa poggerà sempre su basi insicure.
Il libro non si limita alla denuncia degli abusi e storture della “cattiva memoria”, ma vuole promuovere con spirito costruttivo la sempre più attuale necessità di raccontare la storia con modalità nuove e originali, attraverso una narrazione capace d’inglobare e rielaborare la memoria, e non di esserne ancella. Per riuscire in questo intento, in primis, vanno evitate le semplificazioni di tipo binario caratteristiche della nostra società della comunicazione, fuorvianti e banalizzanti, e va poi recuperata l’articolazione e problematicità dei fatti che non si lasciano mai ridurre a parziali, soggettivi e preconcetti schemi interpretativi. Da qui sorge l’esigenza, in un mondo sempre più globalizzato, di iniziare a raccontare in maniera nuova e diversa la storia, anche come intreccio di plurali memorie: «problema questo, che non riguarda più solo gli storici professionisti, ma tutti noi, in quanto ne va della nostra identità collettiva».

Proposte e spunti didattici

Tra i molteplici spunti per il lavoro in classe offerti dal libro, si consiglia d'iniziare con una discussione collettiva che prenda spunto da una riflessione della semiologa Valentina Pisanty (I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe, Bompiani, 2020), citata nell’introduzione del testo e ripresa nel X capitolo, riguardante la contraddizione emersa nell’ultimo ventennio tra lo smisurato proliferare nelle scuole di iniziative riguardanti le giornate delle memorie, da quella della Libertà a quelle della Legalità, a quella del Ricordo e, d’opposto, l’esplodere di gravi fenomeni d’intolleranza e razzismo.
Scopo della riflessione è quello di risvegliare negli studenti la capacità di problematizzare le ragioni delle proposte commemorative che invadono le scuole e di non accettarle passivamente come un mero rituale di partecipazione passiva. Il docente può far ragionare la classe sui possibili rischi connessi a una riduzione degli avvenimenti storici a una moraleggiante lotta tra buoni e cattivi, avulsa dai contesti e incapace d’interpretare criticamente i fatti appiattendoli sull’attualità. Un dibattito aperto tra gli studenti che abbia come premessa, per esempio la lettura dei testi di David Bidussa (Dopo ultimo testimone, Einaudi, 2009) o di Cecilia Cohen Hemsi Nizza (presenti sul sito “Agorà”), può essere d’aiuto per un approccio argomentato della questione.
Confondere la memoria, per sua essenza selettiva e imprecisa, con la storia è una grave errore da evidenziare didatticamente; la storia ha una verificabilità documentale che prescinde dai particolari ricordi dei singoli, per loro stessa definizione non condivisibili. Come sottolinea Flores, gli abusi di memoria non hanno affatto accresciuto nelle persone né le conoscenze storiche né la consapevolezza civica di quanto è accaduto. Tutto questo non può passare inosservato ed obbliga il mondo della formazione a un serio ripensamento anche sul modo di programmare e divulgare gli eventi storici.
Strettamente collegato a questa tematica è l’utilizzo ideologico o addirittura propagandistico della memoria a fini politici e di potere. A questo proposito, può essere un valido approccio didattico progettare, mediante gruppi di lavoro, una serie di ricerche sul web con lo scopo di raccogliere, selezionare e vagliare articoli, interviste, dichiarazioni riguardanti il tema delle Foibe che ha diviso e continua a dividere il mondo politico e l’opinione pubblica. Cercare di far comprendere agli studenti la differenza tra un approccio strumentale, se non proprio manipolatorio, dei fatti e una faticosa e documentata ricostruzione degli stessi, diventa un passaggio essenziale della loro crescita culturale. Lo scontro tra le memorie, che molto si presta alla spettacolarizzazione televisiva, va superato per cercare di raggiungere una prospettiva condivisa al fine di ripristinare il senso storico capace di dare valore e profondità al presente.

Come contribuire a costruire una cultura storica tra le nuove generazioni?
Come evitare le semplificazioni e le strumentalizzazioni?
Come conciliare l’esistenza di memorie diverse?

Sono quesiti che possono essere portati all’attenzione degli studenti. Coinvolgerli in tali questioni mediante momenti di confronto, che possono sfociare anche in produzioni scritte, ad esempio utilizzando il genere espressivo dialogico, può diventare una strada per favorire e rilanciare lo studio consapevole e la passione per la storia nelle scuole superiori, ormai da anni in indubbio calo ed allarmante disaffezione.

 

Lino Valentini è docente di Storia e Filosofia al Liceo classico “B. Zucchi” di Monza e formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica.

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